L'inchiesta sul cambiamento climatico

Emergenza caldo Dal 1961 temperature più alte di 4 gradi

Da un po’ di tempo, purtroppo, parlando di clima, ci siamo dovuti abituare a termini che un tempo non ci riguardavano: oggi sentiamo continuamente parlare di “giorni torridi” e “notti tropicali”.

Emergenza  caldo Dal 1961 temperature più alte di 4 gradi

Negli ultimi sessant’anni le temperature sono cresciute mediamente di 4 gradi. Che può andar bene se la tua massima arrivava allora a 20-25 gradi; ma se la temperatura era già di 30-35 gradi, si rischia davvero di schiattare dal caldo. Ce ne stiamo accorgendo sulla nostra pelle visto che da giugno siamo stati investiti da un’ondata di calore mai registrata nella storia. Ma oltre a essercene accorti, lo attesta anche uno studio condotto dall’organizzazione meteorologica World Weather Attribution, che individua il responsabile principale di questo rapidissimo cambiamento nel riscaldamento globale causato dalle attività umane. E l’analisi mostra che questa ondata di calore è la più intensa mai registrata, nonostante i fenomeni atmosferici alla base siano essenzialmente uguali a quelli di altri casi simili avvenuti in passato.

Alla faccia di chi dice che il cambiamento climatico non esiste… Insomma il riscaldamento globale è un dato misurabile e da anni l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e il Copernicus Climate Change Service, il programma per l’osservazione della Terra dell’Unione Europea, pubblicano studi che confermano un deciso aumento delle temperature rispetto al passato. E grazie ai dati diffusi da Copernicus, elaborati da Il Post, dalla tabella in pagina si vede come nei nostri territori, dal 1961 a oggi, ci siano stati incrementi significativi delle temperature, pari mediamente a circa 4 gradi: per quel che riguarda i nostri capoluoghi, si va dai 3,4 gradi in più di Savona e Imperia ai 4,6 gradi di Alessandria.

Giorni torridi e notti tropicali

Da un po’ di tempo, purtroppo, parlando di clima, ci siamo dovuti abituare a termini che un tempo non ci riguardavano: oggi sentiamo continuamente parlare di “giorni torridi” e “notti tropicali”.
L’indicatore dei “giorni torridi” è quello che descrive la tendenza dei fenomeni di caldo intenso: più precisamente esprime il numero di giorni con temperatura massima dell’aria maggiore di 35 °C. Si tratta di una situazione in continua crescita come ci dicono i dati, riferiti al 2024, forniti dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale: tra il 2014 e il 2024, i giorni torridi sono stati sempre superiori a quelli registrati nel trentennio 1991-2020, ad eccezione del 2016 e del 2018. Nel 2024, anno particolarmente caldo e l’ultimo di cui si hanno i dati, è stato osservato un incremento di 11,4 giorni torridi rispetto al valore medio calcolato nel trentennio 1991-2020.

Quando, invece, si parla di “notti tropicali”, l’indicatore descrive la tendenza dei fenomeni di caldo intenso in Italia e nello specifico esprime il numero di giorni con temperatura minima dell’aria maggiore di 20°C. Negli ultimi 10 anni le notti tropicali sono state sempre superiori al trentennio 1991-2020, ad eccezione del 2016: addirittura nel 2024 è stato osservato un incremento di 25,2 notti tropicali rispetto al valore medio calcolato nel trentennio di riferimento.

Ondate di calore e mortalità

Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato che le elevate temperature e le ondate di calore hanno effetti a breve termine sulla mortalità, in particolare su alcune fasce della popolazione come anziani e persone affette da patologie croniche soprattutto a carico del sistema cardiovascolare e respiratorio. E in Italia abbiamo uno specifico indicatore che misura l’impatto delle ondate di calore sulla salute della popolazione anziana, di età maggiore o uguale a 65 anni, nelle 27 città italiane incluse nel “Piano nazionale di prevenzione e allerta degli effetti sulla salute delle ondate di calore” e dotate di un Sistema di previsione e allarme. Secondo i dati dell’Ispi, l’estate 2024, l’ultima di cui si hanno i dati, è stata caratterizzata da temperature superiori alla media stagionale di riferimento e complessivamente per l’intero periodo estivo (20 maggio–20 settembre). Nonostante le elevate temperature, però, l’impatto sulla mortalità è stato contenuto con un lieve eccesso significativo del +2%. La valutazione mensile dell’impatto sulla salute ha evidenziato incrementi della mortalità associati durante le ondate di calore di luglio e agosto in diverse città. Anche nei primi 20 giorni di settembre la mortalità è stata superiore all’atteso.

Ghiacciai che spariscono

I ghiacciai alpini pagano pesantemente i cambiamenti climatici come questi. Per valutarne lo “stato di salute”, per un campione ridotto di ghiacciai alpini l’Ispi ha elaborato un indicatore, definito come “bilancio di massa dei ghiacciai”, che rappresenta la somma algebrica tra la massa di ghiaccio accumulato, derivante dalle precipitazioni nevose, e la massa persa per fusione nel periodo di scioglimento. Dall’analisi dei dati dal 1995 al 2025 emerge un quadro negativo in quanto tutti i ghiacciai italiani analizzati presentano una perdita di massa che vanno da un minimo di quasi 27 metri di acqua equivalente per il ghiacciaio del Basòdino in Canton Ticino sul confine con la provincia di Verbano Cusio Ossola a un massimo di oltre 53 metri per il ghiacciaio di Caresèr, nel gruppo Ortles-Cevedale, per una perdita di massa media annua pari a oltre un metro di acqua equivalente.

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