Un insegnante entra in classe e davanti a sé vede una dozzina di alunni, metà dei quali di origine straniera, e altrettanti banchi e sedie vuote. E’ lo scenario che ci aspetta. Se l’inverno demografico in cui siamo caduti non subirà cambiamenti, tra una quindicina d’anni rischiamo di trovarci con classi semideserte. Gli effetti della denatalità negli ultimi anni si sono già fatti sentire negli asili, nelle scuole d’infanzia e poi alle elementari. Ma ormai l’emorragia di iscritti ha cominciato a lasciare il segno anche alle medie e presto toccherà alle superiori.
L’impatto del declino della popolazione sul sistema d’istruzione italiano è un fenomeno che da tempo preoccupa ed è oggetto di studio. Nei giorni scorsi è uscita una nuova previsione di quello che sarà il mondo della scuola proposta dalla Fondazione Agnelli che da anni denuncia questa situazione.
I numeri nazionali
La Fondazione Agnelli calcola che, in neppure 15 anni, ci saranno quasi due milioni di studenti in meno nella fascia di età 0-18 anni: questo permetterà di formare solo tre classi su quattro e probabilmente ci saranno scuole costrette a chiudere per mancanza di alunni. La progressione della riduzione nazionale sarà in questi termini: rispetto al 2025 ci sarà un calo del 9% al 2030 (da 9.357.000 a 8.485.000, dunque, -872.000), del 17% al 2035 (da 9.357.000 a 7.781.000, dunque, -1.576.000) e del 21% al 2040 (da 9.357.000 a 7.382.000, dunque -1.975.000).
Una situazione che avrà riflessi diretti su classi e insegnanti. Mantenendo fissi gli attuali rapporti studenti/classe e docenti/classe, nel 2040, dalla materna alle superiori, resteranno solo 315mila classi delle 410mila attuali: praticamente un quarto in meno di oggi. A pagarne pesantemente le conseguenze sarà anche il personale scolastico che perderà circa 166mila docenti.
La scuola del futuro? «Investire nei talenti e in un patto sociale»
Ecco, nel dettaglio, cosa succederà: nell’infanzia classi e docenti si ridurrebbero di circa l’11% al 2030, il 13% al 2035 e il 12% al 2040; nella primaria il calo passerebbe dal 12% al 2030 a circa il 21% al 2035 e al 22% al 2040; nelle medie la riduzione sarebbe del 10%, poi del 21% e infine del 28%. Alle superiori il profilo è più ritardato: circa il 7% al 2030, il 17% al 2035 e il 27% al 2040. In termini assoluti, sul totale dei cicli 3-18 anni, la riduzione potenziale delle classi sarebbe di circa il 10% nel 2030 (da 409.522 a 369.226 classi, dunque -40.296), il 18% nel 2035 (da 409.522 a 334.494, dunque -75.028) e il 23% nel 2040 (da 409.522 a 314.823, dunque -94.699); per i docenti la riduzione sarebbe di circa 70 mila unità al 2030 (da 721.328 a 650.939, dunque -70.389; -9,8%), 131 mila al 2035 (590.266, dunque -131.062; -18,2%) e 166 mila al 2040 (554.915, dunque -166.413; -23,1%).
Le previsioni per il Nordovest
Le differenze per aree geografiche sono piuttosto significative e crescono nel tempo. Secondo l’esercizio previsivo della Fondazione Agnelli, se nel 2030 le differenze sono ancora relativamente contenute (Nordovest e Nordest si collocano intorno all’8% di riduzione, mentre Centro e Mezzogiorno sono intorno al 10-11%), nel 2040 il quadro si polarizzerà in modo più significativo, con una riduzione di circa il 15% nel Nordovest, il 16% nel Nordest, il 23% nel Centro e il 27% nel Mezzogiorno.
A livello regionale il quadro è ancora più differenziato: si va da regioni come la Liguria che, essendo da tempo la regione “più vecchia” d’Italia e, quindi, quella in cui il declino è iniziato prima, risulta avere la riduzione più contenuta del totale 0-18 anni, intorno al 10%, fino a Sardegna e Basilicata che registreranno un calo superiore al 30%.
Entrando nel dettaglio delle nostre regioni, come si diceva la Liguria ha i numeri meno negativi secondo le previsioni della Fondazione Agnelli: nel 2040, quando avrà il 10% in meno di popolazione, dovrà registrare una diminuzione del 12,3% sia di classi (che passeranno da 9.159 a 8.037 per un calo di 1.123 classi) sia di insegnanti (da 16.138 a 14.157, pari a -1.981). La regione del Nordovest su cui l’inverno demografico avrà un impatto maggiore sarà la Valle d’Aosta: a fronte di un calo della popolazione del 21,6%, le classi si ridurranno del 24,9% (da 837 a 629, -208) e gli insegnati del 24,8% (da 1.475 a 1.108, -366). A metà si collocano Lombardia e Piemonte con un andamento molto simile. All’ombra del Pirellone, nel 2040, quando si avrà un calo del 15,6% della popolazione, classi e insegnanti subiranno una riduzione del 18,5%, passando, le prime, da 71.390 a 58.153, -13.237, mentre i secondi da 125.711 a 102.479, -23.232. All’ombra della Mole, invece, a fronte di una contrazione della popolazione del 15,4%, si registrerà un -18,6% di classi (da 27.883 a 22.707, -5.175) e un -18,5% di insegnanti (da 49.116 a 40.018, -9.098).
I bambini stranieri
Gli studenti stranieri nelle scuole del Nordovest sono 344mila, ma 2 su 3 sono nati qui
Chi salverà la nostra scuola? I figli dei migranti? La domanda è sicuramente lecita, proprio partendo dai numeri. Negli ultimi dieci anni l’aumento di iscritti non italiani (+16%) ha un po’ mitigato ma non compensato il -12,5% di studenti italiani. Non solo. Secondo il report di Fondazione Agnelli, una parte importante delle differenze territoriali è collegata proprio alle migrazioni: le regioni che hanno una migliore capacità attrattiva hanno anche una migliore tenuta. Questo vale, ad esempio, per la Lombardia che ha un saldo internazionale cumulato vicino all’8% della popolazione 2025 e un saldo interno positivo, ma buoni numeri si registrano anche in Liguria e in Piemonte, con saldi migratori complessivi molto positivi.
Sul tema della presenza dei bambini stranieri in classe è forte la discussione dopo che lo scorso 24 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto scuola che, tra le altre cose, prevede delle misure per l’integrazione degli studenti stranieri, come un massimo del 30% di presenze di alunni stranieri in ogni classe, e il divieto di burqa e niqab in classe. Una norma che, a detta degli esperti, sarà difficile applicare.
Ma al di là di questo, quanti sono gli alunni stranieri nelle nostre classi? Il conto l’hanno fatto gli esperti di Tuttoscuola.com. Come si evince dalla tabella in pagina, il tema riguarda soprattutto le regioni settentrionali e ancora di più del Nordovest. A livello nazionale il tetto del 30% è superato in una classe su 11, ma in Emilia Romagna e in Lombardia è superato praticamente in una classe su 5. E a seguire ci sono Liguria (18,6% delle classi con oltre il 30% di stranieri) e Piemonte (13,3%). Il fatto è, stando ai dati Istat, che anche le famiglie straniere hanno cominciato a fare meno figli.