Tanto, tantissimo sole e caldo a fronte di pochissima acqua. Che quando è arrivata, in diversi casi, in poche ore ha provocato anche disastrose grandinate. Un’estate così ce la ricorderemo per molto tempo; sempre sperando che, cambiamenti climatici permettendo, non ne arrivino di peggiori e ancor più memorabili, purtroppo in senso negativo.
La siccità prima e vari nubifragi con pesanti fenomeni grandinigeni poi hanno messo in ginocchio molte aree di Piemonte e Lombardia. Una situazione che ha colpito anche il resto d’Europa, al punto che a fine agosto il Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione Ue ha lanciato un vero e proprio allarme per la minaccia all’agricoltura europea a causa della mancanza d’acqua. Nell’ultimo bollettino del Centro le previsioni di resa delle colture estive europee sono state riviste sotto la media degli ultimi cinque anni, con ribassi fino a un meno 14% globale. E tra le aree più colpite viene indicata proprio l’Italia settentrionale, mentre tra le colture che hanno sofferto di più si segnalano i cereali in generale e in particolare mais, soia e riso, ma anche i frutteti e i vigneti: al punto che nei nostri territori la vendemmia è cominciata già ad agosto.
«Le alte temperature, unite a precipitazioni insufficienti, hanno gravemente compromesso le colture estive, in particolare durante la fioritura e la formazione del raccolto – si legge nel Bollettino – Gli impatti includono una riduzione della fertilità e dell’accumulo di biomassa, uno scarso riempimento delle cariossidi e una senescenza precoce. La limitata disponibilità di acqua per l’irrigazione e le restrizioni al suo utilizzo hanno ulteriormente aggravato lo stress delle colture in diverse regioni (tra cui l’Italia settentrionale, ndr). Le rese saranno significativamente ridotte e in queste regioni è probabile la perdita totale del raccolto».
In campagna i bilanci definitivi si tireranno più avanti, ma da più parti già si contano (o si presumono) i danni di una pessima stagione. La Coldiretti, a fine agosto, quantificava perdite tra il 30% e il 50% e in alcuni casi anche superiori: per quel che riguarda il Nordovest, compromessi i vigneti e le coltivazioni di olive nel Levante ligure, l’attività foraggera e molte risaie della Lombardia, così come le colture di riso e mais del Piemonte dove le piogge sono arrivate troppo tardi per recuperare gli effetti della siccità e interi raccolti sono andati persi. Si pensi che, in Lombardia, al 23 agosto, ma già dopo le prime piogge, lo stato delle riserve idriche risultava avere un deficit complessivo sul territorio regionale del 34%; la settimana prima, il deficit superava il 50%, con punte del 60-70% in alcuni sottobacini. Poi è piovuto, ma molte coltivazioni erano ormai rovinate e irrecuperabili in questa stagione.
Mais e riso i più penalizzati, ma soffrono anche le nocciole
Secondo un’analisi Coldiretti su dati Ispra, negli ultimi quattro anni gli effetti dei cambiamenti climatici hanno causato danni all’agricoltura italiana per oltre 20 miliardi di euro, tra siccità e alluvioni, andando ad aggravare una situazione che vede già oltre un quarto del territorio italiano (28%) a rischio degrado e desertificazione anche a causa del calo della disponibilità di acqua.
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