Inchiesta sul clima

Mais e riso i più penalizzati, ma soffrono anche le nocciole

Le grida d'allarme dei sindacati degli agricoltori.

Mais e riso i più penalizzati, ma soffrono anche le nocciole

La poca pioggia venuta a fine agosto è servita praticamente a poco o nulla (se non ha fatto addirittura danni: ne sanno qualcosa a Cremona e dintorni e in diverse zone del Novarese e del Vercellese). I guai ormai erano stati fatti e dalle varie organizzazioni sindacali del mondo agricoli si sono levate non poche lamentele e gridi d’aiuto.

«Nel giro di pochi chilometri si passa da campagne colpite da precipitazioni violente a terreni che continuano ad avere sete, mentre piogge concentrate e improvvise non riescono a compensare mesi di deficit idrico e possono anzi trasformarsi in un ulteriore fattore di rischio», segnalano da Coldiretti. Da qui la loro proposta: «Di fronte a un’Italia divisa tra troppa acqua tutta insieme e troppo poca per lunghi periodi, diventa sempre più urgente accelerare sulla gestione della risorsa idrica, aumentando la capacità di raccolta con un piano invasi con sistema di pompaggio che permetta una conservazione dell’acqua nei periodi di maggiore disponibilità per poterla utilizzare quando serve nei campi».

Cresce l’allarme nelle stalle italiane con caldo e siccità che stanno bruciando pascoli e mais, mettendo a rischio l’approvvigionamento di fieno e cereali per gli animali, mentre crescono i costi per gli allevatori. A lanciare l’allarme è la Coldiretti con le temperature elevate e le precipitazioni inferiori alla norma che fanno sentire i loro effetti anche per il settore zootecnico.

Tra i più colpiti i produttori di cereali, in particolare di riso e mais: lo stress idrico che ha interessato in particolare le fasi di fioritura e riempimento della granella, compromettendo il potenziale produttivo. Nelle aree maggiormente colpite di Piemonte e Lombardia i danni sono stimati già oltre il 30%, con punte fino al 70%, mentre in alcune zone il raccolto rischia addirittura di essere azzerato. poi ci sono anche produzioni particolari, come quella delle nocciole che in Piemonte ha un ruolo importante: la raccolta è partita in anticipo poiché il caldo record ha accelerato la maturazione ma ha anche costretto a rivedere al ribasso le stime iniziali. Secondo Coldiretti, a sparire potrebbero essere anche i pregiati formaggi d’alpeggio, come la Toma, con le alte temperature che hanno bruciato i pascoli e stressato gli animali, con il crollo della produzione di latte.

La quantificazione dei danni arriverà dopo, ma, secondo le stime di Cia-Agricoltori Italiani, l’ondata di caldo del 2026 rischia di costare al settore primario oltre i 2 miliardi di euro, tra perdite nei campi e ore di lavoro evaporate.

«È un impatto pesantissimo che si abbatte sull’agricoltura nazionale mentre alte temperature, scarsità idrica e stress termico mettono sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con il rischio concreto di rincari selettivi per i consumatori, soprattutto su frutta, verdura e produzioni più sensibili», commentano.

Al punto che Confagricoltura Piemonte ha chiesto di attivare gli strumenti previsti per la calamità naturale e, contemporaneamente, ha sollecitato una risposta strutturale sul fronte delle infrastrutture e della gestione dell’acqua.

«Le piogge della seconda parte di agosto non hanno risolto la crisi idrica del Piemonte e la situazione continua a pesare sulle imprese agricole – ha detto – il direttore di Confagricoltura Piemonte Paolo Bertolotto – Agricat (il Fondo Mutualistico Nazionale italiano creato per coprire i danni catastrofali causati da eventi climatici estremi alle produzioni agricole, ndr) rappresenta uno strumento importante, ma non è sufficiente a dare risposta a tutte le aziende e a tutte le conseguenze di una crisi di questa portata. Occorre un intervento straordinario e una forte iniziativa nei confronti del Governo».