Dalla crescita industriale dell’Ottocento alla trasformazione dell’economia contemporanea, Piemonte, Lombardia e Liguria hanno contribuito allo sviluppo del Nord Italia seguendo percorsi differenti. Il rapporto Istat «Storie di dati: le trasformazioni delle regioni italiane», pubblicato il 13 ottobre, ricostruisce oltre 160 anni di cambiamenti e restituisce il quadro di tre territori accomunati da una lunga tradizione produttiva, ma diversi per dinamica demografica, struttura economica e capacità di attrarre lavoratori e investimenti.
Il confronto parte dalla popolazione. Nel 1861 il Piemonte contava quasi tre milioni di abitanti, la Lombardia 3,2 milioni e la Liguria 829 mila. La crescita legata all’industrializzazione ha portato tutte e tre le regioni a espandersi, ma con esiti differenti. Il Piemonte ha raggiunto il massimo di quasi 4,5 milioni di residenti nel 1981, per poi scendere a circa 4,3 milioni nel 2024. La Lombardia ha superato i dieci milioni, confermandosi polo di attrazione nazionale e internazionale. La Liguria, dopo il picco di oltre 1,85 milioni nel 1971, è invece scesa a circa 1,5 milioni. Il calo delle nascite e l’invecchiamento accomunano i tre territori, ma con intensità diverse: nel 2024 l’indice di vecchiaia era pari a 240 in Piemonte e a 283 in Liguria, contro una media italiana di 208. La Lombardia mantiene una maggiore capacità attrattiva, pur dovendo affrontare anch’essa le conseguenze dell’invecchiamento.
Anche sul piano produttivo le differenze sono significative. Il Piemonte conserva una forte vocazione manifatturiera: nel 2024 l’industria occupava il 27,6% dei lavoratori, contro il 24,4% della media nazionale. Tuttavia, il Pil reale regionale non aveva ancora recuperato i livelli del 2007. La Lombardia affianca alla manifattura una rete sviluppata di servizi avanzati, dalla finanza alle tecnologie digitali, e registra un Pil pro capite superiore di circa il 35% alla media italiana. La Liguria presenta invece un’economia prevalentemente terziaria: oltre il 77% degli occupati lavora nei servizi, mentre l’industria rappresenta circa il 20%, in un sistema segnato dal peso delle attività portuali, commerciali e turistiche.
Il mercato del lavoro offre un ulteriore elemento di confronto. Nel 2025 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 68,9% in Piemonte, il 69,6% in Lombardia e il 68,8% in Liguria. Valori vicini, che nascondono però strutture economiche differenti: più manifatturiera quella piemontese, più diversificata e orientata ai servizi ad alto valore aggiunto quella lombarda, maggiormente terziarizzata quella ligure. In tutte e tre le regioni, inoltre, la crescita dell’occupazione femminile ha contribuito a ridurre i divari di genere.
Le stesse differenze si ritrovano nei capoluoghi. Torino, Milano e Genova hanno tutte ridimensionato il peso dell’industria tradizionale, ma con esiti diversi: Torino mantiene un legame forte con la manifattura e l’innovazione industriale; Milano ha consolidato il proprio ruolo di centro finanziario e professionale internazionale; Genova si è trasformata in una città prevalentemente terziaria, dopo la ristrutturazione dei grandi poli industriali e portuali.
La metamorfosi della Lombardia: un secolo e mezzo di corsa verso il futuro
Il confronto restituisce così tre modelli distinti: il Piemonte deve rilanciare la crescita valorizzando la propria base manifatturiera; la Lombardia punta a consolidare un sistema capace di integrare industria e servizi avanzati; la Liguria deve sostenere un’economia terziaria in una regione segnata dal declino demografico. Per tutte, la sfida è trasformare le competenze e il patrimonio produttivo in nuove opportunità di sviluppo, senza lasciare che l’invecchiamento della popolazione e la carenza di ricambio generazionale frenino il futuro del Nord.
Un secolo di Liguria tra forza terziaria e la sfida legata alla popolazione sempre più anziana