Inchiesta sui giovani Neet

Troppi giovani Neet: 1 su 8 rinuncia a studio e lavoro

Non è dei migliori il quadro del fenomeno tracciato dalla seconda edizione del Rapporto Dedalo della Fondazione Gi Group, “Neet, giovani non invisibili: tra cura e rinuncia, una lettura di genere del fenomeno”, presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati, nell’ambito del progetto lanciato un anno fa in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, in collaborazione con ZeroNeet (programma promosso da Fondazione Cariplo) e Fondazione Compagnia di San Paolo.

Troppi giovani Neet: 1 su 8 rinuncia a studio e lavoro

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.

Più di un giovane su otto tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non segue corsi di formazione. Si tratta di ben 1,18 milioni di giovani che vengono definiti come Neet (not in education, employment or training), pari al 13,3% della popolazione di riferimento. Se poi estendiamo questa fascia fino a 34 anni, il numero sale addirittura a 1,87 milioni, praticamente uno ogni 6,5. Sì, dobbiamo riconoscere che siamo in fase di miglioramento (nel 2018 i giovani Neet 15-29 erano circa 2,1 milioni, pari al 23,2% della popolazione di riferimento, quindi in sette anni il numero di Neet si è ridotto di circa 894 mila unità, mentre il tasso è diminuito di 9,9 punti percentuali); ma non c’è da festeggiare. Tant’è che in Europa siamo ben distanti dalla media Ue dell’11% e peggio di noi stanno solo in Turchia e in Romania. Va un po’ meglio in Lombardia e in Piemonte, ma anche dalle nostre parti c’è poco da stare allegri.

Non è dei migliori il quadro del fenomeno tracciato dalla seconda edizione del Rapporto Dedalo della Fondazione Gi Group, “Neet, giovani non invisibili: tra cura e rinuncia, una lettura di genere del fenomeno”, presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati, nell’ambito del progetto lanciato un anno fa in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, in collaborazione con ZeroNeet (programma promosso da Fondazione Cariplo) e Fondazione Compagnia di San Paolo.

Le caratteristiche dei Neet

Oltre a essere giovani, i Neet nella fascia 15-34 anni sono soprattutto donne: nel 2025 toccano il 59% del totale, con un tasso del 19,1% contro il 12,3% maschile (+6,8 punti percentuali), «un dato che conferma come il fenomeno continui a presentare una connotazione di genere profonda e persistente» evidenziando la criticità della condizione femminile.

Per troppe giovani donne la distanza dal lavoro non è il risultato di una scelta libera, ma l’esito di barriere strutturali che continuano ad agire anche quando le opportunità occupazionali esistono. E il bivio drammatico è quello tra “cura e rinuncia”. «Il lavoro di cura non retribuito, l’assistenza a figli, anziani o familiari non autosufficienti – si legge nel rapporto – continua a gravare in modo sproporzionato sulle spalle delle giovani donne, trasformandosi in una barriera d’ingresso o alla permanenza invalicabile». Evidentemente è solo sollevando le donne dal monopolio del welfare familiare che si può restituire loro il diritto all’attivazione.

Altro fattore determinante nella qualifica di un Neet è sicuramente l’età: più sale, più il fenomeno si fa evidente. Se tra i 15-19enni il tasso è il più basso e nel 2025 si attesta al 4,5%, nella classe 20-24 anni sale al 15,2%, tra i 25-29enni arriva al 20% e mostra la sua criticità maggiore nella classe 30-34 anni dove tocca un tasso totale pari al 21,9%.

Così come ha una forte incidenza il cosiddetto “gradiente educativo”, cioè il titolo di studio, in particolare per la popolazione dei giovani di età compresa fra i 25 e i 34 anni: l’incidenza, infatti, è pari al 41,4% tra chi ha al più un titolo secondario inferiore, scende al 19,5% tra i diplomati e si riduce ulteriormente al 10,7% tra i laureati. Praticamente il rischio tra i giovani con basso livello di istruzione è quasi quattro volte quello osservato tra i laureati. Così come non risulta indifferente il gradiente educativo materno, cioè il titolo di studio conseguito dalla madre: nel 2025 il tasso di Neet tra i 15-29 anni si attesta al 17,7% per i figli di madri con licenza media, ma scende al 5,1% tra i giovani le cui madri sono laureate, a fronte di un valore del 35,8% per chi ha una madre con la sola licenza elementare.

Infine, gioca un ruolo non da poco la cittadinanza: nel 2025 i maschi stranieri registrano un tasso dei Neet del 14,7%, contro l’11,5% degli italiani. Valori che si alzano paurosamente al femminile: si pensi che addirittura una giovane straniera su tre si trova fuori dal lavoro, dall’istruzione e dalla formazione, con un tasso pari al 34,8% contro il 13% delle italiane (+21,8 punti percentuali).

Le differenze territoriali

La maggior parte dei giovani Neet abitano nel Mezzogiorno dove si registrano tassi di presenza molto alti: in Sicilia, Campania e Calabria più di un giovane su 5 appartiene a questa categoria e in altre sei, come si può vedere dalla tabella, si registrano tassi superiori alla media nazionale del 13,3%. Tra queste anche una delle regioni del Nordovest, la Liguria, a cui si addebita un tasso della presenza di Neet che tocca il 14%. Nettamente meglio le altre tre nostre regioni, con il Piemonte che si ferma al 9,3%, la Lombardia all’8,5% e la Valle d’Aosta all’8,1%. Meglio di lei solo il Trentino Alto Adige che si ferma al 6,1%.

Da segnalare anche le significative differenze tra maschi e femmine nei nostri territori. A parte la Valle d’Aosta dove la discrepanza è minima (8,2% tra gli uomini e 8% tra le donne), negli altri nostri territori è più significativa: in Liguria abbiamo un tasso del 14,9% tra le femmine e del 13,2% tra i maschi, in Piemonte siamo rispettivamente all’11% e al 7,8%, e il divario tocca il massimo in Lombardia dove le femmine Neet sono il 10,6% e i maschi il 6,5%. Tra le altre regioni, il distacco maggiore si riscontra in Calabria dove le donne Neet arrivano al 24,6% contro il 17,4% degli uomini.
Un distacco che risulta, invece, al contrario in un paio di regioni: in Sardegna, ad esempio, il tasso maschile, pari al 16,9%, supera quello femminile (14,4%), così come in Basilicata dove i maschi Neet sono il 15,7% mentre le ragazze si fermano al 14,1%.

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