L’Italia continua a occupare una posizione sfavorevole nella graduatoria continentale dei Neet, segno delle difficoltà che una parte consistente delle nuove generazioni incontra nel passaggio dalla scuola al lavoro. Openpolis, però, ha fatto un’ulteriore analisi che mette in evidenza anche un forte squilibrio territoriale. Nel Nord Italia la quota dei Neet si ferma all’8,7%; nel Centro il dato sale a circa 11,3%, mentre nel Mezzogiorno raggiunge il 20,2%: in pratica, un giovane su cinque nel Sud non studia e non lavora.
Piemonte, Lombardia e Liguria si confermano tra le aree relativamente più solide del Paese. Pur non essendo immuni dal fenomeno, beneficiano di un tessuto produttivo più articolato, di un’elevata concentrazione di imprese, università, istituti tecnici superiori e servizi per l’impiego che favoriscono l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
Openpolis evidenzia, tuttavia, come i dati regionali rischino di nascondere profonde differenze interne. L’analisi, infatti, scende fino al livello dei quartieri delle città metropolitane e mostra una forte correlazione tra dispersione scolastica e presenza di Neet. Dove aumenta la quota di ragazzi che abbandonano precocemente gli studi cresce anche il numero di giovani che rimangono esclusi sia dall’istruzione sia dal lavoro. Tra le città analizzate figurano anche Milano, Torino e Genova, i tre principali poli urbani del Nord: pur presentando valori medi inferiori rispetto a molte realtà del Centro-Sud, al loro interno emergono quartieri caratterizzati da livelli sensibilmente più elevati di vulnerabilità sociale, bassi livelli di istruzione e minori opportunità occupazionali.
In Lombardia, regione che rappresenta il principale motore economico nazionale, il fenomeno assume caratteristiche particolari. La forte domanda di lavoro e la presenza del più ampio sistema universitario italiano non impediscono infatti la formazione di aree urbane dove l’abbandono scolastico continua a incidere pesantemente sulle prospettive occupazionali dei giovani. Milano concentra grandi opportunità, ma anche marcate disuguaglianze territoriali.
In Piemonte, e in particolare nell’area metropolitana di Torino, convivono eccellenze industriali, universitarie e della ricerca con quartieri che presentano maggiori criticità educative. L’uscita precoce dai percorsi scolastici continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per l’ingresso nella condizione di Neet.
Anche in Liguria, dove il progressivo invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali sfide demografiche, la situazione richiede attenzione. A Genova permangono zone urbane in cui disagio economico, bassa scolarizzazione e difficoltà di accesso al mercato del lavoro tendono ad alimentarsi reciprocamente. Secondo le elaborazioni richiamate da Openpolis, il contrasto al fenomeno non può limitarsi alle sole politiche attive del lavoro. Risulta fondamentale intervenire prima, riducendo la dispersione scolastica, rafforzando l’orientamento, sostenendo la formazione professionale e migliorando la collaborazione tra scuole, imprese e servizi territoriali.
I numeri mostrano comunque un segnale positivo: rispetto agli anni della crisi economica e della pandemia, il tasso dei Neet è in progressiva diminuzione.