Cosa c’è di più disgustoso, di più ripugnante del maltrattamento di un bambino? Non è una domanda retorica; è una domanda che deve provocare una reazione. Perché, purtroppo, è una situazione che si ripete troppo spesso ancora oggi. Anche nelle nostre regioni.
A raccontarcelo è la nuova edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione CESVI, un focus sulla povertà relazionale che mette in evidenza quante siano le circostanze in cui bambine e bambini si trovino esposti a maltrattamento, isolamento e disagio.
Numeri preoccupanti
Ogni anno, nel mondo, circa 1 miliardo di bambini tra i 2 e i 17 anni subisce almeno una forma di violenza, con conseguenze che possono protrarsi nell’età adulta, aumentando il rischio di disturbi mentali, malattie croniche e difficoltà relazionali. La famiglia rappresenta uno dei principali contesti di rischio: circa 300 milioni di bambini piccoli sono esposti a punizioni corporali o aggressioni psicologiche da parte di chi se ne prende cura.
Anche in Europa il problema è molto diffuso, con circa 55 milioni di vittime.
In Italia, nel 2024, i reati contro i minorenni hanno raggiunto 7.204 casi, in aumento del 35% nell’ultimo decennio. I maltrattamenti in famiglia, gli abusi sessuali e la pedopornografia online risultano tra i reati più frequenti, con una prevalenza di vittime femminili. Secondo la III Indagine nazionale sul maltrattamento (Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza; CISMAI; Fondazione Terre des Hommes Italia – 2025), nel 2023 i servizi sociali seguivano oltre 113 mila minorenni vittime di maltrattamento, con un aumento del 58% rispetto al 2018. Le forme più diffuse sono la patologia delle cure, la violenza assistita e il maltrattamento psicologico.
E questi sono i numeri appurati, perché la violenza sui minorenni è ancora fortemente sottostimata.
«Molti casi rimangono invisibili a causa della paura, della vergogna, della dipendenza dai caregiver e della normalizzazione culturale di alcune pratiche violente – si legge nel report – Le ricerche indicano, infatti, che le percentuali reali di maltrattamento sono molto più elevate rispetto a quelle registrate ufficialmente e che fino al 90% dei casi di violenza sessuale non viene denunciato».
L’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia
Il lavoro della Fondazione CESVI è stato quello di andare a verificare qual è l’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia: si tratta di uno strumento costruito attraverso l’analisi di 65 indicatori statistici, punti di forza e criticità dei territori rispetto alla protezione e al benessere dei minorenni. L’Indice non misura il numero dei casi di maltrattamento, ma la capacità delle regioni di prevenirlo e contrastarlo tramite politiche pubbliche e servizi territoriali, in relazione ai fattori di rischio presenti.
I risultati permettono di classificare le regioni in quattro cluster: regioni a elevata criticità, reattive, virtuose e stabili, evidenziando le differenze territoriali nella prevenzione e nel contrasto del maltrattamento all’infanzia.
E cosa risulta? Innanzitutto che il maltrattamento all’infanzia non dipende solo da problematiche individuali o familiari, ma è influenzato anche dalle condizioni economiche, sociali e relazionali del territorio. I dati mostrano dei segnali di miglioramento rispetto agli anni più critici della pandemia, ma il recupero appare ancora fragile, disomogeneo e incompleto.
La situazione nelle nostre regioni
A livello territoriale le regioni messe peggio sono quelle del Sud (le maggiori criticità si registrano in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania), ma le nostre, a parte la Liguria, non fanno una bella figura. Anzi, a dirla tutta, la Lombardia si merita la “maglia nera” del Nord.
Vediamolo nel dettaglio. L’Emilia-Romagna si conferma come la regione con la migliore capacità di fronteggiare il tema del maltrattamento alle persone di minore età, nella sintesi tra fattori di rischio e servizi. Seguono il Veneto, Trentino-Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda il Nordovest, Liguria e Piemonte sono all’8° e al 10° posto per capacità di fronteggiare il problema del maltrattamento all’infanzia e comunque in miglioramento rispetto alla rilevazione di due anni fa. La Lombardia, invece, è all’undicesimo posto di questa speciale classifica e scende di una posizione diventando la regione peggiore del Nord Italia.
Tra i vari indicatori analizzati, si segnala come la Lombardia risulti al quindicesimo posto per capacità di condurre una vita sana, all’undicesimo per capacità di cura e al sedicesimo per capacità di acquisire conoscenza e sapere, un indicatore che la vede arretrare di ben 7 posizioni rispetto all’edizione precedente dell’Indice, a causa dell’aumento della percentuale di persone tra i 25 e i 64 anni senza titolo di studio o con sola licenza elementare, salita dal 2,9% del 2020 al 3,9% del 2024. Un segnale di crescente fragilità educativa, che può riflettersi sulle competenze genitoriali. La Lombardia, inoltre, risulta la regione del Nord Italia con la più alta percezione del rischio di criminalità da parte delle famiglie, con un tasso del 30,4% a fronte di una media nazionale del 26,6%.
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