Inchiesta sulle condizioni dei minori

Ci sono 15.000 lavoratori tra i 15 e i 17 anni, e le denunce di infortuni sul lavoro minorile sono al 50%

Sul tema è stato pubblicato da poco un rapporto dell’Unicef che mostra come la Lombardia sia la regione italiana con il più alto numero di lavoratori minorenni.

Ci sono 15.000 lavoratori tra i 15 e i 17 anni, e le denunce di infortuni sul lavoro minorile sono al 50%

Nella galassia che riguarda i minori, c’è un’altra questione molto delicata che spesso è al limite.

Si tratta del lavoro minorile, normato in Italia a partire dalla fascia d’età dei 15-17 anni a condizione che sia subordinato a scopi legati a percorsi formativi o di alternanza scuola-lavoro. Sul tema è stato pubblicato da poco un rapporto dell’Unicef che mostra come la Lombardia sia la regione italiana con il più alto numero di lavoratori minorenni. L’anno scorso in Lombardia si sono contati 9.737 lavoratori minorenni tra 15 e 17 anni, (il 3,21% del totale della popolazione di quella fascia anagrafica), in Piemonte i lavoratori tra 15 e 17 anni sono stati 3.603 (il 3,01% della fascia anagrafica di popolazione) e in Liguria 1.647 (il 4,12% della popolazione di quella fascia anagrafica). In totale nel Nordovest sono 14.987, nel 2025.

Nel Nordovest quasi la metà di lavoratori tra 15 e 17 anni ha avuto un infortunio

Nel 2024 la regione più popolosa d’Italia contava 9mila lavoratori tra i 15 e i 17 anni, e nello stesso anno le denunce di infortunio all’Inail sono state 4mila, con un tasso del 43,97%. In Piemonte – come detto – il tasso di denunce Inail nei lavoratori 15-17 anni è stato del 49,46%. Il totale di ragazzi impiegati in Piemonte nel 2024 è di 3.581, per 1.771 denunce. In Liguria invece la situazione è molto diversa: il tasso di infortuni scende al 25%, con 425 denunce su un totale di 1.647 lavoratori tra 15 e 17 anni.

Dopo la pandemia c’è un vero e proprio boom di lavoratori minorenni

Rispetto al 2020, anno caratterizzato dai lockdown che hanno bloccato il mondo intero nel tentativo di limitare la circolazione del Coronavirus Covid-19, il dato di lavoratori minorenni nel nostro paese è più che raddoppiato. In soli 5 anni infatti è passato dai 35.505 del 2020 ai 81.683 del 2024. A livello regionale gli incrementi più significativi nel 2025 si registrano nel Nordovest: in Valle d’Aosta (+12,85%) e in Lombardia (+7,18%); oltre che nel centro (Umbria +6%). Piemonte e Liguria rimangono sostanzialmente stabili. La quasi totalità è attiva nel settore dipendente, esclusi gli operai agricoli e domestici).

«La Convenzione ONU – così Nicola Graziano, presidente del Comitato italiano Unicef – non vieta il lavoro delle persone di minore età in assoluto: riconosce che, in determinate condizioni e fasce di età, l’esperienza lavorativa può fare parte di un percorso di crescita. Ma pone una condizione chiara: che quel lavoro non metta a rischio la salute, lo sviluppo e l’istruzione di chi lo svolge. È su questo confine — tra opportunità e rischio, tra crescita e sfruttamento — che si misura la qualità della tutela che offriamo ai nostri adolescenti».