Le malattie cardiovascolari mietono più vittime di qualunque altra. Nel 2023, hanno provocato oltre 206mila decessi, prima causa di morte in Italia. E sono circa 9 milioni gli italiani che convivono con una delle patologie riconducili al cuore. Il tutto per un impatto economico e sociale davvero rilevante per il nostro Paese: nel 2021 il costo complessivo associato alle malattie cardiovascolari ha raggiunto i 42 miliardi di euro, considerando costi diretti, assistenza informale, perdita di produttività e costi sociali.
Sono solo alcuni dei numeri che emergono dal Policy Brief realizzato da TEHA Group e presentato a fine settembre in occasione della Giornata Mondiale del Cuore. Insomma, nonostante i progressi compiuti nella prevenzione, nella diagnosi e nelle terapie, le malattie cardiovascolari continuano a configurarsi come una vera e propria “epidemia silente”. Soprattutto per quel che riguarda il rischio cardiovascolare femminile che continua a essere spesso sottovalutato, nonostante nelle fasce di età più avanzate ipertensione e ipercolesterolemia presentino valori particolarmente elevati tra le donne (il 56% delle morti nel 2023).
I numeri nei nostri territori: i decessi
Esistono profonde disuguaglianze territoriali, in particolare tra Nord e Sud del Paese: basti dire che nel 2023 il tasso di mortalità cardiovascolare standardizzato ha raggiunto in Campania 33,9 decessi ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 24,7, in Calabria siamo a 31,5, in Molise al 30,3 e in Sicilia a 30 decessi ogni 10.000 abitanti. Per quel che riguarda le nostre regioni, a parte la Lombardia che registra un tasso di 21,8 decessi ogni 10.000 abitanti, le altre sono appena al di sotto della media nazionale: 24,4 decessi ogni 10.000 abitanti per il Piemonte, 24,1 per la Liguria e 23,5 per la Valle d’Aosta.
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A livello assoluto, evidentemente i numeri della Lombardia sono i più alti d’Italia, visto il numero di abitanti: nel 2023 si sono registrati 29.931 morti per malattie cardiovascolari. Per quel che riguarda le altre regioni del Nordovest, in Piemonte ci sono stati 16.487 morti, in Liguria 6.875 e in Valle d’Aosta 431. A conferma che ipertensione e ipercolesterolemia presentino valori particolarmente elevati tra le donne, in particolare nelle fasce di età più avanzate, in tutte le regioni sono loro ad avere il maggior numero di decessi: sono 16.745 in Lombardia, pari al 55,9% del totale dei morti, 9.155 in Piemonte (55,3%), 3.987 in Liguria (58%) e 220 in Valle d’Aosta (51%).
I numeri nei nostri territori: morti premature e disabilità
Le malattie cardiovascolari rappresentano anche una delle principali cause del cosiddetto DALY (Disability- Adjusted Life Years), un’unità di misura utilizzata in epidemiologia e sanità pubblica per calcolare il carico globale di una malattia su una popolazione: combina gli anni di vita persi per morte prematura (YLL – calcolati moltiplicando il numero di decessi prematuri per l’aspettativa di vita residua a quell’età) e quelli vissuti con disabilità (YLD). Nel 2023, le malattie cardiovascolari hanno generato in Europa 27,6 milioni di DALY, pari al 18% del totale, seconde solo alle neoplasie (28,4 milioni di DALY, pari al 19% del totale). In Italia abbiamo 3,1 milioni di DALY, pari al 17% del totale nazionale, ma con grandi diversità a livello regionale. In molte Regioni del Sud e delle aree interne, il peso degli anni di vita persi per mortalità prematura è particolarmente elevato. Al contrario, in alcune aree del Centro-Nord risulta relativamente più alta la componente degli anni vissuti con disabilità, anche per effetto di una maggiore sopravvivenza con malattia e di una più ampia cronicizzazione del bisogno assistenziale. Comunque, come si può vedere dal grafico in pagina, è la Liguria la regione messa peggio: secondo la ricerca di TEHA Group avrebbe un valore YLL di 5.447 (superata solo dalla Calabria che ha un indice di 5.562) e un YLD di 870 su 100mila abitanti, il più alto d’Italia. La media nazionale è un YLL di 4.551 e un YLD di 807.
L’importanza della prevenzione
La prevenzione costituisce il primo terreno su cui intervenire. In Italia il 76% dei decessi cardiovascolari è attribuibile a fattori di rischio, il 98% degli adulti presenta almeno un fattore di rischio cardiovascolare noto e circa il 40% ne presenta tre o più. Particolare attenzione richiede l’obesità, che secondo l’Italian Health Examination Survey 2023-2025 interessa il 23,2% della popolazione adulta osservata e si associa strettamente a diabete, ipertensione, dislipidemie e rischio cardiovascolare. Anche la prevenzione vaccinale assume un ruolo crescente nella protezione cardiovascolare: la vaccinazione antinfluenzale (che è partita in questi giorni nelle nostre regioni) è associata a una riduzione del 34% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, quella contro l’herpes zoster a una riduzione del 16-18% degli eventi cardiovascolari e quella antipneumococcica, negli over 65, a una riduzione del 9%.
Le coperture vaccinali negli over 65 restano tuttavia insufficienti: 52,5% per l’influenza, 39,5% per lo pneumococco e 9,6% per l’herpes zoster. Prevenire deve, quindi, essere considerato non come un costo, ma come un investimento strategico per ridurre eventi evitabili, ospedalizzazioni e disabilità e contribuire alla sostenibilità del SSN.