Inchiesta sulle patologie cardiovascolari

Farmacia dei servizi: vicina e capillare

La prevenzione passa anche dalla prossimità e il ruolo dei professionisti è destinato a crescere; sempre più utilizzata la telemedicina in area cardiaca.

Farmacia dei servizi: vicina e capillare

La prevenzione passa anche dalla prossimità e può iniziare in farmacia. E’ questa una delle direzioni verso cui si sta muovendo la sanità territoriale anche in Piemonte, Lombardia e Liguria, dove la rete delle farmacie rappresenta un presidio capillare e facilmente accessibile.

Un ruolo destinato a crescere con la cosiddetta Farmacia dei Servizi, che negli ultimi anni ha ampliato le attività che possono essere svolte al di fuori degli ambulatori tradizionali. Il tema è particolarmente interessante quando si parla di cuore. Controllare la pressione, eseguire un elettrocardiogramma, effettuare un Holter cardiaco o pressorio e utilizzare servizi di telecardiologia può consentire di intercettare un’anomalia e indirizzare il cittadino verso il medico o lo specialista. Non significa fare diagnosi in farmacia. Significa, piuttosto, accorciare la distanza tra il cittadino e il sistema sanitario.

Dalla pressione all’ECG: più controlli vicino a casa

Il percorso nasce con il decreto legislativo 153 del 2009, che ha posto le basi per la Farmacia dei Servizi. Da allora le farmacie hanno ampliato le proprie funzioni, arrivando a offrire anche prestazioni strumentali. In ambito cardiovascolare, la possibilità di effettuare controlli semplici e accessibili può essere particolarmente importante. Una misurazione della pressione, un elettrocardiogramma o un monitoraggio attraverso Holter possono infatti rappresentare il primo segnale che qualcosa merita un approfondimento. La farmacia può così diventare un punto di passaggio tra cittadino e rete sanitaria: il farmacista effettua o organizza la prestazione prevista, il risultato viene valutato secondo procedure definite e, quando emerge un elemento che richiede attenzione, il paziente viene indirizzato al professionista competente. Un modello che può avere un peso particolare nei piccoli centri e nelle aree periferiche, dove la farmacia è spesso uno dei presidi sanitari più facilmente raggiungibili.

Telecardiologia, oltre un milione di prestazioni

I numeri mostrano che questo processo non è solo un’ipotesi per il futuro. Secondo i dati più recenti forniti da Federfarma, nel 2025 più di 12mila farmacie hanno erogato prestazioni di telecardiologia. Complessivamente ne sono state effettuate oltre 1,16 milioni. Un dato colpisce in particolare: sono state rilevate oltre 155mila anomalie, più di 5mila delle quali considerate gravi. Dietro ai numeri c’è quindi una funzione molto concreta: intercettare un possibile problema prima che venga ignorato o sottovalutato.

Il ruolo della rete territoriale

Il modello può assumere un’importanza particolare nel Nordovest in cui convivono grandi città, periferie urbane, piccoli comuni e territori più difficili da raggiungere. Torino, Milano e Genova hanno naturalmente una rete sanitaria articolata e una forte presenza di strutture specialistiche. Ma nelle aree periferiche e nei centri più piccoli la prossimità può fare la differenza, soprattutto per le persone anziane, per chi ha difficoltà negli spostamenti o per chi tende a rimandare i controlli. La farmacia può quindi contribuire a intercettare cittadini che altrimenti arriverebbero alla valutazione sanitaria soltanto quando il problema è diventato più evidente.

Un nuovo accordo per rendere i servizi cardiovascolari più omogenei

Un ulteriore passo è arrivato nel luglio 2026, con il Protocollo d’intesa tra la Società Italiana di Cardiologia e la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. L’obiettivo è definire un percorso di qualità e favorire la standardizzazione delle prestazioni cardiovascolari effettuate nelle farmacie. Se la farmacia deve diventare un punto di prevenzione, infatti, non basta mettere a disposizione una tecnologia. Servono formazione, procedure, strumenti affidabili e soprattutto regole chiare su cosa accade dopo il controllo. La vera efficacia del modello si misura quindi nella capacità di collegare la farmacia con il medico di medicina generale, con il cardiologo e con le strutture specialistiche.

I test sul sangue e il possibile ruolo dell’NT-proBNP

Un’altra area di sviluppo riguarda i test effettuati attraverso il Point-of-Care Testing, cioè strumenti che consentono di eseguire determinate analisi direttamente in farmacia utilizzando, per esempio, un campione di sangue capillare. Anche su questo fronte è stato sottoscritto nel 2025 un Protocollo d’intesa tra FOFI e Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi, con l’obiettivo di promuovere collaborazione, qualità e sicurezza, nel rispetto delle competenze dei diversi professionisti. Il cittadino può ricevere in farmacia un attestato con i valori rilevati, ma non un referto clinico. Quando previsto, la strumentazione può essere collegata a un laboratorio, al quale rimane affidato il rilascio del referto. E’ proprio in questo ambito che potrebbe trovare spazio, all’interno di protocolli condivisi, anche il test NT-proBNP, utilizzato nel percorso clinico dello scompenso cardiaco. L’idea è semplice: utilizzare la farmacia come punto di prossimità per individuare persone che potrebbero avere bisogno di un approfondimento.

Non una diagnosi, ma un campanello d’allarme

Un eventuale risultato del test non dovrebbe tradursi automaticamente in una diagnosi fatta in farmacia. Se emergessero elementi compatibili con una possibile prima identificazione dello scompenso, il riferimento potrebbe essere il medico di medicina generale. Nel caso di una persona già diagnosticata, invece, eventuali segnali di peggioramento potrebbero portare al coinvolgimento del cardiologo o del centro scompenso. Il valore del test, in questo modello, starebbe quindi soprattutto nella capacità di far scattare un campanello d’allarme e di evitare che il cittadino poi resti senza un percorso di valutazione.

La prevenzione parte dal territorio

La direzione è coerente con la programmazione sanitaria nazionale. Il Piano Nazionale della Cronicità, aggiornato nel 2025, punta sull’identificazione precoce delle persone a rischio e sulla presa in carico attraverso un modello territoriale e multiprofessionale. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 pone inoltre l’accento sulla prevenzione cardio-cerebrovascolare, richiamando l’importanza di screening, valutazione del rischio e diagnosi precoce. Per Piemonte, Lombardia e Liguria significa confrontarsi con una sfida molto concreta: portare una parte della prevenzione sempre più vicino alle persone. E la farmacia può essere uno dei luoghi dove questa strategia prende forma.

La farmacia non sostituisce il medico

Il futuro, dunque, non è quello di una farmacia che fa tutto; è quello di una farmacia che intercetta, orienta e collega. Una catena nella quale ogni professionista mantiene il proprio ruolo. Per le malattie cardiovascolari, spesso caratterizzate da fattori di rischio che possono rimanere a lungo silenziosi, arrivare prima può essere decisivo. E così, tra un farmaco e una ricetta, la farmacia del quartiere può diventare anche un luogo dove la prevenzione comincia qualche passo prima dell’ambulatorio e, soprattutto, prima dell’emergenza.

Il presidente dell’Ordine di Torino: «Uno strumento di equità sociale e democratizzazione delle cure»

«La nuova farmacia dei servizi è anche uno strumento di equità sociale e democratizzazione delle cure» afferma il presidente dell’Ordine di farmacisti di Torino, Mario Giaccone. Se vivere a Torino, Milano o in un paesino di 500 abitanti nelle valli del Cuneese prima apriva scenari nettamente diversi rispetto alle prestazioni, ora grazie alla capillarità della presenza su tutto il territorio e alla telemedicina, «si possono raggiungere anche i cittadini più fragili, cioè quelli anziani, poco scolarizzati, o che si devono affidare a familiari o caregiver per spostarsi». Un processo iniziato nel 2009 e di cui si stanno raccogliendo ora i frutti: un processo lungo che ha necessitato passaggi imprescindibili come la formazione dei professionisti e l’informazione dei cittadini. «Durante la pandemia, con le farmacie aperte, il servizio di tamponi e poi di vaccini per invertire la curva de contagio, si è consolidata la fiducia nei farmacisti, anche per quanto riguarda i servizi di assistenza primaria – continua Giaccone – e il cittadino ha compreso come la categoria facesse parte del sistema sanitario nazionale. Da lì vi è stata una progressione nell’attivare servizi che già c’erano ma erano meno utilizzati, come il vaccino antinfluenzale, lo screening del timore del colon retto o il controllo dell’aderenza alla terapia, soprattutto nel caso di cronicità. La telemedicina rappresenta una risorsa enorme nonché un nuovo modo di intendere la professione».
E i professionisti come hanno risposto? «All’inizio, penso ai tempi del Civid e del vaccino, era innegabile la paura nei confronti delle nuove responsabilità ma attraverso un’adeguata formazione, è scemata – risponde il presidente dell’Ordine – è sttao anche compreso come questo sia un momento strategico per la professione, che apre nuove prospettive». E questo potrebbe anche avvicinare giovani nella scelta di un percorso di studi per diventare farmacista? «Sì. La disaffezione dei giovani alla professione è innegabile, anche se il Piemonte è una delle poche regioni che mantiene il trend del passato. Abbiamo realizzato un’indagine specifica ed è emerso come i giovani non conoscano appieno prospettive e contenuti della professione stessa ed è nostro il compito di informare. Lo scenario europeo ci mostra anche un’ulteriore evoluzione: in Inghilterra e in Francia, a esempio, ci sono test per rilevare infezioni virali che permettono al farmacista anche di prescrivere o meno l’antibiotico. Questa direzione può garantire responsabilità ma anche soddisfazioni maggiori», un punto quindi che potrebbe aiutare a scegliere un futuro in questo Ordine.