Andare lontano

Périgord, dove la Francia conserva la memoria e custodisce la storia non solo nei musei

La rubrica di viaggi di Stefano Ribaldi.

Périgord, dove la Francia conserva la memoria e custodisce la storia non solo nei musei

di Stefano Ribaldi

Quest’anno le varie vicende internazionali hanno privilegiato le vacanze di prossimità o magari spostandosi solo nel Vecchio Continente. Nel Sud-Ovest della Francia, tra Bordeaux e il Massiccio Centrale, c’è una terra di fiumi lenti, pareti calcaree, boschi di querce, castelli e villaggi color miele, dove il paesaggio sembra aver conservato le tracce di ogni epoca attraversata dall’uomo. Qui il viaggio può cominciare addirittura dalla Preistoria. Nella valle della Vézère, a Lascaux, quasi ventimila anni fa qualcuno dipinse sulle pareti di una grotta cavalli, cervi e grandi bovini. Non era ancora scrittura, eppure era già racconto: forse il primo bisogno dell’uomo di lasciare un’immagine di sé nel tempo. Se si vuole capire l’arte contemporanea non si può prescindere dall’aver visto le forme disegnate sulle rocce della caverna di Lescaux.

Pochi chilometri e i millenni accelerano. Arriva il Medioevo, quello vero, fatto di fortezze costruite sulle rocce e paesi raccolti intorno a una chiesa. Beynac domina la Dordogna dall’alto di una falesia; Castelnaud gli risponde dall’altra parte della valle, memoria delle rivalità e delle guerre che per secoli attraversarono questa regione. Poi c’è Sarlat-la-Canéda, capitale del Périgord Noir.

Bisognerebbe entrarci al mattino, quando le botteghe cominciano ad aprire e la pietra dorata delle case cambia colore con il sole. Vicoli, passaggi, palazzi gotici e rinascimentali compongono una città che sembra costruita per essere percorsa senza programma. Il Périgord Noir deve il suo nome proprio al colore profondo dei boschi che circondano Sarlat. Seguendo la Dordogna questa terra rivela il suo carattere più seducente. La Roque-Gageac si stringe tra la falesia e il fiume; Domme guarda la valle dall’alto; a Beynac le case sembrano arrampicarsi verso il castello. Il modo migliore per osservare tutto questo è forse dall’acqua, a bordo delle “gabarres”, le imbarcazioni tradizionali che un tempo trasportavano merci lungo il fiume.

Esiste poi un altro Périgord, quello della tavola. Tartufo nero, noci, formaggi, fragole, vini di Bergerac e Monbazillac raccontano una Francia rurale che ha trasformato il prodotto della terra in cultura. Nei mercati dei paesi il confine tra gastronomia e vita quotidiana praticamente scompare. Non a caso si parla di quattro Périgord: il Nero delle foreste intorno a Sarlat, il Bianco delle pietre calcaree intorno a Périgueux, il Verde dei paesaggi settentrionali e il Porpora dei vigneti del Bergeracois.

Il fascino di questa regione sta proprio qui. Il Périgord non ha bisogno di inventarsi un passato per sedurre il viaggiatore. E’ sufficiente percorrere una strada lungo la Dordogna, entrare in un villaggio, sempre ben curato, salire verso un castello o fermarsi davanti a una parete dipinta migliaia di anni fa. Perché qui la storia non è custodita soltanto nei musei: è rimasta nel paesaggio e continua, silenziosamente, ad abitarlo.