C’è un paradosso che pesa sui conti delle piccole imprese italiane: si paga più rapidamente, ma sempre più spesso si paga in ritardo.
E se sul fronte della Pubblica amministrazione i tempi medi stanno migliorando, tra le aziende private cresce la preoccupazione per le dilazioni imposte dai committenti più grandi. A fotografare la situazione è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che, sulla base dei dati Cribis relativi al secondo trimestre 2026, rileva come appena il 42% delle transazioni commerciali tra imprese private venga saldato entro la scadenza prevista dal contratto. Un dato in calo di due punti rispetto allo stesso periodo del 2025. Il problema riguarda soprattutto i rapporti lungo le filiere dove la piccola impresa si trova in una posizione contrattuale più debole. La grande azienda, secondo la denuncia della CGIA, può utilizzare la dilazione come una forma di finanziamento a costo zero, mentre il fornitore deve sostenere nel frattempo stipendi, materie prime, energia e altri costi. Per mantenere la liquidità, non resta spesso che ricorrere al credito bancario, agli anticipi o al factoring.
Lombardia in testa alla classifica
Nel quadro nazionale, però, il Nordovest presenta almeno una significativa eccezione positiva. La Lombardia è infatti la regione italiana con la maggiore puntualità nei pagamenti: il 51,6% dei committenti rispetta la scadenza contrattuale. Un risultato che colloca la regione davanti a Emilia-Romagna (51,2%), Veneto (51%) e Marche (49,7%). Un dato particolarmente significativo per un territorio nel quale la presenza di grandi gruppi industriali convive con una fitta rete di piccole e micro imprese che lavorano come subfornitrici. Anche la classifica provinciale conferma la buona performance lombarda. Sondrio è prima in Italia, seguita da Bergamo, mentre Lecco è quarta. Nella top ten nazionale entrano anche Brescia, quinta, e Mantova, nona. La fotografia restituisce dunque un sistema lombardo che, almeno sul fronte della puntualità, appare più solido della media nazionale. Ma non significa che il problema sia risolto: quasi metà delle transazioni continua infatti a non essere regolata entro i termini concordati.
Piemonte e Liguria, il tema resta quello della liquidità
Per Piemonte e Liguria il dato regionale riportato dalla CGIA non consente di attribuire una percentuale specifica di puntualità, ma il problema riguarda anche le imprese delle due regioni, inserite in un sistema produttivo fortemente intrecciato con le filiere industriali, manifatturiere, dei servizi e della logistica del Nordovest. E’ proprio nelle filiere dove una piccola impresa lavora per un committente più grande che i tempi di incasso possono diventare un elemento decisivo per la tenuta finanziaria. Il tema è particolarmente delicato per le aziende che hanno margini ridotti: una fattura pagata con settimane o mesi di ritardo non elimina il costo sostenuto dall’impresa, ma ne sposta semplicemente il peso sulla liquidità. E il fenomeno non riguarda soltanto i piccoli. I dati Cribis mostrano una correlazione molto netta tra dimensione dell’impresa e puntualità: nel secondo trimestre 2026 ha pagato entro i termini soltanto il 21,1% delle grandi aziende, contro il 35,7% delle medie, il 41,8% delle piccole e il 42,7% delle micro imprese.
3mila miliardi di fatture
La dimensione economica del fenomeno è enorme. Il valore delle fatture elettroniche relative ai rapporti commerciali tra imprese private raggiunge infatti circa 3mila miliardi di euro l’anno. E’ su questo gigantesco circuito finanziario che si innestano i ritardi di pagamento. Per la CGIA non si tratta quindi di una questione meramente amministrativa, ma di un problema che incide direttamente sulla competitività. I settori indicati tra quelli con le peggiori abitudini di pagamento sono costruzioni, grande distribuzione, bar e ristoranti e servizi alle persone. L’associazione chiede maggiore trasparenza sui tempi medi di pagamento delle grandi imprese e propone anche meccanismi di premialità fiscale per chi rispetta le scadenze.
La PA paga più velocemente, ma il debito cresce
Sul fronte pubblico la situazione presenta una contraddizione solo apparente. Nel 2025 la Pubblica amministrazione ha ridotto a 27,2 giorni il tempo medio di pagamento dopo il ricevimento della fattura, dai 29,9 giorni del 2024. Il miglioramento è legato anche agli obiettivi fissati dall’Unione europea nell’ambito del Next Generation EU. Ma contemporaneamente lo stock del debito commerciale di parte corrente continua a crescere. Secondo i dati Eurostat elaborati dalla CGIA, nel 2025 ha raggiunto 64,2 miliardi di euro, pari al 2,8% del Pil. E’ il valore più alto dell’Unione europea in rapporto al prodotto interno lordo. La media dei 27 Paesi è infatti dell’1,6%.Il paradosso si comprende guardando ai conti dello Stato. Nel 2025 sono state ricevute circa 3,6 milioni di fatture, delle quali 3 milioni sono state pagate. Ma il problema riguarda gli importi: su 27,8 miliardi di euro dovuti ai fornitori, ne sono stati saldati 21,1. Il risultato è un incremento del debito commerciale di 6,7 miliardi di euro in un solo anno. In altre parole, la macchina pubblica ha accelerato i pagamenti, ma non abbastanza da smaltire anche l’arretrato.
Per le piccole imprese la vera partita resta la cassa
Per un’impresa di grandi dimensioni, un pagamento che slitta può rappresentare soprattutto un problema finanziario. Per una micro o piccola azienda può diventare una questione di sopravvivenza. Il punto è dunque trasformare la puntualità nei pagamenti da buona pratica commerciale a fattore di competitività. La Lombardia, con il suo 51,6% di pagamenti puntuali e cinque province nella top ten nazionale, parte da una posizione favorevole. Ma il dato nazionale del 42% dice che la strada è ancora lunga: quasi sei transazioni su dieci non vengono saldate alla scadenza. E quando il fornitore è una piccola impresa, il costo del ritardo non scompare ma cambia nome: diventa credito bancario, factoring, interessi e, soprattutto, liquidità sottratta agli investimenti.