Fondazione studi consulenti del lavoro

Nordovest, i giovani non fuggono

Milano è il principale polo di attrazione, ma crescono anche Torino e Genova.

Nordovest, i giovani non fuggono

Per anni la fotografia è stata quella della “fuga dei cervelli”. Oggi, accanto alle partenze, emerge con maggiore forza un altro movimento: quello dei giovani italiani che dopo un periodo all’estero scelgono di tornare.

Nel quinquennio 2021-2025 sono stati 129.362 i giovani tra i 18 e i 39 anni rientrati in Italia dopo aver trasferito la propria residenza all’estero, secondo Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro. Un dato in forte crescita: rispetto al quinquennio precedente i rimpatri sono aumentati del 32,9%, mentre gli espatri sono cresciuti appena del 2,1%. Il rapporto tra rientri e partenze è così salito da 31 a 40 ogni 100. Un cambiamento che interessa in modo particolare il Nordovest, dove nel periodo considerato sono tornati quasi 40mila giovani. Lombardia, Piemonte e Liguria hanno infatti raccolto complessivamente 39.412 rientri, pari a poco meno di un terzo del totale nazionale.

Lombardia, locomotiva dei rientri

La Lombardia si conferma il principale punto di approdo. Nel quinquennio 2021-2025 sono stati 25.657 i giovani rientrati dall’estero, il 19,8% del totale nazionale. Un dato superiore a quello di qualsiasi altra regione italiana. La forza attrattiva lombarda è legata soprattutto alla dimensione economica del territorio. Milano, in particolare, da sola concentra 11.269 rientri, pari a circa il 44% di quelli regionali e all’8,7% dell’intero dato italiano. Ma non c’è soltanto il capoluogo. Anche le altre province lombarde mostrano flussi significativi. Bergamo registra 2.246 rientri, Brescia 2.195, Varese 2.389 e Como 1.844. Rispetto al quinquennio 2016-2020, inoltre, i rientri in Lombardia sono cresciuti del 26%. Il dato economico più interessante è però il confronto tra chi parte e chi torna: in Lombardia si contano 41,8 rientri ogni 100 espatri, contro i 36 del quinquennio precedente. La mobilità internazionale, dunque, non è più soltanto un biglietto di sola andata.

Piemonte, ritorni in accelerazione

Il Piemonte presenta numeri assoluti inferiori alla Lombardia, ma una dinamica particolarmente vivace. Tra il 2021 e il 2025 sono rientrati 10.165 giovani, il 7,9% del totale nazionale. Rispetto al quinquennio 2016-2020 si tratta di un incremento del 46,5%, quasi il doppio della crescita lombarda. A trainare il fenomeno è soprattutto Torino: 5.593 rientri, con una crescita del 50,1% rispetto al periodo precedente. Anche Cuneo e Asti registrano incrementi superiori al 50%. Il Piemonte presenta inoltre un rapporto di 41,2 rientri ogni 100 espatriati, in crescita rispetto al 33,3 del quinquennio precedente. Un segnale che può interessare il sistema produttivo: una parte crescente dei giovani che hanno accumulato esperienza internazionale torna in un territorio caratterizzato da manifattura, servizi e filiere tecnologiche nelle quali competenze linguistiche, manageriali e tecniche maturate all’estero possono rappresentare un valore aggiunto.

Liguria, il rapporto più alto del Nordovest

La Liguria conta numeri più contenuti, ma presenta un indicatore interessante. Nel quinquennio sono rientrati 3.590 giovani, il 2,8% del totale nazionale, con un aumento del 34,1% rispetto al 2016-2020. Il rapporto tra rientri ed espatri raggiunge però 46,1 ogni 100, il valore più alto delle tre regioni del Nord-Ovest. Genova concentra 2.075 rientri, con una crescita del 52,6% rispetto al quinquennio precedente. Anche qui, dunque, il ritorno dei giovani assume una dimensione economica oltre che demografica.

Non solo per lo stipendio

C’è però un elemento che cambia la lettura economica del fenomeno. Il lavoro non è necessariamente la prima ragione per tornare. Secondo l’indagine 2025 della Fondazione Studi su un campione di italiani all’estero, il 67,7% dei giovani rientrati indica motivazioni familiari o personali. Seguono la nostalgia dell’Italia, indicata dal 32,4%, gli incentivi fiscali e la qualità della vita, entrambi al 23,5%. Solo il 20,6% indica un’interessante opportunità di lavoro in Italia. E’ una distinzione importante per leggere anche la situazione del Nordovest. Lombardia, Piemonte e Liguria possono offrire un mercato del lavoro più articolato rispetto a molte altre aree del Paese, ma la competizione con l’estero non si gioca esclusivamente sul salario. Il rapporto mostra che meno della metà dei giovani rientrati aveva già un lavoro al momento del ritorno: il 25,7% lo aveva trovato prima di rientrare e il 22,9% è tornato nella stessa azienda per cui lavorava all’estero; il 37,1% ha trovato occupazione dopo il rientro.

La partita per le imprese

Per il sistema economico del Nordovest la questione diventa quindi come trasformare il rientro in capitale umano stabile. I giovani che tornano portano con sé esperienze professionali, competenze linguistiche, reti di relazione e modelli organizzativi conosciuti in altri mercati. Ma il ritorno non significa automaticamente accettare qualsiasi condizione lavorativa. L’indagine evidenzia una situazione ambivalente. Dopo il rientro, il 71,4% degli intervistati dichiara una maggiore soddisfazione per la propria situazione personale. Sul lavoro, invece, il giudizio è più equilibrato: il 53,5% considera la propria condizione professionale uguale o migliore rispetto all’esperienza all’estero, mentre il 46,4% la giudica peggiore. A favore dell’Italia pesano soprattutto conciliazione tra vita e lavoro, clima aziendale, tutele, benefit e flessibilità. Restano invece più favorevoli all’estero la facilità di ingresso nel mercato del lavoro, le opportunità di crescita professionale e, soprattutto, le retribuzioni. E’ qui che si apre la vera partita economica.

Dal rientro alla permanenza

Il dato dei rientri è positivo, ma da solo non basta. Per un territorio, infatti, attrarre un giovane che torna dall’estero è solo il primo passo. La sfida successiva è convincerlo a rimanere.