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Il Nordovest si conferma una delle aree più dinamiche dell’economia italiana, ma il quadro delineato dai Rapporti annuali 2026 della Banca d’Italia evidenzia una crescita disomogenea tra Piemonte, Lombardia e Liguria. Le tre regioni condividono gli effetti di uno scenario internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, incertezza sui mercati e rallentamento della domanda, ma reagiscono con intensità diverse grazie alle specificità dei rispettivi sistemi produttivi.
Nel 2025 la Lombardia si è confermata la locomotiva dell’area con una crescita del prodotto interno lordo dello 0,7%, sostenuta dal recupero della manifattura, dagli investimenti pubblici e privati e dall’effetto trainante dei preparativi per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. La Liguria ha mostrato una capacità di tenuta persino superiore, registrando un incremento dello 0,8%, grazie alla solidità delle attività portuali, alla crescita del comparto crocieristico e a un mercato del lavoro in miglioramento. Più contenuta, invece, la performance del Piemonte, fermo allo 0,4%, penalizzato da una domanda più debole e da un clima di maggiore cautela tra le imprese. Se l’industria continua a rappresentare uno dei principali motori economici dell’intero Nordovest, emergono tuttavia differenze significative. In Lombardia il settore manifatturiero ha mostrato segnali di rafforzamento, sostenuti dall’innovazione tecnologica e dall’orientamento all’export. In Piemonte la produzione industriale ha registrato un recupero solo parziale dopo una fase di rallentamento, mentre in Liguria il peso relativamente minore della manifattura rende l’economia regionale meno esposta alle oscillazioni del ciclo industriale internazionale.
Anche sul fronte degli investimenti si osservano andamenti differenti. In Lombardia continuano a incidere positivamente le opere infrastrutturali e i progetti collegati al Pnrr, mentre in Piemonte si registra un rallentamento della spesa degli enti territoriali dopo la forte accelerazione degli anni precedenti. La Liguria beneficia invece del rafforzamento delle attività logistiche e portuali, che continuano ad attrarre risorse e a sostenere l’occupazione. Il mercato del lavoro presenta segnali generalmente positivi in tutte e tre le regioni, seppure con intensità diverse. La Liguria si distingue per la riduzione del tasso di disoccupazione e per l’aumento degli occupati, mentre Lombardia e Piemonte mantengono livelli occupazionali elevati ma risentono maggiormente delle incertezze che caratterizzano il settore produttivo. Parallelamente, le famiglie continuano a mostrare una buona capacità di spesa, sostenuta dal recupero del potere d’acquisto e dalla graduale riduzione dell’inflazione. Un elemento comune ai tre territori è rappresentato dalla crescente centralità dell’innovazione. La diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale sta accelerando in particolare tra le imprese lombarde, ma coinvolge progressivamente anche Piemonte e Liguria. La capacità di investire in ricerca, digitalizzazione e competenze avanzate viene indicata dalla Banca d’Italia come uno dei fattori decisivi per mantenere competitività in un contesto globale sempre più complesso.
Le prospettive per il 2026 restano comunque improntate alla prudenza. Le tensioni internazionali, l’andamento del commercio mondiale e le incertezze sui costi energetici continuano a rappresentare variabili determinanti per un’area che concentra una quota rilevante della produzione industriale italiana. In questo contesto, Lombardia, Piemonte e Liguria condividono la stessa sfida: trasformare la capacità di adattamento mostrata negli ultimi anni in una crescita più robusta e duratura, capace di sostenere investimenti, occupazione e competitività.
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