Accelera l'aerospazio

Piemonte col freno a mano tirato, ma cenni di resilienza

Si cercano nuovi motori di sviluppo perché l’automotive rallenta. Intanto accelera l’aerospazio. Mercato del lavoro sotto pressione.

Piemonte col freno a mano tirato, ma cenni di resilienza

L’economia piemontese rallenta, ma non si ferma. E’ questa la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto annuale della Banca d’Italia dedicato al Piemonte, che evidenzia come nel 2025 la crescita del prodotto regionale si sia attestata allo 0,4%, un valore inferiore sia alla performance dell’anno precedente sia alla media del Nord Italia. Il quadro congiunturale resta condizionato da un contesto internazionale incerto, aggravato dalle tensioni geopolitiche e dalle difficoltà negli approvvigionamenti di materie prime. Le prospettive per il 2026 appaiono prudenti: le imprese prevedono una sostanziale stagnazione dei ricavi nell’industria e nei servizi, mentre il settore delle costruzioni potrebbe registrare una contrazione dell’attività.

L’automotive rallenta, cresce l’aerospazio

La debolezza dell’economia regionale continua a riflettere le difficoltà strutturali dell’industria automobilistica, settore che mantiene in Piemonte un peso superiore alla media nazionale sia nella manifattura sia in diversi comparti dei servizi collegati. Nonostante un lieve recupero della produzione industriale e una crescita delle esportazioni, i risultati non sono stati sufficienti a compensare la flessione registrata negli anni precedenti. Accanto alle criticità emergono però alcuni elementi di dinamismo. In particolare, il comparto aerospaziale si conferma uno dei punti di forza dell’economia piemontese, grazie a una maggiore propensione all’innovazione e a un’incidenza sul valore aggiunto regionale superiore rispetto al resto del Paese. Anche i settori legati alla transizione digitale e all’ICT continuano a mostrare performance migliori della media dei servizi.

Investimenti e credito: imprese più prudenti

Nel 2025 gli investimenti industriali sono cresciuti, sebbene meno delle attese formulate dalle imprese un anno prima. L’elevata incertezza ha spinto molte aziende ad aumentare le riserve liquide e gli investimenti finanziari, adottando strategie più difensive. Sul fronte del credito, i prestiti bancari alle imprese si sono stabilizzati dopo le forti contrazioni degli anni precedenti. Tuttavia, continuano a diminuire i finanziamenti destinati all’industria, alle costruzioni e alle imprese di minori dimensioni. In parallelo, si è rafforzato il ricorso al mercato obbligazionario, soprattutto tra le aziende più grandi del terziario.

Mercato del lavoro sotto pressione

Il rallentamento dell’attività economica ha avuto ripercussioni sull’occupazione. Nel 2025 il numero degli occupati è cresciuto meno rispetto agli anni precedenti e nel comparto industriale si è registrata una diminuzione dei lavoratori, accompagnata da un maggiore utilizzo degli strumenti di integrazione salariale. Il tasso di disoccupazione è tornato ad allinearsi alla media nazionale. Le retribuzioni nominali hanno continuato ad aumentare, ma il recupero del potere d’acquisto resta incompleto dopo anni di erosione causata dall’inflazione. Persistono inoltre significativi divari salariali legati al genere, all’età e alla cittadinanza, mentre il progressivo invecchiamento della popolazione pone nuove sfide sul fronte dell’assistenza e della partecipazione al mercato del lavoro.

Famiglie: consumi deboli, riparte il mercato immobiliare

I redditi delle famiglie piemontesi sono cresciuti solo marginalmente in termini reali e i consumi hanno mostrato una dinamica contenuta. La domanda di beni durevoli, in particolare di autovetture, ha continuato a indebolirsi. Di segno opposto l’andamento del mercato immobiliare: le compravendite di abitazioni hanno accelerato e i mutui sono tornati a crescere. La situazione finanziaria delle famiglie rimane nel complesso solida, con un livello di ndebitamento inferiore alla media nazionale e una buona capacità di rimborso dei prestiti.

PNnrr e innovazione, la sfida per il futuro

Una parte rilevante delle prospettive di crescita dipenderà dall’attuazione del Pnrr. A febbraio 2026 risultava erogato oltre il 60% delle risorse destinate al Piemonte, per un valore complessivo vicino ai 10 miliardi di euro. Tuttavia, l’avanzamento dei progetti resta disomogeneo: più rapidi gli interventi nell’assistenza territoriale, più lenti quelli relativi a Case e Ospedali di comunità e alla telemedicina. La vera sfida per il Piemonte resta però quella della trasformazione produttiva. L’elevata intensità brevettuale e la presenza di filiere tecnologiche avanzate rappresentano un patrimonio importante, ma sarà necessario accelerare il trasferimento dell’innovazione alle imprese e rafforzare la competitività dei settori emergenti per compensare la crisi dell’automotive. In questo scenario, il 2026 si presenta come un anno di transizione: la regione mantiene solide basi industriali e finanziarie, ma dovrà trovare nuovi motori di crescita per evitare una fase prolungata di stagnazione.