Dal 2 ottobre al febbraio

Alla Reggia di Venaria «Atelier dei moderni Matisse, Braque, Picasso, Bacon»

Curata da Sylvie Ramond, l’esposizione nasce dalla collaborazione tra il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e una delle più prestigiose istituzioni museali francesi.

Alla Reggia di Venaria «Atelier dei moderni Matisse, Braque, Picasso, Bacon»

Non un semplice viaggio attraverso la storia dell’arte del Novecento, ma un racconto fatto di incontri, eredità e trasformazioni. È questa la prospettiva di «Atelier dei Moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon», la grande mostra che dal 2 ottobre al 14 febbraio porterà nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria circa 60 opere provenienti dal Musée des Beaux-Arts di Lione. Curata da Sylvie Ramond, l’esposizione nasce dalla collaborazione tra il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e una delle più prestigiose istituzioni museali francesi. E’ anche una nuova tappa di La Reggia di Venaria in dialogo con la Francia, programma di diplomazia culturale presentato all’Ambasciata di Francia nel settembre 2025 con l’obiettivo di consolidare rapporti scientifici e culturali tra istituzioni italiane e francesi. In mostra ci sono alcuni dei nomi che hanno cambiato il volto dell’arte moderna: Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger, Raoul Dufy, Max Ernst, Jean Dubuffet, Sonia e Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël, Simon Hantaï, Francis Bacon e molti altri. Un insieme volutamente eterogeneo, capace di restituire la ricchezza della collezione lionese e, soprattutto, di mettere in discussione l’idea di un Novecento scandito da rigide successioni di movimenti. Le 15 sezioni dell’esposizione alternano infatti nuclei monografici e percorsi tematici. Si parte dall’eredità di grandi maestri come Degas, Cézanne e Toulouse-Lautrec, per seguire le diverse strade intraprese dagli artisti: la ricerca sul colore, la scomposizione dell’oggetto, il ritorno alla figurazione, l’esplorazione dell’inconscio, la non figurazione, l’arte informale e le nuove forme di relazione tra materia, gesto, luce e spazio.
Il filo conduttore è l’atelier, parola che dà il titolo alla mostra e che assume un significato più ampio dello spazio fisico in cui nasce un’opera. L’atelier è il luogo della creazione, certo, ma anche quello della ricerca, dell’incontro e dello scambio di idee. Le fotografie degli studi degli artisti accompagnano il percorso e mostrano quanto l’ambiente di lavoro possa diventare parte integrante della loro poetica. E’ in particolare Matisse a incarnare questa dimensione. Una parte importante della sua produzione è dedicata all’atelier e alla figura della modella, fino alle opere dell’ultima stagione. Tra i protagonisti della mostra c’è «Katia con la camicia gialla», dipinta nel 1951, scelta anche come immagine dell’esposizione. Il dialogo con l’arte non si fermerà davanti alle opere. Il tema dell’atelier sarà infatti al centro di un programma dedicato alle nuove generazioni, con laboratori e percorsi educativi pensati per trasformare le sale della mostra in uno spazio di sperimentazione. Un’area didattica permetterà a ragazze e ragazzi di sentirsi parte dell’atelier, confrontandosi con le pratiche e le dinamiche della creazione artistica.
La scommessa della mostra è dunque raccontare la modernità come un processo collettivo. Ogni artista riceve un’eredità, la mette in discussione e la trasforma, aprendo nuove possibilità a chi verrà dopo. Matisse dialoga con Picasso, Braque con le ricerche sulla forma, Bacon con la tradizione figurativa: percorsi diversi che finiscono per comporre una rete di relazioni. Un progetto che guarda oltre i confini nazionali e trasforma ancora una volta la residenza sabauda in un luogo di confronto tra grandi istituzioni culturali europee.