24ª edizione del rapporto di Cittadinanzattiva

Scuole non a norma nel Nordovest

Agibilità, collaudi statici e certificazioni antincendi: nelle nostre regioni quasi la metà degli edifici statali non hanno le carte in regola. Il rapporto di Cittadinanzattiva.

Scuole non a norma nel Nordovest

Nelle regioni del Nordovest ci sono 19.074 unità strutturali che compongono gli edifici scolastici, ma di queste quelle che sono fornite di collaudo statico sono solamente 13.030.

E’ solamente un aspetto della situazione generale riportata nell’ultimo osservatorio di Cittadinanzattiva sulla sicurezza nelle scuole statali del nostro Paese, presentato il 9 settembre alla Sala Stampa della Camera dei Deputati. Il rapporto è giunto alla sua 24ª edizione, ma la situazione non è migliorata rispetto alle precedenti fotografie scattate dall’osservatorio. In totale, nei nostri territori, gli edifici scolastici (che sono in minor numero rispetto alle unità conteggiate per i collaudi, perché diverse scuole si compongono di più edifici ciascuna) sono 9.784, ma quelli che sono sprovviste di agibilità sono 4.676. Quelle dotate di agibilità solo parziale sono solamente un centinaio. Sul fronte della prevenzione degli incendi le cose non sono migliori: a non avere la certificazione di prevenzione degli incendi (CPI) sono infatti 5.297 scuole sul totale del Nordovest, di più di quelle che invece hanno le carte in regola, che sono 4.107 (la differenza della somma delle due voci con il totale di scuole si spiega con altre voci omesse, come certificazioni parziali o non fornite, ndr).

«La mancanza di certificazioni su un gran numero di immobili scolastici – scrivono da Cittadinanzattiva – è dovuta a molteplici cause, come non manchiamo di sottolineare da anni. Primo tra tutti la vetustà degli edifici, la cui età media si aggira sui 60 anni; la difficoltà e spesso anche la non convenienza economica di intervenire su edifici preesistenti; la scarsità di interventi, da parte degli enti locali proprietari, di manutenzione straordinaria e ordinaria, dovuta in molti casi alla mancanza di fondi; la mancanza di una visione complessiva sulla scuola all’interno del tessuto della propria comunità di riferimento; la mancanza di programmazione rispetto ai flussi di natalità dei propri territori; la sotto percezione del grave stato in cui versano gli edifici scolastici, nonostante tutto, e la scarsa considerazione riservata non solo all’edilizia scolastica ma all’istruzione e al sistema scolastico più in generale, nidi compresi».

Barriere architettoniche e insegnanti di sostegno

Oltre a una questione strutturale, c’è da segnalare anche l’impatto che edifici vetusti e inadatti hanno con gli studenti affetti da disabilità. Solo il 40% del totale degli edifici scolastici è accessibile per studenti con disabilità motorie. Al Nord la situazione è lievemente migliore, ma comunque non sufficiente (44%). Gli insegnanti di sostegno impiegati nella scuola italiana nell’anno scolastico 2024/2025 sono stati oltre 261.000. Quasi 250.000 nella scuola statale e 11.000 nella scuola non statale. «A livello nazionale, il rapporto alunno-insegnante, che è pari a 1,4 nella scuola statale e a 1,8 nella scuola non statale, è superiore di quello previsto dalla Legge 244/2007 che raccomanda un rapporto di 2 alunni per ogni docente. Ciascun alunno con disabilità fruisce mediamente di 15,8 ore settimanali di sostegno: il valore è più elevato nella scuola dell’infanzia e nella primaria (rispettivamente 21,1 e 17,2 ore), mentre diminuisce nella scuola secondaria di primo e di secondo grado (13,6 ore). A livello territoriale si osserva un numero medio di ore più alto nelle scuole del Mezzogiorno (17,4) rispetto a quelle del Nord (14,3), nonostante proprio in tale ripartizione si registri la quota più elevata di famiglie che ritengono non adeguata l’assegnazione delle ore: i ricorsi al TAR coinvolgono il 5,3% delle famiglie, a fronte di una media nazionale pari al 3,8% e di una quota che nel Nord scende al 2,9%».