L'inchiesta sui dati demografici

Nordovest sempre più vecchio: culle vuote e record terza età

Siamo sempre più vecchi, facciamo meno figli e la prima volta delle donne che diventano mamma avviene sempre più tardi.

Nordovest sempre più vecchio: culle vuote e record terza età

Immagine di copertina generata con Intelligenza artificiale.

La novità è che la popolazione, comunque, aumenta (salvati dall’immigrazione) e ci sono meno giovani (e non solo) che scappano. Il resto è tutto confermato, in peggio: siamo sempre più vecchi, facciamo meno figli e la prima volta delle donne che diventano mamma avviene sempre più tardi. E’ questo il quadro del Nordovest che traspare dall’ultimo report dell’Istat con gli indicatori demografici del 2025.

La popolazione aumenta

Partiamo da un dato positivo: la popolazione è in aumento. Se al 1° gennaio 2026 la popolazione residente in Italia è pari a 58 milioni 943mila individui, quasi stabile rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-636 unità), quella del Nordovest cresce più di tutte le altre aree del Paese (2,3 per mille) e passa da 15 milioni e 918mila residenti a 15 milioni e 955mila, anche se a garantire questa evoluzione è una dinamica migratoria molto positiva. Infatti, a fronte di 180mila decessi si registrano solo 96mila nascite: quindi la crescita è tutta dovuta ai 145mila immigrati dall’estero (45mila gli emigrati oltre confine) e agli immigrati da altri Comuni italiani, 509mila (a fronte di 489mila che se ne sono andati in un’altra area d’Italia).

Lombardia, Piemonte e Liguria risultano tra le poche regioni italiane (6 in tutto) che indicano una crescita. Tra le nostre province, in positivo si distinguono le lombarde Pavia, Bergamo e Brescia che segnalano una crescita pari, rispettivamente al 6,4, 4,2 e 4,1 per mille; vedono, invece, prevalere il segno meno, solo Verbano Cusio Ossola (-3,6 per mille), Biella (-1,9), Savona (-1,9) e La Spezia (-0,5).

Il numero medio di figli per donna scende a 1,14

L’anno scorso nel Nordovest sono nati 95.700 bambini (355.400 in tutta Italia) con un calo del 2,7% rispetto al 2024. Abbiamo dati che ci fanno un po’ impallidire rispetto a diversi Paesi del Vecchio Continente: per l’insieme dei Paesi dell’Unione europea (Ue27) il numero medio di figli per donna era di 1,34 a fine 2024, con la Francia e la Svezia, Paesi tradizionalmente caratterizzati da livelli elevati di fecondità, rispettivamente a 1,61 e 1,43 figli per donna e con la Germania a 1,36. Siamo comunque l’area dell’Italia che regge di più, visto che la media nazionale segna un -3,9 con il picco nelle Isole (-5,1%). A livello di numero medio di figli per donna raggiungiamo la media italiana di 1,14 (con un’età media al parto di 32,9 anni) a fronte di aree del Paese che fanno meglio come il Nordest (1,17) e il Sud (1,16).

A livello regionale, in positivo si distingue la Lombardia, visto che è quella che registra il calo più contenuto delle nascite (-2,4%) e il più alto numero medio di figli per donna (1,16), mentre la Liguria è quella con meno nati (-4,3%) e il Piemonte quello col più basso numero medio di figli per donna (1,10). Segnaliamo le province di Cuneo, Brescia e Cremona, dove il numero medio di figli per donna arriva a 1,24 per la prima e a 1,21 per le altre due; mentre sull’altro fronte evidenziamo che a La Spezia ci si ferma a 1,04.

Siamo l’area più appetibile

Le nostre regioni continuano a essere le più ricercate del Paese, quelle dove ci si trasferisce di più.

Infatti, se nel 2025 i trasferimenti di residenza tra Comuni ammontano globalmente a 1 milione 455mila, in aumento del 5,1% rispetto al 2024, i territori del Nordovest registrano il miglior saldo migratorio (+20mila, pari a un +1,3 per mille). A livello regionale, i saldi positivi più consistenti in valore assoluto si registrano in Lombardia e in Emilia-Romagna (+10mila), seguite da Piemonte (+7mila) e Veneto (+5mila). Ma bene anche Toscana e Liguria (entrambe +3mila).

Da evidenziare, in generale, la forte diminuzione nel 2025 delle emigrazioni verso l’estero, che si attestano a 144mila unità (-23,7% sul 2024), il valore minimo dell’ultimo decennio. La contrazione riguarda sia gli espatri dei cittadini italiani (109mila espatri, -22,7%) sia le emigrazioni degli stranieri (35mila, -26,5%).

Siamo il Paese più anziano dell’Unione europea

Il fenomeno di invecchiamento interessa tutta l’Unione europea: diminuisce il peso della popolazione giovanile e in età lavorativa, mentre cresce quello degli individui sopra i 65 anni. Ma da noi il fenomeno è più accentuato. Infatti, al 1° gennaio 2025, nell’Unione europea a 27, i giovani di età compresa tra 0 e 14 anni rappresentano il 14,4%, le persone in età attiva il 63,6%, gli anziani il 22%. Le quote più elevate di giovani si osservano in Irlanda (18,5%), Svezia (16,8%) e Francia (16,6%). L’Italia, invece, presenta la percentuale più bassa di giovani (11,9%) e la maggiore di anziani (24,7%), Questo squilibrio si riflette nell’età mediana, pari a 49,1 anni in Italia, oltre quattro anni in più rispetto alla media dell’Ue a 27 (44,9 anni), quasi 10 anni in più rispetto all’Irlanda (39,6) che presenta il valore minimo.

Il Nordovest, purtroppo, non fa eccezione: 11,5 è la percentuale dei giovani tra 0 e 14 anni, 63% le persone in età attiva e 25,5% gli anziani. Diamo un’occhiata anche all’età media a livello provinciale: il record lo segna Savona, con un’età media di 50,4 anni, seguita da Biella con 50,3; ma è tutta la Liguria ad avere un dato piuttosto alto, mentre le province più giovani sono quelle cresciute di più, le già citate Pavia (45,9 l’età media), Bergamo (45,7) e Brescia (45,9).

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