Il mare Ligure non è soltanto una risorsa ambientale, turistica ed economica. E’ anche un territorio sul quale nel 2025 si è concentrata una quota crescente di illegalità. A dirlo sono i numeri della 28ª edizione di «Mare Monstrum», il rapporto di Legambiente elaborato sui dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto.
In Liguria, nel corso del 2025, sono stati accertati 1.581 reati legati al mare e alle coste, il 9% in più rispetto all’anno precedente. Un incremento che porta la regione dal precedente 8º posto al 5º posto nella graduatoria nazionale. Un dato in controtendenza rispetto al quadro complessivo italiano, dove i reati accertati lungo le coste sono invece diminuiti.
La fotografia riguarda un territorio particolarmente delicato: oltre 300 chilometri di costa, grandi porti commerciali, turismo, diportismo, pesca, aree marine protette e una forte concentrazione di attività economiche direttamente legate al mare. E’ proprio questa sovrapposizione di interessi a rendere particolarmente significativo il dato regionale.
Pesca illegale, Liguria seconda in Italia
Uno dei numeri più pesanti riguarda la pesca illegale. Nel 2025 in Liguria sono stati contestati 539 reati, un dato che colloca la regione al secondo posto nazionale in questa voce, dietro alla Sicilia. Un fenomeno che interessa direttamente la tutela degli ecosistemi marini e delle risorse ittiche. A livello nazionale Legambiente ha registrato 4.338 reati di pesca illegale e il sequestro di oltre 11 mila attrezzi e reti, con questi ultimi in aumento del 52,7% rispetto al 2024. Per una regione nella quale la pesca rappresenta una componente storica dell’economia delle comunità costiere, il dato assume un peso particolare. Dalla pesca professionale alla piccola pesca, fino alla commercializzazione del prodotto ittico, il rispetto delle regole diventa anche una questione di tutela delle risorse disponibili e di concorrenza tra operatori.
La nautica, un altro fronte caldo
C’è poi il capitolo della nautica da diporto e delle violazioni del Codice della navigazione. In Liguria sono stati accertati 319 reati, secondo dato nazionale dopo la Campania. Il fenomeno acquista una dimensione particolare in una regione nella quale porti turistici, approdi e attività legate alla nautica sono disseminati lungo l’intero arco costiero. Il rapporto nazionale segnala, peraltro, un aumento del 17,4% dei reati relativi alla navigazione e alla nautica da diporto rispetto al 2024, arrivati complessivamente a 2.646. Non si tratta dunque solo di un problema legato alla presenza di grandi infrastrutture portuali. La pressione interessa anche il rapporto quotidiano tra imbarcazioni, coste, aree sottoposte a tutela e attività turistiche.
Da Ventimiglia a La Spezia, una costa sotto pressione
Il dato regionale va letto tenendo conto delle profonde differenze che caratterizzano la costa ligure. A Ponente, tra Imperia e Savona, la pressione è strettamente intrecciata al turismo, alla nautica e alla presenza di numerosi approdi. Nel Savonese, inoltre, la componente industriale e portuale aggiunge ulteriori elementi di complessità. Il Genovesato concentra invece una delle principali infrastrutture portuali del Mediterraneo e una grande quantità di traffici e attività marittime. Qui il rapporto tra ambiente, portualità e controllo delle attività in mare assume inevitabilmente una dimensione particolarmente rilevante. A Levante, tra il Golfo del Tigullio, le Cinque Terre e il Golfo della Spezia, entrano in gioco anche la forte presenza turistica e la necessità di proteggere aree marine e territori di elevato valore naturalistico. Il rapporto di Legambiente, però, non fornisce nel comunicato una suddivisione dei 1.581 reati tra le quattro province liguri. Per questo il dato regionale non può essere automaticamente attribuito a uno specifico territorio provinciale.
Il paradosso italiano: meno reati, ma anche meno controlli
Il confronto con il resto d’Italia rende il dato ligure ancora più evidente. Nel 2025, sulle coste italiane sono stati accertati 20.490 reati, mentre le sanzioni amministrative sono state 37.680. Complessivamente, Legambiente parla di un quadro nazionale in diminuzione rispetto al 2024. Ma nello stesso periodo sono diminuiti anche i controlli e le attività sanzionatorie. E’ una delle questioni centrali sollevate dall’associazione: il numero dei reati accertati non coincide necessariamente con la dimensione reale del fenomeno, perché dipende anche dalla capacità di controllare il territorio e individuare le violazioni. Ed è proprio in questo scenario che il +9% della Liguria assume un significato particolare: mentre il dato nazionale scende, quello ligure cresce e porta la regione tra le prime cinque d’Italia.
Inquinamento e cemento: le altre emergenze
La pesca e la nautica non esauriscono il quadro. A livello nazionale, il principale capitolo di “Mare Monstrum 2026” è quello dell’inquinamento, con 7.317 reati, pari al 35,7% del totale. Seguono il ciclo illegale del cemento, con 6.189 reati, e la pesca illegale con 4.338. Sono numeri che riportano al centro due problemi particolarmente sensibili anche per le coste liguri: la qualità delle acque e la pressione urbanistica sul territorio costiero. La costa ligure, del resto, è un territorio nel quale gli spazi disponibili sono limitati e la competizione tra residenza, turismo, infrastrutture, portualità e tutela ambientale è strutturale. Ogni fenomeno di abusivismo, scarico illecito o alterazione del territorio assume quindi un peso che va oltre il singolo episodio.
Un campanello d’allarme per la Liguria
Il dato più significativo restituito da “Mare Monstrum” non è soltanto il numero assoluto dei reati. E’ soprattutto la sua direzione. Con 1.581 reati e un aumento del 9% in un anno, la Liguria si trova oggi al quinto posto nazionale, alle spalle di Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Le quattro regioni tradizionalmente più esposte concentrano complessivamente il 53,6% dei reati accertati lungo le coste italiane. Legambiente chiede un rafforzamento dei controlli, del sistema nazionale di protezione ambientale, degli interventi sulla depurazione e sulle reti fognarie, oltre a misure contro l’abusivismo edilizio, le occupazioni illegali del demanio e la pesca illegale. Per la Liguria, la fotografia restituita dal rapporto è dunque quella di una costa sottoposta a una pressione crescente. Il mare rimane una delle principali ricchezze della regione, ma i numeri del 2025 raccontano anche quanto sia complesso proteggerlo: tra pesca, nautica, porti, turismo e tutela ambientale, il confine tra sviluppo e pressione sul territorio rimane uno dei nodi centrali della costa ligure.