Fondi Pnrr sfruttati solo al 50%

La parità di genere nel Pnrr: obiettivo raggiunto solo a metà

Lombardia prima per risorse e avanzamento Liguria avanti nell’attuazione sanitaria. Il Piemonte in posizione intermedia.

La parità di genere nel Pnrr: obiettivo raggiunto solo a metà

La parità di genere rappresenta una delle tre priorità trasversali del Piano nazionale di ripresa e resilienza, insieme al sostegno alle giovani generazioni e alla riduzione dei divari territoriali. Secondo l’analisi di Openpolis, sono 56 le misure che contribuiscono, direttamente o indirettamente, a questo obiettivo, per un valore complessivo di circa 98,4 miliardi di euro. Nonostante l’entità delle risorse stanziate, l’attuazione procede con una certa lentezza: alla fine del 2025 risultava infatti speso meno della metà dei fondi disponibili, pari al 45,5%. La Lombardia rappresenta il modello della grande capacità di investimento, la Liguria quello dell’efficienza nell’attuazione, mentre il Piemonte si colloca in una posizione intermedia.

Le iniziative più rilevanti, a livello nazionale, riguardano il potenziamento degli asili nido e del tempo pieno scolastico, il sostegno all’imprenditoria femminile, la certificazione della parità di genere nelle imprese, il rafforzamento dei servizi sanitari territoriali e gli interventi destinati ad aumentare la partecipazione delle donne nei percorsi di formazione e nelle professioni Stem. Si tratta di misure che mirano ad affrontare le principali cause delle disuguaglianze di genere, favorendo una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro e una migliore conciliazione tra vita professionale e familiare. Uno degli strumenti più innovativi introdotti dal Pnrr riguarda le clausole occupazionali inserite negli appalti pubblici. Le imprese beneficiarie delle risorse del piano avrebbero dovuto destinare almeno il 30% delle nuove assunzioni a donne e giovani under 36. Tuttavia, i dati raccolti dall’Autorità nazionale anticorruzione mostrano come questo meccanismo sia stato applicato in maniera piuttosto limitata. Su oltre 316mila gare bandite, la clausola è stata inserita soltanto in circa un terzo dei casi, mentre nella maggioranza dei bandi non compare alcun riferimento a tale obbligo. Questo rappresenta uno dei principali limiti evidenziati dall’analisi di Openpolis, poiché riduce l’impatto diretto del Pnrr sull’occupazione femminile.

La situazione nelle nostre regioni

Nel Nordovest emergono differenze significative tra Lombardia, Piemonte e Liguria. La Lombardia si distingue come una delle regioni più avanzate sia per quantità di risorse assegnate sia per capacità di attuazione degli interventi. Per quanto riguarda le misure dedicate all’imprenditoria femminile e alla certificazione della parità di genere, la regione ha ricevuto circa 44,7 milioni di euro e presenta un livello di avanzamento superiore alla media nazionale. Ancora più rilevanti sono i risultati ottenuti nell’ambito delle Case della comunità, una delle principali infrastrutture della sanità territoriale previste dal Pnrr. Con 277 milioni di euro assegnati, la Lombardia è la regione che ha beneficiato delle maggiori risorse e può contare sul numero più elevato di strutture già operative (150 case di comunità). Questi presidi assumono una particolare importanza anche per la promozione della parità di genere, poiché possono ospitare consultori, servizi dedicati alla maternità e percorsi di supporto per le donne in condizioni di fragilità o vittime di violenza.

La Liguria si caratterizza invece per la rapidità nell’utilizzo delle risorse disponibili. Pur disponendo di finanziamenti inferiori rispetto alla Lombardia, la regione registra uno dei livelli di avanzamento più elevati a livello nazionale nella realizzazione delle Case della comunità. Oltre il 70% delle risorse previste risulta già erogato, un dato che colloca la Liguria tra le realtà più virtuose del Paese nell’attuazione della missione Salute del Pnrr. In un contesto nazionale segnato da ritardi e difficoltà operative, la capacità ligure di trasformare rapidamente i finanziamenti in interventi concreti rappresenta un elemento particolarmente significativo.

Il Piemonte, pur non emergendo tra le regioni maggiormente citate per volume di investimenti o per avanzamento finanziario, partecipa comunque alle principali linee di intervento dedicate alla parità di genere. Le misure relative al sostegno dell’imprenditoria femminile, al rafforzamento dei servizi educativi, allo sviluppo delle competenze digitali e all’inclusione lavorativa delle donne interessano anche il territorio piemontese. Tuttavia, dall’analisi di Openpolis non emergono dati che collochino la regione tra i casi più avanzati o più critici, lasciando un quadro meno definito rispetto a quello di Lombardia e Liguria. Nel complesso, l’esperienza delle tre regioni mostra come il successo delle politiche per la parità di genere non dipenda soltanto dall’ammontare delle risorse disponibili, ma anche dalla capacità di trasformarle in servizi e opportunità concrete. Resta tuttavia aperta la questione dell’efficacia complessiva delle misure del Pnrr nel ridurre i divari di genere, soprattutto alla luce della limitata applicazione delle clausole occupazionali che avrebbero dovuto favorire direttamente l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro.

 

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