Gli adolescenti italiani che usano l’Intelligenza artificiale generativa sono il 51,8%: tra loro, quelli che hanno dichiarato di usarla per scopi scolastici, sono il 41%. Come in molti altri settori della vita quotidiana di ogni cittadino, anche per quanto riguarda la scuola l’avvento dell’Intelligenza artificiale pone interrogativi nuovi e sfide che ci portano su terreni in gran parte inesplorati. Per cercare di capire un po’ meglio la questione, sempre tenendo uno sguardo rivolto all’ambiente scuola, la fondazione Openpolis ha raccolto qualche dato e alcune riflessioni. «Da un lato appaiono evidenti le potenzialità di questi strumenti come supporto all’apprendimento di ragazze e ragazzi. Dall’altro non vanno sottovalutati i rischi di un uso non appropriato. Questo infatti può esporre a cessione inconsapevole di dati personali, manipolazioni, bias discriminatori e assimilazione di informazioni false. Ciò può compromettere il reale sviluppo cognitivo e le capacità di pensiero critico dello studente».
Oltre a un confronto con la situazione europea, che vede una quota più alta di adolescenti usare l’Ai (66,4%, di cui oltre la metà per scopi scolastici), l’indagine della fondazione mette in relazione l’accesso consapevole a questo strumento come uno dei capitoli della lotta alla povertà educativa. Il gap digitale tra chi può permettersi certi strumenti e chi no esiste, per cui anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sui minori non è solamente una questione da relegare all’ambito tecnologico. «L’Unione europea, con l’AI Act del 2024 – spiegano da Openpolis – ha classificato come “ad alto rischio” i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell’istruzione. Questo perché tali strumenti, se progettati e utilizzati in modo inadeguato, possono avere conseguenze negative sul percorso dei ragazzi. Possono incidere sull’accesso o meno degli studenti a determinati percorsi formativi, valutare i risultati dell’apprendimento e perpetuare discriminazioni storiche. Anche la recente legge nazionale sul settore, la 132/2025, promuove un approccio antropocentrico e delega il governo a potenziare l’alfabetizzazione all’Ia e le discipline Steam nelle scuole. Proprio per rafforzare le competenze di studenti e formatori, introducendo anche limiti anagrafici per la tutela dei dati dei minori. Più recentemente, il governo ha approvato in via definitiva un decreto legislativo che introduce ulteriori misure tra cui l’inserimento dell’Ia nell’ambito dell’educazione civica e la formazione stabile dei docenti, con uno stanziamento di 100 milioni di euro per contrastare i rischi legati all’uso improprio di piattaforme e social. Com’è evidente quindi anche dal punto di vista normativo ci troviamo di fronte a un contesto in continua evoluzione. Una dinamica che riflette il tentativo delle istituzioni di accompagnare una trasformazione tecnologica destinata ad avere un impatto crescente anche sul mondo dell’istruzione. Tuttavia le tutele normative, da sole, non sono sufficienti: serve un profondo lavoro di formazione e informazione all’uso critico degli strumenti».
Il diritto a un uso consapevole
Sono molti però anche gli studenti che non usano l’Intelligenza artificiale. Tra loro, la quota che non usa l’Ai per questioni relative alla privacy o alla sicurezza dei dati sono solo il 2,7% del totale (in Europa la media è del 4,5%). Il 74,6% della quota che dichiara di non fare uso dell’Ai ha spiegato di non sentirne il bisogno. I dati riguardano gli ultimi 3 mesi del 2025, e la platea è stata tra i ragazzi da 16 a 19 anni. In Italia il 3% dei giovani non usa l’Ai perché non sapeva della sua esistenza (e il dato è sotto la media europea, che è del 4,4%). C’è un altro dato che merita una riflessione: in Italia l’8,6% dei giovani che non usano l’Ai ha dichiarato di non sapere come farlo (la media europea è del 7,3%), e il tema richiama direttamente la questione delle competenze digitali. «Come accade per molte innovazioni tecnologiche – concludono da Openpolis – il punto centrale non è tanto la diffusione dello strumento in sé, quanto la capacità di utilizzarlo in modo consapevole. Le applicazioni di intelligenza artificiale generativa possono infatti offrire opportunità importanti per l’apprendimento, l’accesso alle informazioni e lo sviluppo di nuove competenze. Allo stesso tempo pongono questioni rilevanti legate all’affidabilità dei contenuti prodotti, alla tutela dei dati personali, ai possibili bias incorporati nei modelli e al rischio di un utilizzo passivo delle tecnologie. In questa prospettiva, assume particolare importanza il ruolo della scuola e delle politiche pubbliche. L’Italia si è già dotata di un primo quadro normativo attraverso la legge 132 del 2025. Tale norma contiene disposizioni e deleghe al governo in materia di intelligenza artificiale. Tra queste, si introducono anche alcune limitazioni legate all’età per l’accesso ad alcuni strumenti di Ai».