L'inchiesta sulle generazioni di impresa

Ereditare non significa saper dirigere

Il premio “Di padre in figlio” fotografa un sistema chiamato a trasferire competenze e responsabilità.

Ereditare non significa saper dirigere

Il problema non è soltanto chi prenderà il posto del padre. Il vero interrogativo è se, insieme alla poltrona, passeranno di mano anche competenze, relazioni, cultura d’impresa e capacità di decidere. È qui che si gioca una delle partite più delicate per il capitalismo italiano: il ricambio generazionale nelle imprese familiari. La 15ª edizione del premio «Di padre in figlio – Il gusto di fare impresa» riporta il tema al centro dell’agenda economica (candidature fino al 30 aprile). L’iniziativa, nata nel 2008, raccoglie le storie di imprenditori almeno di seconda generazione alla guida di aziende con sede legale in Italia e fatturato superiore ai 10 milioni di euro. E i numeri delle candidature raccontano un tessuto produttivo tutt’altro che fermo. Il 52% delle candidature arriva dal Nordovest, il 25% dal Nordest, mentre il restante 23% si distribuisce tra Centro e Sud e Isole. A dominare è il metalmeccanico, con il 29,5%, seguito da Food & Beverage (18,6%) e manifatturiero (13,6%). Una fotografia che conferma il peso delle imprese familiari nella spina dorsale industriale del Paese. Ma dietro la continuità si nasconde una vulnerabilità. Secondo i dati diffusi dal Premio, circa il 90% del know-how nelle imprese familiari resta ancora nelle mani del fondatore. Un patrimonio enorme di conoscenze e relazioni che rischia però di diventare un punto debole se il trasferimento non viene preparato per tempo. La successione, dunque, non può più essere considerata un fatto privato della famiglia. E’ una scelta industriale. Significa decidere quando delegare, come costruire una governance più strutturata, quali competenze affidare ai successori e, soprattutto, quanto spazio lasciare a manager e professionisti esterni alla famiglia. La stessa impostazione del Premio va in questa direzione. Le categorie della XV edizione includono apertura del capitale e della governance, donne al comando, giovani imprenditori, innovazione, internazionalizzazione, oltre a fratelli al comando, piccole imprese e storia e tradizione. Non solo, dunque, la capacità di conservare ciò che è stato costruito, ma quella di trasformarlo. Il messaggio per il sistema economico è netto: ereditare un’impresa non significa automaticamente saperla guidare. La nuova generazione dovrà dimostrare di saper difendere il patrimonio del passato e, contemporaneamente, mettere in discussione modelli, mercati e processi. E’ questa la differenza tra una successione riuscita e una semplice successione. Nel primo caso cambia il vertice, ma l’impresa acquista nuove energie. Nel secondo cambia soltanto il nome sulla porta.