L'inchiesta sulle energie rinnovabili

Energie rinnovabili nel Nordovest: siamo tra i primi ma in netto ritardo

Nonostante la crescita delle fonti rinnovabili registrata in questi ultimi anni, sostiene l’Osservatorio Aree Idonee e Regioni di Legambiente, nessuna delle Regioni italiane può affermare di aver dato tutto il suo contributo rispetto agli obiettivi del 2030.

Energie rinnovabili nel Nordovest: siamo tra i primi ma in netto ritardo

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale. 

Il superamento della crisi energetica passa anche dallo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’ha detto persino il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue Considerazioni finali sul 2025 presentate a Palazzo Koch a fine maggio. E quello che è successo nei mesi scorsi, a seguito della guerra in Iran, è lì a confermarlo.

Ma come siamo messi? Stando ai grafici del governatore emerge che dal 2010 al 2025 la quota di energia prodotta da rinnovabili è salita dal 23 al 41% circa, riducendo la generazione a carbone. Solo che ci stiamo muovendo più lentamente degli altri Paesi europei: in Spagna e in Germania si sfiora il 60%.

Il quadro nazionale

Per capire qual è la situazione delle rinnovabili in Italia partiamo dai numeri forniti dal rapporto di Legambiente “Italia Rinnovabile”. Nel 2025 la produzione da fonti rinnovabili ha raggiunto complessivamente 127.978 GWh, coprendo il 41,1% del fabbisogno elettrico nazionale. L’anno prima, però, avevamo fatto meglio arrivando a 130.937 GWh pari al 41,9%, mai raggiunto nella storia italiana per quanto riguarda la copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili. La fonte che ha prodotto più energia pulita nel 2025 è stato il solare fotovoltaico con 44.294 GWh/a, vale a dire il 34,6% della produzione totale da fonti rinnovabili e pari al 14,2% dei consumi complessivi del Paese. Il secondo contributo più importante è quello che arriva dall’idroelettrico che nel 2025 ha prodotto 41.365 GWh/a e ha contribuito a coprire il 13,3% dei consumi totali italiani. L’eolico si ferma a 21.360 GWh/a, rappresentando il 16,7% della produzione totale da fonti rinnovabili e il 6,9% dei consumi complessivi, mentre la geotermia con i suoi 5.260 GWh/a prodotti in questo ultimo anno rappresenta il 4% della produzione elettrica totale e l’1,7% dei consumi elettrici nazionali.
Un trend che, comunque cresce: infatti, limitatamente ai primi tre mesi del 2026, secondo Terna, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata di 1.639 MW.

D’altra parte, l’Italia si è fissata l’obiettivo di installare 80.001 MW aggiuntivi di potenza rinnovabile all’anno fino 2030. E a fine marzo 2026, secondo gli ultimi dati disponibili di Terna, eravamo a 26.532 MW, pari al 33,2% dell’obiettivo. Un dato che, in mancanza di politiche di accelerazione nello sviluppo delle fonti rinnovabili desta preoccupazione: considerando la media delle installazioni annue dal 2021 al 2025, pari a 4.979 MW, l’Italia raggiungerebbe il suo obiettivo fra 10,7 anni, con un ritardo di ben 5,7 anni rispetto al 2030.

Le nostre regioni

Diciamo che l’analisi del Nordovest presenta un quadro tra luci e ombre. La parte del leone la fa sicuramente la Lombardia che a livello nazionale è la regione con la maggior potenza installata, con un totale di 12.559,8 MW, grazie ai 6.016,5 MW di solare fotovoltaico e ai 5.610,7 MW di idroelettrico. Ed è la stessa Lombardia che fa registrare i valori più alti, in termini di potenza assoluta, per queste due tecnologie.

Va molto bene anche il Piemonte, terzo nella classifica nazionale, che può vantare una potenza totale di 7.221,4 MW suddivisa principalmente tra 3.776 MW di fotovoltaico e 3.075,9 MW di idroelettrico. In mezzo si colloca la Puglia con un totale di 8.299 MW spinti sia dal fotovoltaico (4.137,8 MW) che dall’eolico (3.791,1 MW), una risorsa prevalentemente meridionale.

Le note dolenti riguardano Valle d’Aosta e Liguria. Ma se la regione montana si salva con 1.118,8 MW di idroelettrico, la Liguria arriva a produrre un totale di energia rinnovabile di soli 574,1 MW.
Nonostante la crescita delle fonti rinnovabili registrata in questi ultimi anni, sostiene l’Osservatorio Aree Idonee e Regioni di Legambiente, nessuna delle Regioni italiane può affermare di aver dato tutto il suo contributo rispetto agli obiettivi del 2030. A marzo 2026, l’unica ad aver installato più della metà del suo obiettivo è il Lazio che con 2.782 MW di nuova potenza realizzati a partire dal 2021, è attualmente in surplus di 1.315 MW rispetto a quanto definito dal Decreto Aree Idonee per marzo 2026, raggiungendo il 58,5% della potenza a lei assegnata pari a 4.757 MW: di questo passo raggiungerebbe l’obiettivo con un anno di anticipo rispetto al 2030. Lombardia e Piemonte figurano, invece, tra le cinque regioni (le altre sono Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto) che a marzo hanno superato il 40% del loro obiettivo in vista del 2030: la Lombardia con 3.671 MW su un totale di 8.766 MW (41,9%), il Piemonte con 2.088 MW su un totale di 4.991 MW (41,8%). Liguria e Valle d’Aosta, invece, sono in ritardo. Quest’ultima, in particolare, «coi suoi 35 MW installati in 5 anni (una media di 7 MW l’anno) a fronte dei 328 da installare al 2030 – si legge nel rapporto di Legambiente “Italia Rinnovabile” – si trova attualmente al 10,7% del suo obiettivo e, continuando a questo ritmo, lo raggiungerebbe fra quasi 42 anni, con un ritardo di ben 37 anni».

 

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