L'inchiesta sulle energie rinnovabili

Nordovest al centro della svolta verde

Secondo il rapporto «Scacco matto alle rinnovabili» di Legambiente, registrato un record di nuova potenza installata nel 2025. Oltre il 69% dei progetti, però, è ancora fermo nelle procedure autorizzative.

Nordovest al centro della svolta verde

La sfida delle energie rinnovabili passa anche dal Nordovest. Lombardia, Piemonte e Liguria sono chiamate a contribuire in modo decisivo al raggiungimento degli obiettivi energetici nazionali, in un momento in cui l’Italia continua a scontare ritardi autorizzativi e ostacoli burocratici che frenano la transizione energetica.

Secondo il rapporto 2026 «Scacco matto alle rinnovabili» di Legambiente, a gennaio risultavano in fase di valutazione 1.781 progetti da fonti rinnovabili in tutta Italia. Di questi, ben 1.234, pari al 69,3% del totale, erano ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica Via Pnrr-Pniec. Altri 160 progetti aspettavano la determina del Consiglio dei Ministri e 88 il parere del ministero della Cultura e degli enti regionali competenti. Un dato particolarmente significativo se si considera che 17 progetti attendono una risposta addirittura da prima del 2021. Inoltre, nel 2025 il numero dei nuovi progetti sottoposti a Via è crollato del 75%.Nonostante queste difficoltà, il 2025 ha segnato un anno record per le rinnovabili. A fine anno la potenza installata complessiva in Italia ha raggiunto 81.479 MW, con un incremento di 7.176 MW rispetto all’anno precedente. Le fonti rinnovabili hanno contribuito alla produzione di 65,7 TWh di elettricità, di cui 44,3 TWh provenienti dal solare e 21,4 TWh dall’eolico. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030 il Paese dovrà installare oltre 11 GW di nuova capacità ogni anno, un ritmo sensibilmente superiore a quello attuale.
In questo scenario la Lombardia rappresenta una delle aree strategiche per la crescita delle energie pulite. La regione concentra una parte rilevante della domanda energetica nazionale grazie alla presenza del più importante sistema industriale italiano. L’espansione delle rinnovabili viene considerata essenziale non solo per ridurre le emissioni, ma anche per garantire energia competitiva alle imprese e rafforzare la sicurezza energetica del territorio. La Lombardia parte inoltre da una posizione relativamente avanzata sul fronte della pianificazione e dell’individuazione delle aree destinate ai nuovi impianti.

Più complessa la situazione del Piemonte, che nel rapporto di Legambiente compare tra le regioni interessate da casi simbolo di opposizione agli impianti rinnovabili. Nel 2026 sono stati censiti due nuovi casi di blocco. Ad Altavilla Monferrato, in provincia di Alessandria, un impianto agrivoltaico da 990 kW distribuito su circa 22.500 metri quadrati di terreni agricoli è finito al centro di un contenzioso che coinvolge amministrazioni locali, comitati e proprietari confinanti. Un secondo caso riguarda l’area di Pontestura, nel Casalese, dove diversi comitati territoriali si sono mobilitati contro nuovi impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Accanto ai casi di opposizione, il Piemonte offre però anche esempi virtuosi. Legambiente cita infatti il progetto agrivoltaico di Alfiano Natta, nel Monferrato, come una buona pratica di dialogo tra istituzioni, territorio e sviluppatori. Dopo un percorso complesso e un confronto supportato anche da pronunciamenti amministrativi, il progetto è stato migliorato e autorizzato, dimostrando come sia possibile conciliare produzione energetica, attività agricola e tutela del paesaggio.

Per la Liguria la sfida assume caratteristiche differenti. La limitata disponibilità di superfici pianeggianti e la forte urbanizzazione rendono più complessa la localizzazione di grandi impianti a terra. Proprio per questo la regione dovrà puntare su una pianificazione particolarmente accurata, sullo sviluppo delle comunità energetiche, sull’utilizzo delle coperture industriali e sul rafforzamento delle infrastrutture energetiche che collegano il sistema portuale e logistico ligure al resto del Nord Italia. La transizione energetica rappresenta infatti un passaggio fondamentale anche per la competitività dei porti e delle attività industriali legate alla blue economy.

A livello nazionale, Legambiente ha censito negli anni 108 casi di blocchi alle rinnovabili, di cui 18 soltanto nel 2026. Parallelamente, però, emergono segnali incoraggianti: dal 2009 a oggi sono state concluse positivamente 384 procedure Via e Via Pnrr-Pniec, pari al 66% del totale delle valutazioni effettuate. Un dato che, secondo l’associazione ambientalista, dimostra una crescente capacità delle imprese di presentare progetti sempre più compatibili con le esigenze ambientali e territoriali. La sfida per Lombardia, Piemonte e Liguria è dunque la stessa: accelerare autorizzazioni e investimenti senza rinunciare alla qualità progettuale. Il Nordovest dispone delle competenze industriali, tecnologiche e infrastrutturali per diventare uno dei principali motori della transizione energetica italiana. Ma per riuscirci sarà necessario ridurre i tempi burocratici, favorire il dialogo con i territori e trasformare le rinnovabili da terreno di scontro a opportunità di sviluppo economico, occupazionale e ambientale.