L'inchiesta sull'energia nucleare

Energia nucleare si (ri)parte con più consensi

A quasi quarant’anni dai referendum del 1987, tenutisi a un anno e mezzo dopo il disastro di Chernobyl, che decretarono l’uscita dell’Italia dalla produzione elettronucleare, e dopo il referendum del 2011, in questo caso all’indomani dell’incidente di Fukushima, che bloccò le intenzioni del Governo di Silvio Berlusconi di ripartire con le centrali nucleari, nelle agende dei nostri politici l’argomento si ripresenta in primo piano.

Energia nucleare si (ri)parte con più consensi

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.

Si torna a parlare di nucleare. Concretamente. Nei giorni scorsi il Parlamento ha dato il via libera, col voto del Senato, alla legge delega sul nucleare sostenibile già approvata dalla Camera: 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni. A quasi quarant’anni dai referendum del 1987, tenutisi a un anno e mezzo dopo il disastro di Chernobyl, che decretarono l’uscita dell’Italia dalla produzione elettronucleare, e dopo il referendum del 2011, in questo caso all’indomani dell’incidente di Fukushima, che bloccò le intenzioni del Governo di Silvio Berlusconi di ripartire con le centrali nucleari, nelle agende dei nostri politici l’argomento si ripresenta in primo piano.

C’è chi applaude, Governo e Confindustria in primis, c’è chi, invece, dice che non risolverà i nostri problemi energetici, come le ong ambientaliste Greenpeace Italia Wwf o Legambiente.
In ogni caso, non che da domani potremo ritrovarci una centrale nucleare a pochi passi dal giardino di casa.

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Cosa prevede il decreto legge approvato

La legge stabilisce che nei prossimi dodici mesi il Governo (elezioni permettendo) sarà chiamato ad adottare uno o più decreti legislativi che dovranno definire l’intero ciclo nucleare, dalla produzione alla localizzazione degli impianti, fino al combustibile, ai rifiuti radioattivi e allo smantellamento. Tra le questioni più spinose che andranno affrontate ci saranno sicuramente la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la localizzazione dei siti che accoglieranno gli impianti e la gestione dei rifiuti radioattivi (che saranno di vario genere, dalle scorie ai rifiuti di bassa e media intensità che arrivano dalle vecchie centrali fino ai rifiuti radioattivi ospedalieri.

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Tra le altre cose, andranno definite anche le tecnologie da adottare. Detto che il principio fissato dal Parlamento è quello della neutralità tecnologica, i decreti del Governo dovranno individuare le tipologie di impianti ammissibili sulla base di sicurezza, sostenibilità e maturità delle tecnologie. Al vaglio dei tecnici ci sono gli “Small Modular Reactor” (Smr), piccoli reattori a fissione da circa 300 megawatt, modulari e modulabili, cioè sono composti da piccole unità di dimensioni di un container, progettati per essere costruiti in serie e poi assemblati sul posto che appartengono alla terza generazione avanzata, e gli “Advanced Modular Reactor” (Amr) della quarta generazione che useranno raffreddanti e combustibili innovativi e sono simili ai precedenti.
I primi impianti, prevede il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, dovrebbero entrare in funzione nel 2033-2034.

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Aumenta il consenso

In Italia (ma anche nel resto del mondo), la sindrome NIMBY (dall’inglese Not In My Back Yard, “non nel mio cortile o giardino”) ha numerosi seguaci. E vi lascio immaginare cosa possa accedere nel momento in cui si definirà la localizzazione degli impianti… Sembra però che, al contrario di quanto successo in occasione dei referendum del 1987 e del 2011, il favore della popolazione sia in crescita. Già lo scorso anno, l’indagine “Gli italiani e il nucleare”, realizzata da Swg per conto di Sogin su un campione rappresentativo di Italiani maggiorenni, attestata che la metà degli italiani era a favore della costruzione di centrali nucleari di nuova generazione, con il 17% di assolutamente favorevoli e il 31% di moderatamente positivi, mentre abbastanza contrario si diceva solo il 15% degli intervistati. In forte riduzione rispetto al passato coloro che si professavano in totale disaccordo: solo il 14%, quasi la metà di coloro che si dicevano del tutto contrari in un analogo sondaggio sul medesimo campione del 2024, quando gli italiani contrari a prescindere al nucleare risultavano il 24%.

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Ancor più interessante quanto rilevato da Spin Factor, società di consulenza strategica e di comunicazione integrata per istituzioni e aziende che, attraverso Human, la propria piattaforma proprietaria di ascolto della rete integrata con l’intelligenza artificiale, ha misurato le conversazioni online fra il 23 e il 25 settembre, dopo l’approvazione del ddl delega sul nucleare sostenibile, insieme all’evoluzione del sentiment, sempre nella Rete, dal 2022 ad oggi: l’orientamento risulta positivo, col 42%, e supera di circa 4 punti quello negativo col 38,1%. Il risultato è significativo perché documenta una inversione di tendenza dell’opinione pubblica: appena 4 anni fa nella conversazione sul nucleare il sentiment negativo col 33,4% prevaleva sul positivo col 28,5%.
Non vanno, però, nascosti i timori per lo smaltimento delle scorie che emergono nel 54,5% delle conservazioni sul tema, insieme alla preoccupazione per i tempi lunghi nella realizzazione delle nuove centrali nucleari, di fronte all’urgenza di raggiungere l’indipendenza energetica.

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