Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.
Le cronache dei nostri giornali e tg devono spesso riportare le notizie di aggressioni, pestaggi, episodi di violenza vari nei confronti di medici, infermieri o di operatori socio-sanitari. Sui social scorrono filmati e reel che testimoniano episodi di violenza in ambulatori, pronti soccorso o reparti di ospedali. Con qualcuno che, magari, se ne vanta pure!
Spesso si tratta di forme di violenza provenienti dagli stessi pazienti o dai loro caregiver, che si traducono in aggressioni fisiche, verbali o di comportamento. Il fenomeno delle aggressioni è particolarmente avvertito nell’ambito dei servizi di emergenza-urgenza, che risultano maggiormente sensibili ed esposti a tali eventi avversi; ma non ne sono esenti persino gli ambulatori veterinari.
I dati nazionali
Tenendo pur conto che i dati acquisiti da quasi tutte le Regioni a volte risultano parziali o incompleti e che le segnalazioni delle aggressioni avvengono su base volontaria, dalla “Relazione attività anno 2025” dell’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio-sanitarie (ONSEPS) si evince che nel 2025 in Italia ci sono state quasi 18mila aggressioni (17.956 per la precisione, praticamente una cinquantina al giorno), che hanno coinvolto 23.367 operatori – dato che un singolo episodio può interessare più persone – oltre un migliaio in più rispetto all’anno precedente.
Entrando nel dettaglio del fenomeno, il sesso femminile è quello maggiormente colpito, con una percentuale che supera il 60% nella prevalenza delle regioni (in linea con la composizione del personale del Servizio Sanitario Nazionale, dove oltre il 65% degli operatori sono donne). La fascia d’età più colpita è generalmente quella compresa tra i 30 e i 49 anni, che rappresenta la parte più attiva della forza lavoro sanitaria. Il personale in maggior misura coinvolto (55%) è quello infermieristico (prevalente tra il personale complessivo), seguito da medici (16%) e operatori socio-sanitari (OSS) (11%). Il 12% delle segnalazioni, poi, riguarda altre categorie professionali, come dipendenti non sanitari e operatori nei front office (3%), vigilanti, soccorritori, ecc. (9%).
Il fenomeno si verifica soprattutto in ambito ospedaliero, con il Pronto Soccorso, i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) e le Aree di Degenza come luoghi più critici. Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da familiari/caregiver e si conferma, come nel 2024, una netta prevalenza di aggressioni verbali (69%) rispetto a quelle fisiche (25%) e contro la proprietà (6%).
Gli episodi nel Nordovest
Purtroppo nelle regioni del Nordovest le segnalazioni di azioni violente contro gli operatori sanitari abbondano. La Lombardia è il territorio dove se contano di più, anche perché ha più residenti e un numero di strutture sanitarie notevoli, spesso meta anche di pazienti provenienti da ogni parte d’Italia: nel 2025 sono state raccolte 3.568 segnalazioni che hanno coinvolto 4.826 operatori. Un terzo di queste ha comportato anche un’aggressione di carattere fisico e in più di un caso su 10 si sono dovuti registrare anche dei danni contro la proprietà. In merito alla tipologia dell’aggressore, in oltre due terzi dei casi si è trattato dell’utente/paziente che veniva visitato.
Numeri simili, proporzionati al numero di abitanti, si sono registrati in Piemonte. Gli episodi segnalati sono stati 1.621 e hanno interessato 2.207 operatori sanitari. Poco meno di un quarto (425) delle segnalazioni ha indicato anche un’aggressione di carattere fisico, mentre in più di un caso su 10, come in Lombardia, si sono dovuti registrare anche dei danni contro la proprietà. In ben 1.091 aggressioni i protagonisti negativi sono stati gli utenti o i pazienti e in 906 casi i loro parenti, caregiver o conoscenti.
Sono state, invece, 658 le aggressioni segnalate in Liguria nel 2025 e hanno coinvolto 1.133 operatori sanitari. Quasi una su quattro (175) ha comportato anche un coinvolgimento di carattere fisico, mentre in 53 casi sono stati registrati anche dei danni contro la proprietà. Anche qui in due terzi dei casi ad aggredire gli operatori sanitari è stato l’utente/paziente.
Le differenze dei dati con alcune regioni, comunque, sono legate anche alla diversa capacità di raccolta dati, dato che ci sono Regioni con sistemi di monitoraggio delle aggressioni già avviati da diversi anni e altre che sono partite da poco. Inoltre, come specifica la “Relazione attività anno 2025” dell’ONSEPS,
«è indispensabile considerare che un risultato più elevato è probabilmente indice di una cultura della segnalazione più diffusa piuttosto che di un numero di aggressioni più alto rispetto alle altre Regioni».
I dati di alcune federazioni professionali
Il fenomeno delle aggressioni ai danni dei professionisti sanitari e socio-sanitari è stato in diversi casi monitorato anche dalle diverse federazioni professionali attraverso la distribuzione di questionari agli ordini territoriali.
Così all’ordine nazionale degli psicologi (oltre 150.000 iscritti) hanno risposto in 275 segnalando che 66 di loro hanno subito un totale di 102 aggressioni, prevalentemente (94) di tipo verbale, la maggior parte in studio/ambulatorio privato (41), ma anche a domicilio (33) o nell’ambito di servizi psichiatrici.
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici ha avuto 240 risposte su un totale di circa 10.500 iscritti: una quindicina ha segnalato più di 32 aggressioni totali subite, tra verbali e fisiche, in aumento di circa 4 volte rispetto al dato registrato nel 2024.
Oltre 500 le risposte arrivate dagli iscritti (circa 75mila in tutto) alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Fisioterapisti Italiani. Circa il 30% dei rispondenti sono in Lombardia, il 10% nel Lazio, meno del 9% in Puglia, il resto suddivisi nelle restanti Regioni: da queste si evince che i fisioterapisti aggrediti sono stati 98 per un totale di 228 casi, 23 dei quali ha avuto una componente fisica.
Tanti gli iscritti alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri che hanno risposto al loro questionario, ben 7.641 che hanno evidenziato 2.401 aggressioni (155 anche di carattere fisico), di cui quasi un terzo subite in un ambulatorio pubblico e più di una su sei in un reparto di degenza.
Ma è soprattutto la Federazione Nazionale Ordine Professionale degli Infermieri a segnalare il maggior numero di risposte e di casi di aggressione. Gli iscritti che hanno detto di essere stati coinvolti sono stati 2.771, mentre le aggressioni subite sono state addirittura 13.067 (2.023 anche di carattere fisico), di cui ben 1.711 in Lombardia.
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