L'inchiesta sulle aggressioni in corsia

L’intervista a Teresa Marchetti: «Si lavora sulla prevenzione e si offre sempre un supporto»

L'intervista a Teresa Marchetti, direttore Servizio Prevenzione e Protezione dell’Aou Maggiore della Carità di Novara, che analizza il fenomeno e restituisce un punto di quanto messo in campo finora.

L’intervista a Teresa Marchetti: «Si lavora sulla prevenzione  e si offre sempre un supporto»

Teresa Marchetti, direttore Servizio Prevenzione e Protezione dell’Aou Maggiore della Carità di Novara, analizza il fenomeno e restituisce un punto di quanto messo in campo finora.

Secondo i dati Istat, ogni giorno in corsia avvengono 50 aggressioni a danno del personale sanitario: cosa determina secondo voi questo fenomeno?

«Le cause possono essere molteplici: lunghe attese per ricevere la prestazione richiesta, sovraffollamento soprattutto nei servizi di emergenza-urgenza, aumento del livello di aggressività in generale nella attuale società, scarso “filtro” da parte della medicina di base che comporta il riversarsi eccessivo dell’utenza verso gli ospedali. Inoltre potrebbero anche essere fatte riflessioni sul come è cambiato negli anni il sentore del cittadino rispetto al ruolo di autorevolezza e autorità di coloro che esercitano delle professioni mediche».

Vi sentite “sotto attacco”?

«Per il momento, almeno a Novara, ancora no. Sicuramente però anche nella nostra Azienda si riscontra un costante aumento del fenomeno che va di pari passo con la maggiore attenzione e sensibilità dei lavoratori alla problematica in questione. Ciò si estrinseca soprattutto in una migliore consapevolezza nel denunciare gli eventi con l’obbiettivo di far emergere il problema nella sua reale entità».

Qual è la situazione a Novara ed eventualmente quali azioni di prevenzione sono state messe in campo?

«In Aou Maggiore della Carità di Novara è stato creato un Gruppo di lavoro aziendale che si occupa del tema in questione ed è stata redatta una specifica procedura aziendale per la segnalazione degli episodi e per la chiamata dei numeri di emergenza interni ed esterni. Nella nostra azienda, in analogia a quanto anche riportato dall’Onsep, il fenomeno delle aggressioni verso gli operatori sanitari si concentra principalmente al Pronto Soccorso, dove abbiamo di recente implementato l’impianto di videosorveglianza e dove è prevista la costante presenza di una guardia giurata armata. Abbiamo inoltre tappezzato l’ospedale di poster in varie lingue indicanti che le aggressioni al personale sanitario sono dei reati con pene anche decisamente pesanti, sperando che ciò abbia effetto deterrente. Da diversi anni si cerca, inoltre, di intervenire sul fronte della formazione degli operatori, organizzando corsi di formazione per il personale sulla gestione delle situazioni conflittuali, a cura della SS Prevenzione e Protezione e della SS Psicologia Clinica, con parte pratica svolta da docenti di arti marziali esperti in autodifesa. Oltre a ciò la SS Rischio Clinico e Qualità svolge corsi per le modalità comunicative di eventi spiacevoli e avversi, che spiega come approcciarsi con l’utenza in caso di comunicazione di cattive notizie. Viene inoltre offerto, al personale che ne fa richiesta, un servizio gratuito di supporto psicologico a cura della SS Psicologia Clinica. In ultimo segnaliamo che nel pomeriggio del 25 febbraio 2026, al Palazzo del Governo, a margine della riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, è stato sottoscritto il “Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto degli atti di violenza e delle aggressioni contro gli esercenti le professioni sanitarie”. Il documento è stato siglato dal Prefetto di Novara, Francesco Garsia, dal direttore generale dell’Aou Stefano Scarpetta e dal direttore generale dell’Asl di Novara Angelo Penna. L’iniziativa risponde alle previsioni della legge 11 del 2020 e alle direttive del Ministero dell’Interno volte a tutelare chi opera nei contesti sanitari di emergenza-urgenza».

Questo fenomeno violento scoraggia i giovani dall’intraprendere la professione?

«Al momento non abbiamo elementi per affermarlo, forse la scarsa “attrattività” delle professioni medico-sanitarie fra i giovani può essere dovuta a una molteplicità di fattori e non solo a questo fenomeno».