Abbandono scolastico e città, il rapporto che c’è tra i ragazzi che lasciano gli studi e il territorio in cui abitano nel nostro Paese è invertito rispetto al resto d’Europa. Lo rivela un’indagine di Openpolis pubblicata a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico. Il 1° settembre infatti la fondazione ha annunciato che l’Italia è finalmente rientrata negli obiettivi dell’Agenda Europea sui livelli minimi di abbandono scolastico sotto il 9%. Il dato nazionale, per il 2025, di giovani tra 18 e 25 anni che abbandonano il ciclo di istruzione è dell’8,2%. Nelle città italiane però la quota sfiora il 9,5%, diminuendo sensibilmente (fino al 7%) man mano che si passa nelle aree rurali o meno urbanizzate. Questa è la prima grande differenza con il resto dei territori europei, dove è nelle città che ci sono meno abbandoni.
Le differenze interne
«Per comprendere meglio tale tendenza – così da Openpolis – abbiamo approfondito i dati raccolti e pubblicati da Istat per la commissione periferie. Questi, sebbene meno aggiornati di quelli nazionali appena visti, consentono di ricostruire il fenomeno in modo più disaggregato, per i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane oggetto di rilevazione nel 2021». Si nota, in questo grado di dettaglio, un’altra differenza, che è quella tra i territori del Nord e del Sud Italia, anche se non è così netta. La classifica delle prime 14 città per abbandono scolastico vede infatti Catania al primo posto, con più di un quarto dei giovani che ha lasciato la scuola prima del diploma (26,5% del totale della fascia anagrafica 18.25 anni). Seguono Palermo (19,8%) e Napoli (17,6%). A metà classifica si trova la prima città del Nordovest, Genova, con il 13,8%, al 6° posto. Milano e Torino si trovano più in basso, al 10° e 11° posto, con rispettivamente il 12,4% e il 12,3% di abbandoni.
Gli abbandoni precoci tra le studentesse sono meno frequenti: «Tra le ragazze di 18-24 anni – scrivono gli autori della ricerca – gli abbandoni precoci sono meno frequenti. Al primo posto si registra Catania con il 23,7%. Seguono alcune delle maggiori città del mezzogiorno come Palermo (18,1%), Napoli (15,7%), Messina (12,5%) e Cagliari (11,7%)».
Un altro dato preso in considerazione nello studio è quello delle famiglie: i giovani con genitori non diplomati sono più portati a seguire la stessa scelta: «L’avere i genitori a loro volta senza diploma – precisano da Openpolis – è uno dei fattori che influisce più frequentemente sulla scelta dei giovani di lasciare il percorso di studi, come abbiamo avuto modo di raccontare in passato. A testimonianza di come questo fenomeno contribuisca a irrigidire l’ascensore sociale. Oltre un terzo di chi ha lasciato la scuola precocemente ha i genitori senza diploma a Catania (36,5%). Quote significative anche a Cagliari (31,9%) e Palermo (29,1%)».
I quartieri con più famiglie con figli in disagio sono quelli con più abbandoni scolastici precoci. Nelle aree subcomunali delle città metropolitane si osserva un altro fenomeno legato all’ambiente in cui i giovani crescono e vivono: il rapporto tra i nuclei con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o percettore di una pensione da lavoro e il totale delle famiglie di quell’area è più elevato in relazione agli abbandoni scolastici precoci. Anche in questo caso si osserva una maggiore incidenza (fino al 10%) nelle aree del Mezzogiorno: tra quelle del Nord Italia la situazione peggiore è nel quartiere Villaretto di Torino, dove l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico è del 3,9% mentre il grado di abbandono scolastico precoce è al 26%. Segue l’area Ca Nuova di Genova (3,5% di incidenza con abbandono a 23,9%) e ancora Torino, con la Borgata Monterosa (3,5% e 23,5% di abbandono). «Intervenire alla radice di questo svantaggio socio-economico, che talvolta si traduce in un abbandono vero e proprio della scuola, ma molto più spesso in bassi apprendimenti e dispersione implicita, è cruciale per migliorare le prospettive future di ragazze e ragazzi che nei prossimi giorni inizieranno (o, purtroppo, non inizieranno) l’anno scolastico», conclude il report di Openpolis.