Il muro del 15° giorno

A metà mese il conto è già vuoto: tante le famiglie in difficoltà

Giovani precari e pensionati tra i più esposti.

A metà mese il conto è già vuoto:  tante le  famiglie in difficoltà

Arrivare a fine mese diventa sempre più difficile. E per molte famiglie piemontesi la difficoltà comincia molto prima: intorno alla metà del mese il conto corrente è già quasi a secco. In media, le disponibilità liquide si esauriscono tra il 15° e il 16° giorno. A Torino va ancora peggio: la soglia critica arriva attorno al 14° giorno. E’ la fotografia scattata dalla ricerca «Il Muro del 15° Giorno», coordinata dal dottor Stefano Santin, componente del Comitato Interministeriale Edufin, nell’ambito delle attività degli OCC Piemonte per la Coesione Sociale.

Dietro i numeri ci sono situazioni molto concrete: la spesa da fare, una bolletta da pagare, l’affitto che incombe, una rata che non può essere saltata. E quando lo stipendio non basta più, il rischio è di ricorrere a un prestito per pagare quello precedente. E’ il cosiddetto “finanziamento a catena”, uno dei segnali più preoccupanti fotografati dallo studio.

In Piemonte il 25% dei lavoratori è considerato working poor, con un reddito inferiore agli 850 euro netti al mese, mentre il 28% delle famiglie ricorre stabilmente allo scoperto bancario. Il reddito disponibile reale medio è di 1.547 euro.

La situazione cambia da provincia a provincia. Torino è in fondo alla classifica, con il 14° giorno come punto di rottura, anche per il peso degli affitti, dei trasporti e della precarietà nel settore dei servizi. Alessandria e Biella arrivano al 15° giorno; Asti e Vercelli al 16°. A Novara e Cuneo si raggiunge mediamente il 17°, mentre il Verbano Cusio Ossola arriva al 18°, favorito anche dagli effetti del lavoro transfrontaliero in Svizzera. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni: per loro i soldi finiscono già tra il 12° e il 13° giorno. Il reddito medio è di 1.420 euro e il 68% ha un contratto a tempo determinato. Fragili anche le famiglie monoreddito e quei pensionati che, per aiutare figli e nipoti, finiscono a loro volta per indebitarsi. Il dato più significativo riguarda però il credito: il 41% dei nuovi finanziamenti concessi in Piemonte nel 2024-2025 è stato utilizzato per chiudere debiti precedenti, contro il 32% della Lombardia. Una spirale che può trasformare una difficoltà temporanea in sovraindebitamento. La legge prevede strumenti per affrontarla, dalla ristrutturazione dei debiti alla liquidazione controllata fino all’esdebitazione, anche attraverso procedure familiari.

E il problema non sembra destinato a risolversi rapidamente. Tra il 2004 e il 2024 il potere d’acquisto dei redditi reali piemontesi è sceso del 3,5%. Lo studio stima inoltre una possibile crescita del 12% delle richieste legate al sovraindebitamento. «Dietro ogni percentuale c’è una storia umana», ricorda Santin. E quando una famiglia deve scegliere, già a metà mese, tra fare la spesa e pagare una bolletta, il problema non è più soltanto economico: riguarda la possibilità stessa di guardare al futuro con serenità.