Il commento di Stefano Ribaldi*

«Hayez, Boldini, Casorati. Moda e costume nella società moderna»

*autore e produttore TV.

«Hayez, Boldini, Casorati. Moda  e costume nella società moderna»

di Stefano Ribaldi*

Lavorare a Torino nella sede storica Rai di via Cernaia è stata una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita professionale. Il Palazzo, uno dei gioielli degli anni ’60 ideato dagli architetti Aldo Morbelli e Domenico Morelli, rappresentava l’impronta fortemente tecnologica volta a valorizzare nella sua ossatura in acciaio con i prospetti geometrici in vetro la produzione industriale di cui Torino costituiva l’emblema nazionale.
La cultura abbondava nelle sue sale di registrazione da quella musicale dove Arturo Benedetti Michelangeli tenne un famoso concerto eseguendo un programma interamente dedicato a Fryderyk Chopin, di cui conservo ancora le copie su nastro, a quella teatrale dove ho potuto collaborare alle messe in scena di Dario Fo, Giorgio Strehler e Paolo Poli.
Uno degli aspetti più eccitanti erano le riunioni in una sala dove campeggiava il bellissimo quadro di Felice Casorati dal titolo Concerto: lo stile inconfondibile, la gestione geometrica dei volumi e le atmosfere sospese del suo Realismo Magico riempivano la stanza ispirando bellezza.
Per questo ho trovato assai felice l’iniziativa della prossima mostra «Hayez, Boldini, Casorati. Moda e costume nella società moderna» che dal 31 ottobre al 4 aprile occuperà le sale del Castello Visconteo Sforzesco di Novara.
Curata da Elisabetta Chiodini, l’esposizione attraversa più di un secolo, dai primi anni dell’Ottocento agli anni Venti del Novecento, mettendo accanto dipinti, abiti e accessori. Non dunque una mostra sulla moda e neppure soltanto una mostra di pittura, ma il racconto di come una società abbia imparato a mostrare se stessa. Perché nell’Ottocento l’abito parla. Dice a quale classe si appartiene, quale ruolo si occupa, quanto denaro si possiede. Esprime soprattutto la condizione della donna, il suo progressivo affacciarsi sulla scena pubblica, il rapporto tra corpo e convenzioni sociali.
La pittura diventa un formidabile documento sociale. Hayez non dipinge soltanto volti: attraverso tessuti, posture e dettagli costruisce l’identità dei suoi personaggi. Con Boldini tutto accelera. Le sue donne sembrano possedere la tela come si impossessano della modernità: abiti che diventano movimento, pennellate nervose, corpi finalmente meno immobili. De Nittis porta l’eleganza nella vita urbana, mentre Corcos trasforma il ritratto femminile in una dichiarazione di carattere.
Poi arriva il Novecento. Con Casorati quella società sembra improvvisamente fermarsi e guardarsi allo specchio. La figura perde qualcosa della seduzione mondana di Boldini e acquista una nuova inquietudine.
Anche l’abito cambia: le forme si semplificano, il corsetto scompare, il corpo conquista libertà.
Tra gli accostamenti più suggestivi annunciati dal curatore Foglie d’autunno di Giuseppe De Nittis dialoga con un abito in velluto della sartoria milanese Marianna Cantelli appartenuto a Costanza Adamoli Gibbs.

*autore e produttore TV.