C’è una Milano che si attraversa di corsa e una Milano che chiede di essere guardata. E’ quella che dalla Stazione Centrale si allunga verso nord-est, seguendo il tracciato della Martesana, passando per quartieri, cortili e luoghi che custodiscono storie spesso invisibili. E’ qui che, dal 2 al 4 ottobre, torna il Milano Centrale Festival, arrivato alla 4ª edizione, a ingresso gratuito, con l’ambizione di trasformare per qualche giorno questo angolo di città in un grande spazio espositivo diffuso. Non una mostra concentrata in un unico edificio, dunque, ma un itinerario da percorrere. Fotografia contemporanea, videoarte, installazioni, performance ed editoria d’artista accompagneranno il pubblico dalla Centrale verso via Melchiorre Gioia e lungo la Martesana, in un dialogo continuo tra opere e luoghi. Sono oltre trenta gli artisti coinvolti, tredici i curatori e sedici le sedi della manifestazione. Il punto di partenza è l’arte, ma il vero oggetto della ricerca è anche la città. L’area interessata dal Festival ha radici lontane: la storia del Naviglio risale al Quattrocento, mentre oggi i quartieri che lo affiancano raccontano una Milano in rapida evoluzione, capace però di conservare comunità, architetture, memorie e luoghi dall’identità particolare.
«Con il Festival si consolida il lavoro di promozione territoriale che Chippendale Studio svolge durante tutto l’anno» spiega il direttore artistico Luca Panaro, indicando nei quartieri a nord della Stazione Centrale,da Ponte Seveso alla Maggiolina, dal Villaggio dei Giornalisti a Cassina de’ Pomm e Greco, un patrimonio di potenzialità creative ancora da esplorare. La scelta più interessante è forse proprio quella di portare l’arte fuori dai suoi spazi abituali. Durante il Festival si potrà incontrare un’opera in una lavanderia self-service, in un box auto trasformato in project room o all’interno di un furgone Iveco. Ci saranno inoltre la chiesa Santa Maria Goretti, gli spazi di BiG – Borgo intergenerazionale Greco e una parete affacciata sulla Martesana trasformata in schermo per una proiezione video. La nuova edizione introduce inoltre quattro progetti site-specific, pensati e prodotti in relazione diretta con i luoghi che li ospitano. Erica Bardi, negli spazi di BiG, recupera attraverso una ricerca d’archivio la memoria di una vecchia fotografia: protagonista è un grande mostro di cartapesta trainato da un gommone sulla Martesana, immagine rimasta nei ricordi degli anziani della zona. L’artista lo fa idealmente uscire dalla fotografia, disseminandone frammenti e indizi nel cortile dell’ex Cascina Conti. Alla Biblioteca Morando, Sonia Lenzi presenta invece due videoinstallazioni nate nei pressi della Stazione Centrale e dedicate a Bianca Maria Morpurgo e Sara Sofia Kaufmann, sopravvissute alla deportazione ad Auschwitz-Birkenau. Luca Mantovani guarda alla Casa Melandri di Giò Ponti attraverso dettagli, forme e colori, mentre Simone Bergantini utilizza la Chippendale Box per interrogarsi sulle condizioni della visione e sul rapporto tra immagine, dispositivo e contesto. Accanto ai progetti speciali, altre ricerche che mettono in discussione il modo in cui guardiamo le immagini. Rebecca Moccia, con «Cold As You Are», intreccia stampe termografiche, tessitura e suono per affrontare il tema della solitudine contemporanea. «Camere Uniche» concentra invece l’attenzione sulle possibilità della fotografia e sulle trasformazioni del suo stesso dispositivo.
E c’è un’altra novità: il premio «Chi sei oltre l’immagine?», open call internazionale dedicata a fotografia, videoarte, film sperimentale e pratiche ibride, porterà al Festival i lavori dei due artisti finalisti. Al centro, il rapporto sempre più complesso tra identità, corpo, percezione, tecnologie digitali e narrazione algoritmica.
Alla fine, il Festival propone un esercizio semplice e non scontato: rallentare. Camminare tra una sede e l’altra, seguire il corso della Martesana, entrare in un luogo che non si associa all’arte e lasciarsi sorprendere da un’immagine. Perché il progetto di Chippendale Studio non vuole soltanto portare l’arte nei quartieri: vuole permettere ai quartieri di raccontarsi attraverso l’arte.