L’aria che respiriamo nelle nostre città è buona? La domanda è annosa, ma le risposte sono sempre le stesse. E da quanto fanno notare da Isde Italia, associazione medici per l’ambiente, c’è poco da stare allegri.
Nelle nostre città la possibilità di respirare aria pulita è sempre più un miraggio
Il gruppo di specialisti ha analizzato i dati raccolti in 27 città italiane, scattando una fotografia a metà 2026, per verificare il rispetto della normativa attualmente vigente in vista di quanto ci raccomanda di fare l’Oms entro il 2030. Il lavoro in questione si intitola «Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane», ed è realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e la Clean Cities Campaign: raccoglie i dati ufficiali delle reti regionali Arpa e Appa. Abbiamo pochi anni di tempo non solamente per rientrare nei parametri dati sulle concentrazioni in atmosfera di PM10, PM2,5, biossido d’azoto e ozono, ma per adeguarci ai nuovi livelli che nel 2030 saranno più stringenti. «Per il PM10 – fanno sapere da Isde – la normativa vigente consente una concentrazione media giornaliera superiore a 50 µg/m³ per non più di 35 giorni all’anno. La nuova Direttiva europea, dal 2030, abbasserà la soglia giornaliera a 45 µg/m³, consentendo al massimo 18 superamenti. Lo stesso valore di 45 µg/m³ è indicato dall’OMS, che raccomanda però di non superarlo per più di tre o quattro giorni l’anno».
PM10: il record del capoluogo lombardo (e delle città del Nordovest)
Nei primi 6 mesi del 2026 la stazione di rilevamento posta in viale Marche a Milano aveva già fatto registrare giorni oltre il limite di PM10 in atmosfera, ossia 50 microgrammi per metro cubo (µg/m³). Sono state 49 le giornate sopra il valore di 45 µg/m³, il valore in vigore dal 2030. Un’altra stazione del capoluogo lombardo compare in 4ª posizione nella classifica del PM10, quella posta a Città Studi, oltre i limiti per rispettivamente 25 e 36 giorni. Il limite di 18 giorni di superamento ammesso al 2030 è già stato infranto, nei primi 6 mesi del 2026, anche da diverse altre città, tra cui Torino, Venezia, Padova, Vicenza, Parma, Brescia, Bergamo e Bologna.
In Lombardia l’ozono sfonda tutti i limiti: l’allarme di Legambiente
Il confronto con l’anno passato riporta situazioni molto eterogenee: ogni città è un sistema a sé
Guardando l’andamento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il quadro si scompone ulteriormente, stazione per stazione. Se quella posta in viale Marche nel 2025 aveva segnato 3 giorni in meno di superamento del limite, quella di via Meucci a Bergamo ha fatto registrare quasi il doppio di giorni quest’anno rispetto al 2025 (25 contro 14). Le differenze riguardano le singole stazioni: nel caso di Torino se in via Rubino i giorni di sforamento sono rimasti gli stessi nelle due annate (23), alla stazione di Rebaudengo la differenza è decisamente più marcata (35 contro 27).
Genova è la città meno inquinata tra quelle prese in esame
Tra le 27 città monitorate, il capoluogo ligure è quella con meno giorni di sforamento per i livelli di PM10. In Corso Firenze la stazione ha sforato i limiti un giorno soltanto, mentre in Corso Europa la situazione è rimasta nei ranghi.
PM2,5 e biossido d’azoto: le altre categorie
Quello dei PM2,5 è il particolato che non ha limitazioni particolari giornaliere. Esiste solamente una media annua da non sforare, stabilita dalla normativa a 25 µg/m³. Dal 2030 la direttiva europea introdurrà una soglia giornaliera di 25 µg/m³, da non superare più di 18 volte all’anno, e una media annua di 10 µg/m³. L’Oms raccomanda invece un valore giornaliero di 15 µg/m³, da superare al massimo tre o quattro volte l’anno, e una media annua di 5 µg/m³. I dati raccolti dall’indagine di Isde dimostrano che le nostre città hanno già superato queste soglie decine di volte dall’inizio dell’anno, con i capoluoghi di Lombardia e Piemonte in cima alle classifiche. In questa rilevazione Genova mostra grandissimi passi avanti, con riduzioni notevoli tra il 2025 e il 2026. Per il biossido d’azoto infine la normativa attuale prevede una media annuale di 40 µg/m³ da non superare, mentre al 2030 entrerà in vigore un limite giornaliero di 50 µg/m³. Diversi i dati indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che stabiliscono un limite giornaliero di 25 µg/m³ una media annua di 10 µg/m³ da non superare. Neanche a dirlo, anche questi valori nelle nostre città sono ampiamente disattesi.
L’indagine del 2025 promossa da Isde aveva confermato il ruolo dei combustibili fossili nel trasporto stradale, nel riscaldamento degli edifici e nel trasporto marittimo, come uno dei principali responsabili del superamento dei livelli di inquinamento. Ridurre queste emissioni, quindi effettuare dei cambiamenti in questa direzione cambiando auto (o modo di spostarsi) e adeguando gli impianti di riscaldamento, ridurrebbe già in modo sensibile il problema, migliorando la qualità dell’aria che respiriamo e portando anche un beneficio al contrasto della crisi climatica, che mai come questa estate ci sta presentando il conto.
Tuttavia, da qui al 2030 ci sarà da lavorare parecchio, se vogliamo rispettare le indicazioni che mettono al sicuro la nostra salute nelle città che abitiamo.