Inchiesta sul cambiamento climatico

Preoccupa la siccità nei campi del Nordovest

Da noi le situazioni più difficili sono tra Lombardia e Piemonte, dove sono concentrate le coltivazioni di alcune colture tra le più consumate dappertutto, come riso, grano e mais (per non parlare del vino).

Preoccupa la siccità nei campi del Nordovest

Risuona ancora l’eco della terribile siccità che aveva colpito i territori del Nordovest nell’estate del 2022, ma in questa prima parte dell’estate 2026 gli agricoltori guardano al cielo con molta preoccupazione. L’assenza quasi totale di precipitazioni e l’aumento delle temperature stanno causando fortissimi danni alle coltivazioni, che corrono rischi altissimi. Tra campi e ore di lavoro «evaporate», il settore primario rischia di pagare un conto da 1,5 miliardi di euro, secondo le stime di Cia – Agricoltori italiani.

Da noi le situazioni più difficili sono tra Lombardia e Piemonte, dove sono concentrate le coltivazioni di alcune colture tra le più consumate dappertutto, come riso, grano e mais (per non parlare del vino).

Il riso è una coltura che ha un forte bisogno di acqua, e la situazione era già resa difficile dai rincari energetici dovuti alle guerre nel Golfo Persico e in Medio Oriente. Il caldo estremo complica ulteriormente i lquadro: «La gestione della risorsa idrica – commenta il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi – sta diventando sempre più centrale per l’agricoltura, come dimostra anche il fatto che oggi in Italia circa una azienda agricola su dieci ha già avviato investimenti in sistemi di irrigazione digitale e di precisione, strumenti che permettono di ridurre gli sprechi e ottimizzare le risorse, secondo il primo Censimento in Europa sulla maturità digitale delle aziende agricole effettuato dal Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next». «Anche sui nostri territori – conclude Coldiretti Como Lecco – stiamo assistendo a una tendenza alla tropicalizzazione del clima. Per far fronte a questa situazione diventa sempre più strategico passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione, organizzandosi con interventi strutturali per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi e renderla disponibile nei periodi di necessità».

In Piemonte invece alle difficoltà dei risicoltori si aggiunge l’aumento della concorrenza estera, che vede un incremento del 10% del riso importato nel 2025 rispetto all’anno precedente (l’80% proveniente dall’Asia). «Abbiamo richiesto – così Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo – questo confronto immediato tra tutti i soggetti della filiera e le istituzioni competenti, con l’obiettivo di analizzare l’attuale situazione di mercato e l’andamento delle quotazioni, valutare interventi urgenti a sostegno delle imprese agricole e individuare strumenti concreti per garantire la tenuta del comparto. Le imprese risicole stanno affrontando una fase di estrema difficoltà che rischia di compromettere la sostenibilità economica del settore e la continuità produttiva di una coltura strategica per l’agricoltura italiana e per i nostri territori».

Emergenza caldo Dal 1961 temperature più alte di 4 gradi