Inchiesta: il Nordovest in trasferta a Vinitaly

Prodotti di qualità e numeri da record per i vini del Nordovest

Vinitaly si conferma anche punto di riferimento istituzionale, con la partecipazione, per la seconda volta in visita ufficiale, del commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Christophe Hansen, del presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana, per la terza volta, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di diversi ministri, a cominciare dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.

Prodotti di qualità e numeri da record per i vini del Nordovest

Il settore del vino in Italia ha numeri da capogiro. Innanzitutto, siamo il maggior produttore al mondo: nel 2025 l’Italia ha prodotto più di 44 milioni di ettolitri, di cui oltre il 72% di qualità: quasi 21 milioni di ettolitri di vino DOP e oltre 11 milioni di vino IGP. Il settore del vino conta circa 30.000 imprese di trasformazione, 250.000 imprese agricole nella fase iniziale della filiera, un fatturato complessivo di circa 16 miliardi di euro (indotto escluso), pari a circa un punto di PIL (di cui, nel 2024, 8,1 miliardi di euro di export), con 74.000 persone che ci lavorano.

Inoltre, i consumatori di vino in Italia sono poco meno di 30 milioni di persone, il 55% della popolazione. E se i numeri negli ultimi cinque anni risultano stabili, il raffronto con il 2011 registra una crescita di oltre 600 mila unità. Ad affacciarsi al mondo del vino sono sempre di più i giovani, per di più con grande attenzione alla qualità di quello che bevono.

Si capisce, quindi, l’importanza della 58ª edizione di Vinitaly che si è chiusa nei giorni scorsi a Veronafiere con numeri degni di rilievo: 4mila aziende in un quartiere fieristico al completo e 90mila presenze complessive, di cui il 26% da 135 nazioni (cinque in più rispetto al 2025). Per il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, è stato un successo:

«Siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato. La conferma della presenza di oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia unitamente a quella degli altri operatori profilati, testimonia la capacità della manifestazione di attrarre una domanda qualificata e di garantire un’elevata rappresentatività dei mercati. La fiera si afferma così come un’infrastruttura a sostegno dell’internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l’ingresso ai mercati esteri e sostenere concretamente la competitività del vino italiano. La presenza di mercati consolidati – come Stati Uniti, Canada ed Europa – insieme ad aree ad alto potenziale di sviluppo, tra cui Mercosur con il Brasile e India, Australia e Africa, contribuisce a creare un ecosistema orientato a generare nuove relazioni commerciali e opportunità di sviluppo».

Tra i mercati consolidati presenti a Verona si confermano Germania, Nord America (Usa e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria, a testimonianza della solidità dei principali bacini di riferimento della domanda di vino italiano.

Sul fronte delle aree più promettenti, la top 10 dei mercati a maggior potenziale comprende Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore, evidenziando un progressivo rafforzamento della presenza in aree ad alta crescita. In crescita anche l’interesse dall’Africa, con Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre in Asia Giappone e Vietnam si distinguono per dinamismo e attenzione verso le etichette del made in Italy.

Tra le novità emerge anche l’Ucraina con una presenza numerosa e qualificata di buyer. Per Gianni Bruno, direttore generale vicario:

«Veronafiere conferma la solidità organizzativa della manifestazione e la capacità di garantire continuità e qualità nelle relazioni di business anche in una fase congiunturale complicata. L’internazionalizzazione è una direttrice strategica su cui continueremo a investire: siamo già al lavoro per sviluppare nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada e Australia e raddoppieremo la presenza in Brasile, rafforzando il presidio già attivo con Wine South America. Il grado di soddisfazione espresso in questi giorni dagli espositori e dagli operatori conferma l’efficacia del percorso strategico avviato. Vinitaly è un acceleratore concreto per il posizionamento delle imprese, capace di trasformare la partecipazione fieristica in promozione e opportunità di business».

Vinitaly si conferma anche punto di riferimento istituzionale, con la partecipazione, per la seconda volta in visita ufficiale, del commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Christophe Hansen, del presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana, per la terza volta, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di diversi ministri, a cominciare dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.

 

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