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Nel Nordovest calano gli infortuni (e i morti) sul lavoro

Nel Nordovest la flessione delle denunce raccolte dall’Inail per il 2025 è in controtendenza rispetto al trend nazionale. Però la Lombardia è ancora al primo posto in termini assoluti.

Nel Nordovest calano gli infortuni (e i morti) sul lavoro

Nonostante quella del Nordovest sia la seconda area geografica del Paese per numero di infortuni sul lavoro rilevati nel corso del 2025, i nostri territori rappresentano la controtendenza più marcata – in termini statistici – per quanto riguarda il trend nazionale dell’aumento del numero di casi nel 2025 rispetto all’anno precedente. In totale, infatti, l’anno scorso ha visto la denuncia di 600mila casi, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, l’1,2% in più rispetto al 2024, che si era concluso con 594mila denunce. Ma il dato nazionale è la media tra il +3,1% delle Isole e il -1,3% nel Nordovest. Questi i poli, entro cui sono comprese le altre aree geografiche del Paese (Centro con +2,4% e Nordest, +0,6%).

Se il Nordovest è in controtendenza sulle statistiche, guardando ai dati assoluti la situazione cambia

La distribuzione territoriale delle denunce di incidenti sul lavoro vede il Nordovest dietro al Nordest (da noi nel 2025 si è registrato il 27,1% del totale, nel Nordest è la quota più elevata, 33%). Ma la Lombardia, come spesso succede quando si parla di statistiche, fa parte a pieno titolo dell’insieme di regioni che raccolgono il numero più alto di denunce. Nella classifica delle regioni per numero di denunce, la Lombardia occupa il primo posto con il 17,2% del totale. Seguono Emilia Romagna (13,3%), Veneto (12,0%) e Toscana (8,1%). Da sole queste 4 regioni raccolgono oltre la metà delle denunce presentate per infortuni sul lavoro occorsi nel 2025 in Italia.

Nel Nordovest rimane il triste primato degli infortuni mortali

Il capitolo dei casi di morti sul lavoro vede a livello generale una flessione del 4,1% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Solamente il Nordest rimane agli stessi livelli, senza perdere quote, ma l’incidenza più elevata di casi si verifica nelle nostre regioni. Il Nordovest nel 2025 ha visto oltre un quarto dei casi di morti sul lavoro nel 2025 (25,6%). Seguono il Sud (23,3%), il Nordest (21%), il Centro (19,2%) e Isole (10,9%). Anche in questa classifica sul piano delle regioni si registra il record lombardo: occupa il primo posto con il 13,6% dei decessi registrati nel corso dell’anno. Seguono Campania e Veneto (entrambi al 9,3%) ed Emilia Romagna (8,5%). I casi mortali denunciati sono stati complessivamente 1.198, segnando una diminuzione del 3,3% rispetto ai 1.239 del 2024 (41 casi in meno). Nel dettaglio si registrano 1.189 denunce mortali per i lavoratori (37 in meno rispetto all’anno precedente) e nove per gli studenti (quattro in meno rispetto al 2024).

Le modalità di accadimento

L’analisi del’Inail fornisce anche una statistica sulle modalità di accadimento degli incidenti sul lavoro, facendo una prima grande divisione tra infortuni sul luogo di lavoro durante l’attività lavorativa, che nel 2025 sono stati 414.917, lo 0,5% in più rispetto al 2024, e infortuni occorsi nel tragitto di andata o ritorno dal luogo di lavoro, 104.417 nel 2025, il 2,4% in più rispetto al 2024. «Si tratta del valore massimo del quinquennio 2021-2025 – commentano dall’Inail – superiore anche ai livelli pre-pandemici del 2019 (103.492). Gli infortuni avvenuti “fuori dall’azienda” (in itinere o in occasione di lavoro con mezzo di trasporto) sono stati complessivamente 121mila, pari al 23,4% del totale delle denunce, il valore più elevato del quinquennio 2021-2025 sia in termini assoluti che di incidenza sul totale. Per quanto riguarda i casi mortali, si registra una diminuzione del 4,1% delle denunce in occasione di lavoro (da 928 a 890 decessi) e una sostanziale stabilità di quelle in itinere (un solo caso in più, da 298 a 299 decessi), rimaste al di sotto del dato del 2019 (335). Complessivamente, il 42,6% dei decessi (506 casi) si è verificato “fuori dall’azienda”».

L’incidenza infortunistica è in calo

1.720,4 ogni 100mila occupati Istat: è il valore dell’incidenza infortunistica calcolato per il 2025 in Italia. Il dato registra una lieve flessione rispetto all’anno scorso (-0,3%). Ma rispetto al 2019, periodo pre-pandemico, la diminuzione è decisamente più marcata (-13,4%). Anche l’incidenza dei casi mortali in occasione di lavoro scende a 3,69 decessi ogni 100mila occupati, registrando una riduzione del 4,9% rispetto al 2024 (3,88) e del 5,4% rispetto al 2019 (3,90).

Sono aumentate le denunce femminili

Quasi un terzo degli infortuni denunciati nel 2025 riguarda lavoratrici (il 32,1%), e l’aumento complessivo dello 0,5% rispetto alle denunce del 2024 riguarda esclusivamente questa platea, cresciuta del 2,1%. La componente maschile rimane sostanzialmente stabile (-0,3%) nel confronto tra le due annualità. Per i casi mortali, la riduzione ha riguardato entrambi i generi: si registrano infatti otto denunce in meno per le lavoratrici, da 62 a 54 ( -12,9%), e 30 in meno per i lavoratori, da 866 a 836 (-3,5%). La quota delle donne sul totale dei decessi in occasione di lavoro nel 2025 è pari al 6,1% (circa un caso su 16). Analizzando l’età degli infortunati, si rileva una diminuzione delle denunce solo nella fascia centrale 35-49 anni (-2,0%), a fronte di incrementi diffusi nelle altre classi: +8,4% per gli over 64, +1,1% per i 50-64enni e +1,6% per i giovani fino a 34 anni. La quota maggiore di denunce in occasione di lavoro ricade sui lavoratori tra 50 e 64 anni (35,5%), seguita dagli under 35 (30,7%) e dalla fascia 35-49 anni (30,6%), mentre gli over 64 rappresentano il 3,2% (in crescita rispetto al 2,9% del 2024 e al 2,4% del 2021). Per i casi mortali, due vittime su tre hanno più di 50 anni.

Un quarto dei lavoratori infortunatisi nel 2025 è nato all’estero

Nel corso del 2025 un quarto dei lavoratori infortunatisi è nato all’estero. La quota di denunce effettuate da persone non nate in Italia nel 2025 è cresciuta del 3,7% rispetto all’anno scorso. Le denunce delle persone nate in Italia sono invece calate dello 0,5% rispetto al 2024. L’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale è in costante ascesa nel quinquennio, dal 19,4% del 2021 al 24,3% del 2025. Tendenza simile per i casi mortali: i decessi dei lavoratori italiani si riducono del 5,8% (42 casi in meno), mentre si registra un lieve incremento per la componente straniera, con quattro decessi in più (da 200 a 204) e una quota pari al 22,9% del totale (era il 15,0% nel 2021).