L'inchiesta sulle generazioni di impresa

Il passaggio generazionale è una sfida anche per i territori

Secondo una recente indagine di Deloitte Private, riportata da FocusRisparmio, un’impresa familiare italiana su tre dovrà affrontare il passaggio di leadership entro i prossimi dieci anni.

Il passaggio generazionale è una sfida anche per i territori

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.

C’è un momento in cui un’azienda familiare deve fare i conti con una domanda inevitabile: chi prenderà il testimone?

Secondo una recente indagine di Deloitte Private, riportata da FocusRisparmio, un’impresa familiare italiana su tre dovrà affrontare il passaggio di leadership entro i prossimi dieci anni. Il problema è che la preparazione non sembra procedere con la stessa velocità: soltanto il 43% delle aziende intervistate dichiara di avere un piano dettagliato per la successione della leadership familiare. La percentuale sale al 52% quando si considera specificamente il ruolo dell’amministratore delegato.

Quando il cognome non basta

Il dato racconta una caratteristica molto italiana: la volontà di mantenere il controllo dell’azienda all’interno della famiglia. Nei prossimi anni, secondo la ricerca, la quota di amministratori delegati esterni alla famiglia dovrebbe infatti diminuire in Italia, passando dal 24% al 17%. A livello internazionale, invece, la tendenza è opposta: i manager esterni al nucleo familiare sono destinati a crescere sensibilmente. Non c’è nulla di negativo, in sé, nel voler affidare l’impresa ai figli o ai nipoti. Anzi, la continuità familiare può rappresentare un importante elemento di stabilità. Ma il passaggio generazionale non può essere ridotto alla semplice trasmissione di quote societarie o alla scelta del familiare che occuperà la poltrona del padre o del nonno. Servono competenze, responsabilità definite e soprattutto un percorso preparatorio. E’ qui che molte imprese mostrano ancora qualche fragilità. Tra le difficoltà indicate dagli imprenditori italiani compaiono l’incertezza sulla direzione futura dell’azienda, la resistenza a inserire manager esterni, l’assenza di un piano sufficientemente definito e una preparazione ancora insufficiente delle nuove generazioni.

I giovani chiedono un’azienda diversa

La vera novità, però, potrebbe arrivare proprio dalle nuove generazioni. Chi si prepara a raccogliere il testimone sembra avere idee piuttosto precise sulle trasformazioni necessarie. Intelligenza artificiale e nuovi prodotti sono indicati come priorità dal 55% degli intervistati, mentre il 48% guarda all’espansione sui mercati esteri e il 36% all’innovazione tecnologica in senso più ampio. Una transizione che non significa necessariamente rompere con la tradizione. Significa, piuttosto, decidere quali elementi della storia dell’impresa conservare e quali cambiare.

La successione comincia molto prima

Un altro dato della ricerca aiuta a capire quale sia la strada scelta dalle aziende italiane. Per preparare i futuri responsabili, il metodo più utilizzato è ancora quello dell’esperienza diretta: il 52% delle imprese indica l’affiancamento alla leadership, mentre il 50% punta sull’assegnazione di ruoli formali e responsabilità, sulla valutazione delle performance e sulle discussioni relative alla pianificazione strategica. Meno frequente è invece l’esperienza professionale al di fuori dell’impresa di famiglia. Solo il 40% delle aziende prende in considerazione un percorso di questo tipo e appena il 43% dispone di una policy che richiede alle nuove leve di lavorare all’esterno prima di entrare nell’azienda familiare. A livello internazionale la quota è molto più alta, al 69%. Ed è proprio questo uno dei punti sui quali può essere utile riflettere. Per diventare il futuro titolare di un’impresa non è necessariamente sufficiente conoscere bene l’azienda di famiglia. Può essere altrettanto importante conoscere ciò che sta fuori: altre organizzazioni, altri metodi di lavoro, altri mercati e, soprattutto, altre persone.

Una sfida anche per il territorio

l passaggio generazionale, dunque, non riguarda soltanto le singole famiglie. Quando un’impresa familiare chiude, riduce la propria attività o perde competitività, le conseguenze possono coinvolgere dipendenti, fornitori, professionisti e l’intero territorio nel quale l’azienda è cresciuta. La domanda, allora, non è soltanto “chi verrà dopo?” ma “che cosa vogliamo che diventi l’azienda quando arriverà la prossima generazione?”.