Il bilancio

Per il turismo un’estate da record nel Nordovest

In Lombardia la domanda internazionale traina il mercato, in Piemonte crescono i piccoli Comuni, mentre la Liguria conferma un’occupazione superiore alla media nazionale.

Per il turismo un’estate da record nel Nordovest

L’estate 2026 consegna al turismo italiano una fotografia decisamente positiva. Tra giugno e agosto sono stati registrati oltre 276 milioni di presenze e più di 72,4 milioni di arrivi, con una crescita complessiva del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025. A crescere sono sia gli italiani sia gli stranieri: le presenze della componente domestica aumentano dell’1,6%, quelle internazionali del 2,3%. Numeri che il ministro Gianmarco Mazzi ha definito «strabilianti» e che, al di là della cifra nazionale, raccontano un fenomeno interessante soprattutto per il Nordovest: il turismo non è più soltanto quello delle grandi città o delle località balneari più note, ma si sta distribuendo sempre di più fra laghi, montagne, borghi, aree rurali e piccoli centri.

Lombardia, la forza di Milano incontra quella dei laghi

La Lombardia arriva all’appuntamento con i dati dell’estate forte di una crescita già consolidata. Nel 2025 la regione aveva superato 22,3 milioni di arrivi e 56,7 milioni di presenze, con un incremento del 7% sull’anno precedente. Significativa la componente internazionale: il 68% delle presenze lombarde proviene dall’estero, pari a circa 38,5 milioni di pernottamenti. Il 2026 sta confermando questa traiettoria. Nei primi cinque mesi dell’anno le presenze regionali hanno raggiunto 21,2 milioni, l’8,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Per il periodo giugno-settembre l’Osservatorio regionale stimava inoltre circa 27,7 milioni di pernottamenti, con una crescita del 5,9%. Nel quadro nazionale, la Lombardia non è indicata fra le regioni con il più alto tasso assoluto di saturazione delle strutture durante l’estate, ma è fra quelle che hanno registrato uno degli incrementi più importanti rispetto al 2025: +13,9%. Un dato che dice molto sulla capacità del territorio di intercettare nuova domanda. Milano continua a rappresentare un gigantesco attrattore internazionale ma il modello lombardo sta diventando progressivamente più policentrico: i laghi, in particolare, rappresentano uno dei principali motori della stagione. Sul Garda, per esempio, la domanda internazionale rimane fortissima: i turisti tedeschi rappresentano quasi la metà delle presenze e nei campeggi superano il 65%. Nel Bresciano gli stranieri avevano già rappresentato il 72% delle presenze nel 2025. Durante le settimane di Ferragosto, nella provincia di Brescia l’occupazione delle strutture si è attestata intorno al 65%. Ma il dato forse più interessante riguarda la prospettiva: i laghi sono indicati dalla Regione come l’area in maggiore crescita dopo la montagna. Anche la spesa sembra seguire la stessa direzione. Nel primo semestre 2026 l’imposta di soggiorno ha raggiunto livelli record e Milano ha toccato 66 milioni di gettito.

Piemonte, la sorpresa arriva dai piccoli Comuni

Se la Lombardia mostra la forza di un sistema turistico ormai fortemente internazionale, il Piemonte offre un’altra chiave di lettura: la crescita dei territori minori. Nei primi sette mesi del 2026 gli arrivi nei piccoli centri piemontesi sono cresciuti del 9%, mentre le presenze sono aumentate del 9,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ uno dei dati più interessanti dell’intero quadro nazionale perché significa che la crescita turistica non riguarda soltanto Torino, le Langhe o le destinazioni già consolidate. A beneficiarne sono anche territori che per anni hanno avuto una presenza turistica più marginale e che oggi possono trasformare enogastronomia, paesaggio, borghi, fiere, sagre e turismo outdoor in strumenti di attrazione. Il calendario regionale 2026 restituisce bene questa ricchezza: il Piemonte conta 10 manifestazioni fieristiche internazionali, 48 nazionali, 50 regionali e 140 locali, oltre a 247 sagre e fiere mercato regionali. E proprio la destagionalizzazione appare decisiva per una regione che non può competere con le grandi destinazioni balneari sul terreno del turismo di massa estivo. La crescita quasi a doppia cifra dei piccoli Comuni suggerisce che questa strategia sta iniziando a funzionare. Anche il rapporto con la vicina Liguria è potenzialmente importante. Le aree collinari e montane piemontesi possono infatti beneficiare dei flussi che arrivano sulla costa, mentre la fascia costiera ligure può rappresentare una porta d’ingresso verso l’entroterra piemontese. In altre parole, il turismo del Nordovest potrebbe essere sempre meno una somma di tre regioni e sempre più un unico grande territorio di viaggio, nel quale il mare conduce ai borghi, i laghi alla montagna e l’enogastronomia diventa il filo conduttore.

Liguria, il mare resta forte, ma cambia il modo di viverlo

La Liguria rappresenta naturalmente il caso più immediato da leggere alla luce dei dati estivi. Durante la stagione 2026 il tasso di saturazione OTA regionale ha raggiunto il 62,5%, sopra la media italiana e fra i valori più elevati registrati nel Paese. La Liguria è stata inoltre una delle regioni con la crescita più consistente rispetto all’estate precedente: +12,4% nella saturazione delle prenotazioni online. Ma il modello ligure sta cambiando. Il mare rimane l’elemento fondamentale, ma cresce l’interesse per borghi, sentieri, enogastronomia, piccoli centri e turismo esperienziale. La vera partita, per la Liguria, è quindi quella di trasformare il turismo dei mesi estivi in turismo di territorio. La stagione turistica tende, quindi, ad allungarsi e i territori che riescono a proporre un’offerta oltre il semplice prodotto balneare hanno maggiori possibilità di distribuire i flussi durante l’anno.

L’Italia supera Francia e Spagna sulle prenotazioni

Il dato forse più sorprendente comunicato dal Ministero non riguarda soltanto il numero assoluto delle presenze. L’Italia ha raggiunto durante l’estate un tasso di saturazione OTA del 61,8%, in crescita del 13,8% rispetto all’estate 2025. La percentuale è superiore a quella della Spagna, ferma al 54,7%, e della Francia, al 45,6%. Il dato nazionale trova una corrispondenza particolarmente evidente in Liguria e, per dinamica della crescita, in Lombardia. Ma c’è un altro elemento da non trascurare: ad agosto, mese di punta della stagione, gli arrivi sono cresciuti del 3% e le presenze del 4,2%. La componente straniera ha segnato rispettivamente +2,2% e +4,4%. Significa che i visitatori stranieri non stanno solo aumentando: tendono anche a fermarsi più a lungo. Un arrivo genera infatti un certo valore economico; una notte in più significa invece maggiore spesa potenziale per alberghi, ristoranti, commercio, trasporti, cultura e attività.

Il vero protagonista è il turista straniero

La componente internazionale è ormai una delle chiavi per leggere l’intero fenomeno. In Lombardia è già maggioritaria. In Liguria rappresenta una componente strutturale. In Piemonte contribuisce a sostenere la crescita delle destinazioni enogastronomiche, montane e dei piccoli centri. E il quadro nazionale conferma la tendenza: nel trimestre estivo le presenze straniere sono cresciute del 2,3%, contro l’1,6% del mercato domestico. Anche il comparto extra-alberghiero aveva segnato una crescita robusta, pari al 6,7%. Un segnale importante anche per il Nordovest, dove campeggi, case vacanza, agriturismi e altre formule ricettive possono diventare decisivi per portare visitatori in territori che non dispongono di una grande offerta alberghiera tradizionale.

La nuova sfida: non perdere i turisti dopo Ferragosto

Il dato di settembre offre forse la prospettiva più interessante per il futuro. La saturazione nazionale si mantiene al 56,2%, in crescita del 2% rispetto allo stesso mese del 2025. Anche in settembre l’Italia rimane davanti a Spagna e Francia, rispettivamente al 43,6% e al 35,5%. Per Lombardia, Piemonte e Liguria questa è un’opportunità concreta. In Lombardia, tedeschi e olandesi possono contribuire a mantenere vivo il turismo sui laghi anche oltre agosto. In Piemonte, settembre e autunno coincidono con uno dei periodi più forti per vino, gastronomia, fiere e borghi. In Liguria, invece, il clima favorevole e il mix fra mare, cammini ed entroterra possono trasformare settembre e ottobre in una sorta di seconda estate. È probabilmente qui che si giocherà la partita dei prossimi anni.

Non basta contare le presenze

I 276 milioni di pernottamenti nazionali sono un risultato importante, ma il numero da solo non racconta tutto. La domanda che ora dovrebbero porsi territori e operatori è un’altra: quanto valore producono queste presenze e quanto di quel valore rimane nelle comunità locali? Nel Nordovest tre modelli diversi, ma con un punto in comune: il turismo del futuro non sarà necessariamente quello dei grandi alberghi pieni per poche settimane. Sarà piuttosto un turismo più internazionale, più distribuito, più esperienziale e potenzialmente più lungo.