Indagine Istat

La violenza che comincia da bambine

L'indagine Istat 2025 racconta una realtà che riguarda anche Lombardia, Piemonte e Liguria: quasi una donna su sei in Italia ha vissuto una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni.

La violenza che comincia da bambine

Non è soltanto una questione di ciò che accade oggi. E’ una storia che, in molti casi, comincia durante l’infanzia e può lasciare tracce per decenni. E’ questo uno degli elementi più forti che emergono dalla nuova Indagine Istat sulla sicurezza delle donne, realizzata nel 2025 e diffusa il 16 settembre. La rilevazione, condotta su donne tra i 16 e i 75 anni, mette sotto osservazione per la prima volta in modo organico anche le violenze fisiche subite nell’infanzia da qualsiasi autore e alcune forme di violenza psicologica esercitate dai genitori. Il quadro nazionale è pesante: il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, circa 3 milioni di persone, dichiara di avere subito almeno una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Tra le donne straniere residenti in Italia la quota è dell’11,4%, pari a oltre 244mila donne. Il dato scende al 14,9% se si considerano insieme italiane e straniere. Ma dietro quella percentuale ci sono storie molto diverse e soprattutto emerge un elemento che riguarda da vicino anche il Nordovest: la violenza infantile raramente arriva da uno sconosciuto.

Il Nord-Ovest nel quadro Istat

Il dato territorialmente più significativo disponibile nel rapporto riguarda la violenza sessuale subita dalle donne italiane durante l’infanzia: la quota è più elevata nelle ripartizioni settentrionali e raggiunge il 10,4% nel Nordest, mentre il rapporto sottolinea in generale la maggiore presenza dei valori nel Nord rispetto al Mezzogiorno. Le nostre tre regioni fanno parte di un’area del Paese nella quale il fenomeno dell’emersione delle violenze sessuali infantili risulta particolarmente rilevante. Le ultime serie regionali consolidate sulla violenza fisica e sessuale complessiva sulle donne, però, non coincidono con la nuova rilevazione 2025 sulla violenza prima dei 16 anni. Per esempio, negli indicatori Bes relativi al 2014, la quota di donne vittime di violenza fisica era del 6,3% in Piemonte, 7,8% in Liguria e 6,1% in Lombardia, mentre quella relativa alla violenza sessuale era del 6,2%, 7,6% e 6,6%.

Quasi il 9% ha subito violenza fisica da bambina

Uno dei numeri più impressionanti dell’indagine riguarda la violenza fisica. Il 9,2% delle donne italiane dichiara di aver subito almeno una forma di violenza fisica prima dei 16 anni: circa 1 milione e 847mila donne. Tra le straniere residenti in Italia la quota è leggermente superiore, 9,6%, pari a oltre 206mila donne. La forma più diffusa è anche quella che potrebbe essere più facilmente minimizzata nella memoria familiare: spinte, strattonamenti e schiaffi. Ne riferisce l’8,1% delle italiane e il 9,3% delle straniere. Ma il dato sulle forme più gravi racconta un’altra dimensione: il 3,1% delle italiane e il 3,3% delle straniere dichiara di essere stata colpita violentemente, presa a calci, percossa con oggetti, bruciata o ferita con un’arma. Non si tratta quindi soltanto di episodi occasionali o di comportamenti classificabili come «metodi educativi» appartenenti al passato. Quando si guarda agli autori, il ruolo della famiglia diventa centrale. Tra le italiane che hanno subito violenza fisica prima dei 16 anni, il padre o patrigno viene indicato nel 27,3% dei casi, mentre amici, amici di famiglia o compagni di scuola arrivano al 25,4%. Tra le straniere il padre o patrigno sale al 36,6%, il fratello o fratellastro al 18,8% e altri parenti maschi al 12,5%. Per le forme fisiche più gravi il peso dei genitori cresce ulteriormente: il padre è indicato come autore in circa il 40% dei casi tra le italiane e nel 47,5% tra le straniere; la madre rispettivamente nel 28% e nel 43,5%.

La violenza sessuale: 8,2% tra le italiane

Tra le straniere la quota è del 3,4%. Nel confronto possibile con il 2014, limitato alle donne tra 16 e 70 anni, la quota complessiva di donne che riferiscono una violenza sessuale prima dei 16 anni scende dal 10,6% del 2014 al 7,8% del 2025. La forma più frequente è essere toccate nelle parti intime contro la propria volontà: 7,2% delle italiane e 2,8% delle straniere. Il 2,1% delle italiane e l’1,8% delle straniere è stato invece costretto a toccare le parti intime di un’altra persona. La costrizione a subire un rapporto sessuale prima dei 16 anni riguarda lo 0,8% sia delle italiane sia delle straniere. Il primo episodio avviene tra gli 11 e i 16 anni, ma tra le italiane l’8,2% delle vittime lo colloca addirittura prima dei sei anni. Chi è l’autore? Quasi sempre qualcuno che la bambina conosce. E’ forse il dato che più mette in discussione l’immagine stereotipata dello sconosciuto che aggredisce per strada. Considerando insieme violenza fisica e sessuale prima dei 16 anni, il 13,5% delle donne italiane indica almeno una persona conosciuta come autore della violenza. Per le straniere la quota è dell’11,2%. Gli sconosciuti rappresentano invece il 2,1% delle italiane e appena lo 0,6% delle straniere. Tra le persone conosciute compaiono innanzitutto i genitori: padre o patrigno sono indicati dal 2,7% delle italiane e dal 3,7% delle straniere; considerando madre, patrigno e altre figure genitoriali, il ruolo della famiglia emerge con particolare evidenza. Per la violenza sessuale gli autori sono quasi esclusivamente uomini. Quando l’autore è il padre o il patrigno, inoltre, gli episodi tendono a essere più ripetuti e vengono percepiti come più gravi. Tra le italiane, l’80,1% considera molto grave la violenza attribuita al padre o patrigno.

Il silenzio: quasi sei vittime su dieci non raccontano

C’è poi un altro numero che dovrebbe far riflettere: il 58,4% delle italiane che ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni dichiara di non averne parlato al momento dell’accaduto. Tra le straniere la quota è il 58,3%. Quando una bambina o una ragazza decide di parlarne, le persone più frequentemente coinvolte sono familiari e parenti: 29,9% tra le italiane e 25% tra le straniere. Molto più ridotto è il ricorso alla scuola: ne parla con professori o insegnanti il 2,6% delle italiane e l’1,9% delle straniere. Ancora più contenuto è il ricorso alle forze dell’ordine e ai servizi sanitari o sociali.

Le umiliazioni: quando la violenza comincia dalle parole

Non ci sono soltanto schiaffi e abusi sessuali. Il 4,3% delle donne italiane dichiara di avere subito sempre o spesso umiliazioni o svalutazioni da parte di almeno uno dei genitori prima dei 16 anni. Se si comprendono anche gli episodi avvenuti «qualche volta», la percentuale sale al 12,8%. Tra le italiane è più spesso la madre a essere indicata: 3% sempre o spesso, contro il 2,4% riferito al padre. Tra le straniere il dato è del 4,6% per gli episodi sempre o spesso e raggiunge il 14,6% considerando anche quelli occasionali. In questo gruppo è invece il padre a essere indicato più frequentemente. E c’è una relazione molto forte con la violenza fisica e sessuale: tra le italiane che riferiscono umiliazioni o svalutazioni da parte dei genitori, il 38,1% dichiara di avere subito anche violenza fisica e/o sessuale dai genitori, contro il 2,4% tra chi non riferisce quelle umiliazioni. Tra le straniere le quote sono rispettivamente 45,9% e 2,3%.

Vedere significa subire?

L’indagine Istat prende in considerazione anche la cosiddetta violenza assistita, cioè quella alla quale una bambina assiste all’interno della propria famiglia. Il 10,3% delle italiane e l’11,6% delle straniere ha assistito durante l’infanzia a violenze verbali o fisiche tra i genitori oppure a umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli. Tra le italiane, il 6,6% ha assistito a violenza verbale tra i genitori e il 2,1% a violenza fisica. Per le straniere le quote sono del 4,9% e del 2,5%. Il rapporto con la violenza subita direttamente è forte. Tra le italiane che non hanno assistito a violenza fisica tra i genitori, il 2,8% ha subito a sua volta violenza fisica e/o sessuale dai genitori prima dei 16 anni. Tra quelle che invece hanno assistito alla violenza fisica tra i genitori, la quota sale al 34,8%. Nel caso delle umiliazioni tra i genitori, si passa dall’1,9% al 25,5%. Anche assistere alla violenza contro i fratelli modifica il quadro: tra le italiane si passa dall’1,8% di chi non vi ha assistito al 28,4% di chi invece l’ha vista. Tra le straniere dal 1,7% al 29,1%.

Il problema non finisce a 16 anni

E’ forse la conclusione più importante dell’intera ricerca. Tra le italiane che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni, il 57,2% dichiara di aver sperimentato anche violenza fisica o sessuale dopo i 16 anni. La media delle italiane è del 31,9%. Tra le straniere il rapporto è analogo: 56,8% tra quelle che hanno subito violenza sessuale da bambine, contro il 27,4% del totale. Ancora più evidente è il dato relativo alla violenza fisica esercitata dal padre: tra le italiane che l’hanno subita da bambine, il 68,2% ha poi sperimentato violenza fisica o sessuale in età adulta. Per le straniere la quota è del 65,6%. Quando l’autrice della violenza fisica infantile è la madre, il dato raggiunge addirittura l’88,1% tra le straniere, mentre tra le italiane è del 64,4%. Sono associazioni statistiche, non una previsione sul destino individuale di una vittima. Non significa che chi subisce violenza da bambina necessariamente la subirà da adulta. Significa, però, che l’esposizione precoce alla violenza è fortemente associata a una maggiore frequenza di esperienze violente successive.

E quando ci sono figli, la violenza può attraversare un’altra generazione. Tra le italiane vittime di violenza da parte di mariti o compagni, il 62,1% dichiara che i figli hanno assistito agli episodi. La percentuale è del 57,3% tra le straniere. Non si tratta sempre di episodi occasionali: tra le italiane il 18,1% riferisce che i figli hanno assistito spesso, il 26,2% talvolta e il 17,8% raramente. In alcuni casi i figli vengono coinvolti direttamente nella dinamica della violenza: il 19,6% delle italiane e il 27,4% delle straniere riferisce un coinvolgimento dei figli. Le conseguenze osservate dalle madri sono diverse: ansia e paure, problemi del sonno, comportamenti aggressivi, difficoltà scolastiche e disturbi dell’alimentazione.