La cosmetica non è soltanto una questione di bellezza. Dietro creme, profumi, prodotti per capelli, make-up e detergenti c’è una filiera industriale che in Italia vale quasi 18 miliardi di euro e che trova in Lombardia il suo principale centro produttivo. E’ la fotografia scattata dal rapporto «La cosmetica in Lombardia», realizzato dal Centro Studi Assolombarda in collaborazione con Cosmetica Italia, che per la prima volta dedica un’attenzione specifica alle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. I dati, riferiti principalmente al 2025 e aggiornati a settembre 2026, delineano un settore di dimensioni rilevanti. In Italia le imprese cosmetiche sono 1.848, con circa 105mila dipendenti e un fatturato che nel 2025 ha raggiunto i 17,98 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente il giro d’affari è cresciuto del 2,5%, mentre nell’ultimo decennio la crescita media annua del fatturato è stata del 6,1%. Il baricentro dell’industria è però in Lombardia. Qui si concentrano 648 imprese, 53.500 dipendenti e 11,3 miliardi di euro di fatturato. La regione rappresenta il 35,1% delle imprese cosmetiche italiane, ma soprattutto il 51,1% degli occupati e il 63% del fatturato nazionale. Nel 2025 il fatturato lombardo è aumentato del 2,7% rispetto al 2024.
Il peso del Quadrilatero
All’interno della regione, il territorio formato da Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia rappresenta il cuore del comparto. Nel 2025 erano 434 le imprese cosmetiche presenti nell’area, con 38.961 dipendenti e un fatturato complessivo di 8,67 miliardi di euro. Sono numeri che danno la misura della concentrazione territoriale della filiera: le quattro province rappresentano oltre il 70% dell’industria cosmetica lombarda e, da sole, valgono il 23,5% delle imprese italiane del settore, il 37,1% degli occupati e il 48,2% del fatturato nazionale. In altre parole, quasi un euro su due del fatturato prodotto dall’industria cosmetica italiana passa da questo territorio. Una specializzazione che non si limita alla produzione. La Lombardia è infatti anche il principale polo italiano per l’internazionalizzazione del comparto. Nel 2025 l’export cosmetico italiano ha raggiunto gli 8,57 miliardi di euro. Di questi, quasi 6 miliardi sono riconducibili alla Lombardia, pari a circa il 70% delle esportazioni nazionali. Il solo Quadrilatero ha generato esportazioni per 3,88 miliardi di euro, il 45% dell’export cosmetico italiano. La vocazione internazionale emerge anche dal peso delle vendite oltreconfine sul fatturato: in Lombardia il 53% del fatturato cosmetico viene realizzato sui mercati esteri; nel Quadrilatero la quota è del 45%. Un dato superiore alla media del manifatturiero lombardo, che si attesta intorno al 40%.
Profumi, skincare e capelli trainano l’export
A livello nazionale, nel 2025 il prodotto cosmetico più esportato è stato quello legato alle fragranze, con 2,73 miliardi di euro, pari al 31,9% dell’export complessivo. Seguono i prodotti per la cura della pelle, con 2,18 miliardi e una quota del 25,5%, e quelli per la cura dei capelli, con 1,58 miliardi e il 18,4%. Il make-up ha rappresentato il 14,7% delle esportazioni, mentre la detergenza si è attestata al 9,6%. Proprio quest’ultima, insieme alle fragranze, ha registrato nel 2025 le dinamiche di crescita più significative: rispettivamente +6,9% e +6,4%. Anche la geografia dell’export racconta una presenza ormai globale. Gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione della cosmetica italiana, con 1,17 miliardi di euro di esportazioni e una quota del 13,7%. Seguono Francia e Germania. Interessanti, nel 2025, anche le performance verso Spagna, Polonia e Paesi Bassi, mentre sono diminuite le esportazioni verso Hong Kong e Russia.
La forza della produzione conto terzi
Una delle caratteristiche distintive della cosmetica lombarda è la presenza delle imprese che lavorano conto terzi, producendo cosmetici per altri marchi. Un modello industriale meno visibile al consumatore finale, ma centrale per comprendere la forza della filiera. Nel 2025 il fatturato italiano delle imprese cosmetiche conto terzi ha superato i 4,3 miliardi di euro. Di questi, ben 3,7 miliardi sono stati realizzati in Lombardia, quasi un terzo del fatturato cosmetico regionale. La Lombardia concentra così circa l’85% del fatturato italiano della produzione conto terzi, il 45% delle imprese e il 63% degli addetti del comparto. E’ un sistema nel quale convivono aziende produttrici, marchi italiani e internazionali, distributori e operatori specializzati. Nel complesso della Lombardia, le imprese manifatturiere rappresentano il 43,1% delle aziende e generano il 51,5% del fatturato e il 49,9% dell’occupazione. Il resto della filiera è composto da grossisti e distributori intermedi, importatori e distributori di marchi esteri. Anche la struttura dei marchi conferma la varietà del settore. Nel 2024 il fatturato lombardo risultava suddiviso in modo relativamente equilibrato tra brand italiani, attività unbrand – prevalentemente produzione conto terzi e private label – e brand esteri. Questi ultimi rappresentavano soltanto il 10,5% delle imprese, ma concentravano quasi il 40% degli addetti.
Lodi, una provincia piccola ma industrialmente pesante
Nel quadro lombardo, il caso di Lodi merita un’attenzione particolare. La provincia è storicamente specializzata nella cosmetica e i dati del rapporto mostrano un peso economico superiore a quello che potrebbe suggerire il numero delle imprese. Nel 2024 sono state censite 15 imprese cosmetiche, pari al 2,3% del totale regionale. Gli addetti erano però circa 2.300, cioè il 4,3% dell’occupazione cosmetica lombarda, mentre i ricavi raggiungevano 824,3 milioni di euro, equivalenti al 7,5% del fatturato regionale del settore. La dimensione media delle aziende lodigiane è quindi particolarmente significativa: 156 dipendenti per impresa, contro gli 83 della Lombardia e i 57 della media italiana. È un indicatore che racconta una presenza industriale strutturata, fatta di realtà produttive di dimensioni importanti. Anche l’apertura internazionale è evidente. Nel 2024 le imprese cosmetiche lodigiane hanno esportato prodotti per 297 milioni di euro, circa il 5% dell’export cosmetico lombardo. Delle 15 imprese censite, 11 svolgevano attività produttiva e concentravano oltre il 90% del fatturato cosmetico provinciale. Otto operavano inoltre nella produzione o distribuzione di un marchio nazionale.
Materie prime e tensioni internazionali: le incognite per il futuro
Se i numeri raccontano un settore solido, il quadro economico internazionale introduce però elementi di incertezza. Il rapporto, chiuso con i dati disponibili al 31 agosto 2026, segnala l’impatto delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici e sulle materie prime. Ad agosto il prezzo medio del gas naturale europeo ha raggiunto 62,1 euro per megawattora, il 90% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Il petrolio si è attestato in media a 88,1 dollari al barile, con un aumento del 30,9% su base annua. Anche diverse materie prime collegate alla cosmetica hanno registrato forti incrementi. Rispetto ad agosto 2025, i prezzi dell’acido solforico e dei solfati sono aumentati del 51,9%, mentre i composti azotati hanno segnato +31%. Guardando invece al confronto con il periodo pre-Covid, l’incremento raggiunge il 95,6% per acido solforico e solfati e il 124,3% per i composti dell’azoto. E’ dunque su un equilibrio tra crescita, innovazione e capacità di assorbire l’aumento dei costi che si gioca la prossima fase del comparto. La cosmetica lombarda arriva a questo appuntamento con una struttura industriale articolata, una forte presenza sui mercati esteri e competenze produttive consolidate. E dentro questa geografia il territorio compreso tra Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia continua a rappresentare uno dei principali motori della filiera italiana. Per il Lodigiano, in particolare, i numeri confermano una vocazione industriale precisa: poche imprese rispetto alla dimensione regionale, ma aziende mediamente più grandi, fortemente produttive e con una significativa capacità di rivolgersi ai mercati internazionali.