Il 70% delle persone che nel secondo trimestre di quest’anno avevano un lavoro (24.447.000 unità) vive nei territori del Nord Italia. E’ quello che riguarda i nostri territori da quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat sul mercato del lavoro: tra marzo e giugno di quest’anno le persone occupate sono cresciute dell’1%, (+246mila unità), mentre il tasso di occupazione delle persone tra 15 e 64 anni è cresciuto di 0,7 punti percentuali in un anno, arrivando a quota 63,4%. L’aumento è dovuto a un incremento della quota di lavoratori delle fasce d’età 25-34 anni (+1,2%) e 50-64 anni (+1,9%) negli ultimi 12 mesi. Nello stesso periodo va segnalata la flessione del numero degli occupati tra 15 e 24 anni (-0,3%), e soprattutto nei maschi (-0,5% contro il -0,1% delle femmine) e quella della fascia d’età 35-49 anni (-0,3% sempre per i maschi). Calano anche – e sono gli unici in questa sezione della rilevazione – gli occupati maschi in possesso di una laurea rispetto al secondo trimestre 2025, ma anche in questo caso la diminuzione è residuale: con un -0,6% gli occupati laureati maschi rimangono sempre all’86,2%.
Nel secondo trimestre 2026 calano anche le persone in cerca di occupazione: in tutto nel nostro Paese sono 1 milione e 534 mila i disoccupati alla ricerca attiva di un lavoro. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso il calo è del 9,8%, per un totale di 167 mila persone. «La diminuzione dei disoccupati – specificano dall’Istat – riguarda sia quanti hanno precedenti esperienze di lavoro sia quanti sono alla ricerca della prima occupazione; il calo coinvolge soprattutto coloro che cercano lavoro da almeno 12 mesi, la cui quota, sul totale dei disoccupati, scende al 47,7% (-4,3 punti), per un totale di 731 mila persone. Nella ricerca di lavoro continua a prevalere, seppur di poco poiché in calo, l’uso del canale informale: il 70,5% dei disoccupati si rivolge a parenti, amici e conoscenti (-5,0 punti in un anno) seguito dal 69,9% che ha inviato domande e curricula (+0,9 punti). In aumento anche le quote di coloro che hanno consultato offerte di lavoro (61,5%, +4,7 punti), hanno risposto o messo inserzioni (43,9%, +2,8 punti), si sono rivolti al Centro pubblico per l’impiego (35,6%, +1,0 punti) o hanno partecipato a concorsi pubblici (9,3%, +1,3 punti). Diminuisce, invece, la quota di disoccupati che dichiarano di aver sostenuto colloqui o selezioni (35,1%, -1,6%) e rimane stabile il ricorso ad agenzie private di intermediazione o somministrazione (24,3%)».
Calano anche gli inattivi, in buona misura perché calano gli scoraggiati, ossia le persone che non cercano un lavoro perché sono convinte di non riuscire a trovarlo. Rispetto al secondo trimestre del 2025 ad aver dato questa risposta alle interviste dell’Istat sono state 107 mila persone in meno (-14,2% rispetto allo stesso trimestre del 2025). Cala anche la platea di chi non cerca un lavoro per motivi familiari: nell’anno compreso tra il secondo trimestre 2025 e il secondo trimestre 2026 si sono registrate 194 mila persone in meno ad avere indicato questa situazione (-6,1%). Prosegue invece l’aumento di coloro che sono in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+173 mila, +33,6%) e di quanti sono in pensione o non interessati a lavorare (+67 mila, +4,4%).