Andare lontano

Shamwari, il lusso di ritrovare l’Africa in una storia di ricostruzione ambientale

La rubrica di viaggi di Stefano Ribaldi.

Shamwari, il lusso di ritrovare l’Africa  in  una storia di ricostruzione ambientale

di Stefano Ribaldi

All’alba il paesaggio sembra trattenere il respiro. La luce scivola sulle colline, il bush si risveglia, una sagoma si muove tra gli arbusti. A Shamwari il viaggio comincia così: imparando ad aspettare. Nel Capo Orientale sudafricano a circa 75 chilometri da Port Elizabeth questa riserva privata di 25mila ettari custodisce un’idea di ospitalità nella quale il panorama detta i tempi e gli animali restano i protagonisti.

Chiamarlo hotel è riduttivo. Shamwari è un insieme di sei lodge e un campo per esploratori, distribuiti in un territorio che alterna praterie, macchia e valli. Soprattutto è una storia di ricostruzione ambientale. Avviato nel 1990, il recupero di terreni trasformati dall’agricoltura ha consentito il ritorno di specie scomparse dall’area. Elefanti, rinoceronti e ippopotami furono reintrodotti nel 1992; altri erbivori e predatori seguirono negli anni successivi. Il paesaggio di oggi è anche il risultato di quella paziente restituzione.

L’ospitalità interpreta questa cornice attraverso atmosfere differenti. Long Lee Manor conserva l’eleganza di una dimora di gusto edoardiano: giardini curati, verande, camere affacciate sulle pianure e una grande piscina a sfioro. La casa padronale restaurata dà al soggiorno il ritmo raccolto di una residenza di campagna. Si può indugiare all’aperto, seguire con lo sguardo il movimento della luce, ritrovare dopo il safari la quiete di una stanza.

Sindile propone invece nove suite tendate, sollevate sopra la vegetazione e aperte sul fiume Bushman’s e sulle distese circostanti. Terrazze con piccole piscine private, camini e docce esterne traducono l’immaginario del campo africano in un comfort contemporaneo. La tenda diventa un osservatorio: invita a guardare fuori, a sentire la distanza dalla città, a riconoscere quanto spazio occupi normalmente il rumore nelle nostre giornate.

Le uscite in fuoristrada si svolgono all’alba e al tramonto, accompagnate dalle guide. Nella riserva vivono i Big Five: leone, leopardo, elefante, rinoceronte e bufalo. L’incontro, però, conserva l’incertezza che rende prezioso un safari.

Anche le passeggiate guidate nel bush aiutano a cambiare scala: un’impronta, un richiamo, una traccia nella polvere possono raccontare quanto un grande animale. Ogni dettaglio invita a rallentare, lasciando che sia la curiosità a guidare gli occhi.

La conservazione continua dietro le quinte. Il centro di riabilitazione, che vede impegnata una bravissima e affascinante equipe veterinaria, accoglie animali selvatici feriti o rimasti orfani, con l’obiettivo, quando possibile, di restituirli alla natura. I santuari gestiti con Born Free offrono invece rifugio a grandi felini salvati dalla cattività. E’ qui che il soggiorno acquista profondità: conoscere il lavoro necessario a proteggere quella bellezza rende diverso anche il semplice gesto di affacciarsi a una veranda.