Biella è città d’arte ma anche di lana, di birra e di paesaggi montani.
La gita fuori porta della settimana ci porta a Biella
Il cuore del centro storico è piazza Duomo, dominata dalla maestosa cattedrale di Santo Stefano: la chiesa fu costruita a partire dal 1402 in seguito a un voto fatto dalla comunità stessa alla Madonna di Oropa per la scampata pestilenza del 1399. Adiacente il Battistero di San Giovanni, uno degli edifici più antichi della città, risalente al X secolo: edificio romanico è noto per la sua struttura ottagonale e i suoi affreschi medievali; sul portale è presente un bassorilievo in marmo di epoca romana raffigurante due putti.
Un altro punto di interesse nel centro storico è Palazzo La Marmora: una Casa Museo modellata dalle 17 generazioni dei Ferrero della Marmora, oggi Mori Ubaldini degli Alberti La Marmora. Ha conservato la struttura architettonica unitaria e si distingue per l’imponente facciata neoclassica; gli arredi e i quadri testimoniano sia le vicende della famiglia, sia aspetti della storia, dell’arte e dei costumi delle varie epoche. Nell’estate 2021 è aperta per la prima volta la Grande Galleria lunga 16 metri, affacciata sul Giardino e allestita con mobili e quadri come lo fu fino al 1945. Accanto sono visitabili la Sala da Ballo con affreschi dei fratelli Galliari e la Sala del Biliardo con mostra dedicata al Risorgimento e all’amicizia tra i Savoia e i quattro fratelli Generali La Marmora Carlo Emanuele, Alberto, Alessandro e Alfonso. Al pian terreno, nella Sala del Camino, Sala dei Castelli, Salotto Verde, Sala dell’Alcova e Sala dei Motti tutto parla delle persone che sono vissute qui: da Sebastiano Ferrero, generale delle Finanze del Ducato di Milano nel ‘500, all’ambasciatore Filippo Ferrero della Marmora che suggellò matrimoni regali nel ‘700; da Raffaella, madre dei generali, ai discendenti di Leon Battista Alberti, giunti nel 1899. Il giardino affacciato su Biella è raccolto: da un lato, la Serra con un Ficus Repens centenario, dall’altro la Torre ottagonale dell’inizio del Cinquecento.
Per conoscere a fondo la storia della città è interessante esplorare il Museo del Territorio che offre una vasta collezione di pezzi che spaziano dall’archeologia alla storia naturale, passando per l’arte e la cultura materiale.
Non può mancare una sosta alla Fondazione Pistoletto, conosciuta anche come Cittadellarte, è un centro di arte contemporanea fondato dall’artista Michelangelo Pistoletto; situata in un ex stabilimento tessile, è un punto di riferimento per l’arte contemporanea e il design sostenibile. Offre un ricco programma di mostre, workshop e eventi culturali. La visita comincia nel sottotetto, caratterizzato da un soffitto a nave rovesciata, in cui è presente un’unica opera, le Porte – Uffizi (2003-2016), un microcosmo di società, nonché colonna vertebrale di Cittadellarte. A scendere, si incontra la prima sala dedicata al percorso di nascita dei Quadri specchianti, testimonianza di quella ricerca sull’autoritratto condotta negli anni Cinquanta dal maestro. Due sale, nello stesso edificio, presentano poi una selezione di opere rappresentative delle principali fasi della sua ricerca e produzione artistica: Quadri specchianti, Divisione e Moltiplicazione e Segno Arte. Altre opere, tra cui gli Oggetti in meno, create durante la pratica artistica e filosofica del maestro, accompagnano il visitatore fino alla Venere degli Stracci. A pochi passi dal cortile centrale, una seconda ex fabbrica contiene il Terzo Paradiso, uno dei più suggestivi, nonché la sede ufficiale del simbolo, che si propone di diventare il centro della rete internazionale di attività indirizzate alla trasformazione responsabile della società. Nello spazio attiguo alla sede dell’opera, vi sono inoltre le testimonianze di tutte le ambasciate del Terzo Paradiso, presenti con la loro interpretazione della formula, la formula della creazione che tutti possono usare. Le ambasciate, da Biella, si ramificano in tutto il mondo e, tramite le loro 240 bandiere, tracciano il percorso da Cittadellarte al Terzo Paradiso.
Non può mancare la sosta per gustare la cucina locale, di chiara impronta piemontese, che presenta interessanti caratteri di originalità ed è al centro di progetti di valorizzazione e salvaguardia come aspetto importante dell’identità biellese. Dalle aziende note a livello nazionale ed internazionale – come Lauretana e Menabrea – ai tanti piccoli produttori che mantengono viva la tradizione del territorio attraverso i suoi sapori, dalle aziende agrituristiche ai produttori di vino, l’enogastronomia biellese propone una grande varietà. Insieme a prodotti caseari le zuppe, le minestre e la polenta sono le vere protagoniste. Piatto tradizionale della conca di Oropa, è la “pulenta cunscia”, morbida crema di mais cotta a lungo nel paiolo, nella quale viene sciolto abbondante formaggio locale e incorporato gustoso burro di cascina. Gli stessi condimenti insaporiscono il “ris an cagnùn”, cioè riso lessato e amalgamato con toma e burro soffritto. Il riso è pure ingrediente del “mactabe”, densa minestra e piatto unico serale per molte generazioni di Biellesi, del “ris e riundele” – riso e malva – o della “minestra marià” – riso, biete o spinaci selvatici. Varietà di sapori anche per le zuppe a base di pane, tra cui eccelle la “süpa mitunà”, che in primavera si arricchisce del gusto imprevedibile – ora dolce, ora amarognolo, ora marcato – delle erbe dei prati, e che nel periodo invernale si trasforma nel sapore per l’utilizzo dei porri e del cavolo verza. Come dolce, l’arsumà, morbida spuma di uova e zucchero diluita con latte o vino, da gustare con torcetti e biscotti fragranti di forno o con le miasce, sottili cialde di farina di mais.
Oltre alla birra, merita di essere assaggiato il Ratafià di Andorno, ricavato dalla macerazione alcolica di ciliegie selvatiche, secondo una ricetta vecchia di 500 anni.