di Stefano Ribaldi
Ci sono luoghi che sembrano appartenere più all’immaginazione che alla geografia. Il Madagascar è uno di questi. Separato dall’Africa dal Canale del Mozambico, ha seguito per milioni di anni una propria storia naturale, diventando una sorta di continente in miniatura: foreste tropicali, altopiani, savane, baobab e specie animali primati che non esistono in nessun’altra parte del pianeta. E’ soprattutto lungo la costa nord-occidentale che il Madagascar mostra il suo volto più luminoso. Qui si trova Nosy Be, “l’isola grande” in lingua malgascia, affacciata su un mare caldo e disseminato di piccoli atolli. Per molto tempo conosciuta come “l’isola dei profumi”, per le coltivazioni di ylang-ylang, vaniglia, caffè e spezie, Nosy Be è oggi il cuore turistico del Madagascar. Basta però allontanarsi dalle spiagge più frequentate per ritrovare un paesaggio ancora profondamente malgascio: villaggi, piroghe, mercati, strade attraversate da zebù e una vegetazione che sembra inghiottire ogni costruzione. Il vero privilegio, però, è prendere il mare. Intorno a Nosy Be si apre l’Oceano Indiano: un universo di isole, baie e fondali corallini. Tra queste c’è Ankazoberavina, minuscola e appartata, raggiungibile in barca e abbastanza lontana da restituire immediatamente la sensazione dell’isolamento. Un’isola privata, ricoperta da una vegetazione fittissima, circondata da spiagge chiare e da un mare che cambia colore durante il giorno, passando dal turchese fino al blu profondo. Tre spiagge tutte differenti dove puoi nuotare con le tartarughe o vederle nidificare sulla riva con la successiva schiusa delle uova, mentre un’altra baia è una nursery di mille pesci colorati che permette di bagnarsi in un acquario tranquillo con tanto di piccole piscine naturali. Ad Ankazoberavina il lusso coincide soprattutto con lo spazio, il silenzio e il tempo. Pochi bungalow immersi nella natura, nessuna folla, giornate scandite dalle maree e dal movimento delle barche. Sotto la superficie dell’acqua comincia un altro paesaggio: coralli, pesci tropicali, tartarughe marine e, nella stagione delle migrazioni, le balene, le grandi presenze oceaniche. Al tramonto l’isola sembra quasi restringersi. Il mare diventa immobile e la foresta torna a farsi sentire con il saluto dei lemuri con le femmine che abbracciano i loro piccoli mentre volano alti gli ultimi esemplari al mondo di aquile pescatrici che hanno il nido sulla cima di un promontorio. L’isola è condotta da un direttore italiano che l’ha dotata di tutti i comfort occidentali oltre che di una gastronomia internazionale di alta qualità. Nosy Be rappresenta la porta d’ingresso a questo mondo, con il suo aeroporto internazionale con voli da e per l’Italia quasi quotidiani diretti grazie a Neos o con scalo con Ethiopian Airlines. Ankazoberavina ne è invece la dimensione più intima. Due modi diversi di raccontare la stessa terra, dove Africa, Asia e Oceano Indiano sembrano incontrarsi e dove il viaggio, più che nella distanza percorsa, si misura nella capacità di rallentare e di lasciarsi sorprendere dalle continue scoperte. Per saperne di più: Ankazoberavina.it.