Il commento di Enzo Bucchioni

Per Cristian Chivu un meritato centodieci e lode

Era già tutto previsto, per dirla con Riccardo Cocciante. Lo scudetto dell’Inter non ha sorpreso nessuno.

Per Cristian Chivu un meritato centodieci e lode

di Enzo Bucchioni

Era già tutto previsto, per dirla con Riccardo Cocciante. Lo scudetto dell’Inter non ha sorpreso nessuno: ha vinto la squadra più forte, la più continua, quella che ha giocato meglio. E’ stata una corsa solitaria, senza scossoni, senza particolari ansie, come quella di un passista di una corsa in linea che prende la testa all’inizio e con il suo ritmo arriva indisturbato al traguardo.

Per le rivali non c’è mai stata speranza, con il Napoli strangolato da una quarantina di infortuni roba da Guinness dei primati, la Juve che ha sbagliato il mercato e in partenza l’allenatore, il Milan che s’era illuso, ma poi ha dovuto arrendersi ai suoi limiti in zona gol.

In tutto questo una sorpresa, però, c’è stata e si chiama Cristian Chivu. Vincere lo scudetto alla prima esperienza vera, dopo soltanto poche giornate con il Parma, su una panchina difficile come quella dell’Inter, vuol dire andare oltre tutte le aspettative e le remore. Diciamolo: in pochi pensavano che Chivu fosse pronto. Radiomercato ci ha sempre raccontato che l’Inter avrebbe voluto prendere Fabregas; soltanto il suo rifiuto ha consolidato l’idea Chivu. Era il piano B, per qualcuno soltanto un ripiego.

E invece Chivu ha stupito tutti, è andato oltre, è stato bravissimo. Per di più, questa squadra veniva da un anno devastante con tutti i cinque obiettivi falliti, l’addio di Inzaghi e il cinque a zero incassato dal Psg nella finale di Champions. Un marchio a fuoco sulla pelle impossibile da cancellare.

Chivu c’è riuscito. Con il carisma dell’ex giocatore che ha vinto tutto è stato più facile farsi seguire, ma è stata soprattutto la sua capacità di gestire lo spogliatoio, motivare il gruppo e proporre un calcio rivisitato rispetto al passato, a farci dire che ha superato l’esame con centodieci e lode. Se vogliamo essere inflessibili, l’inesperienza l’ha pagata in Champions, della serie nessuno è perfetto, ma la stoffa c’è.

Con questo siamo al terzo scudetto dell’era Marotta, un collezionista di trofei. Il segreto dell’Inter è tutto qui, avere una catena di comando solida, esperta e funzionale composta appunto dal presidente Marotta, dal direttore sportivo Ausilio e da Baccin.

Il ciclo oltre agli scudetti ha portato anche due coppe Italia e tre Supercoppa Italiana: otto titoli. Più quelle due finali di Champions che bruciano, ma testimoniano comunque che ai massimi livelli europei l’Inter è arrivata con continuità.

La dimostrazione che quando i dirigenti sanno fare bene calcio si possono ottenere i risultati tenendo comunque i conti in regola come impone il fondo di investimento proprietario dell’Inter. Lo scudetto sostenibile.