Il commento di Enzo Bucchioni

Malagò, l’ultima speranza per salvare il calcio italiano

Giovanni Malagò è il miglior manager espresso dallo sport italiano negli ultimi vent’anni.

Malagò, l’ultima speranza per salvare il calcio italiano

di Enzo Bucchioni

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio, proposto dalla lega di serie A, ma eletto con quasi il 70% dei voti, oltre tutte le più rosee previsioni.
Cosa significa?
Probabilmente i “Signori del Pallone” hanno capito che Malagò è l’ultima speranza, l’ultima risorsa per sperare di salvare il calcio italiano dal fallimento. E in qualche modo Malagò va ringraziato per la disponibilità, il coraggio e la voglia di mettersi in gioco in un’impresa che sembra davvero disperata.

Giovanni Malagò è il miglior manager espresso dallo sport italiano negli ultimi vent’anni. Ha preso in mano il Coni nel 2013 quando la situazione nel comitato era molto simile a quella del calcio di oggi. Il Coni era un posto dove più dello sport contavano i centri di potere, gli interessi personali, le poltrone, le cordate, tutto teso a mantenere lo status quo.

Malagò ha rovesciato il tavolo, ribaltato tutto, rimesso al centro lo sviluppo dello sport. I risultati si sono visti, basta ricordare i record di medaglie alle Olimpiadi e i trionfi di molte nazionali e in tante discipline. Da visionario, Malagò è anche l’uomo che s’è inventato le Olimpiadi invernali Milano-Cortina che sono state riconosciute nel mondo come un autentico successo organizzativo e tecnico.

Avrebbe potuto chiudere qui e invece la chiamata della serie A, di molti presidenti, l’ha convinto. Non è stato insensibile al “grido di dolore” del calcio ben sapendo che trattasi di un rischio enorme con molti margini di possibilità di non riuscire a fare tutte quelle cose che andranno fatte e in poco tempo.

Serve una terapia d’urto e Malagò penso sia l’uomo giusto non soltanto per il suo curriculum del quale ho appena parlato, ma anche e soprattutto perché in Federcalcio arriva un uomo che non appartiene al sistema messo in piedi da vent’anni in via Allegri. E’ un uomo diverso, non deve fare i conti con nessuno, con le clientele, con gli orticelli, non ha legami né promesse da saldare o cambiali da pagare.

Questo, credo, alla fine sarà la sua forza.

Le riforme da fare sono tante, dai settori giovanili alla guida tecnica della federazione, la scelta del Ct e la ristrutturazione dei format dei campionati, gli stranieri, i procuratori, la riorganizzazione degli arbitri dopo i recenti scandali. Insomma, serve ripartire da zero con coraggio, idee e decisione.

Servirà anche la diplomazia e Malagò è un uomo deciso, ma pure saggio. Sa che servirebbe una rivoluzione, ma va fatta attraverso la condivisione. Le varie componenti della Federcalcio che fino ad oggi si sono fatte la guerra dovranno capire che servono riforme condivise per il bene di tutti. Ricordate l’apologo di Menenio Agrippa? Bene. Solo se Malagò riuscirà a far passare questo messaggio vincerà la battaglia.