Calcio

Ma Conte tornerà in Nazionale?

Il nome dell’allenatore del Napoli di nuovo sulla scena del risiko delle panchine.

Ma Conte tornerà in Nazionale?

di Paolo Vincenzo Marcello

Nel risiko delle panchine che accompagna ogni primavera del calcio italiano, il nome di Antonio Conte torna a intrecciarsi con quello della Nazionale e, inevitabilmente, con le strategie di Aurelio De Laurentiis. Le parole pronunciate dopo Napoli-Milan dal patron azzurro hanno riaperto uno scenario che sembrava solo ipotetico, ma che invece affonda le radici in equilibri economici e politici ben più complessi. Perché se da un lato l’eventuale ritorno del tecnico salentino sulla panchina dell’Italia appare una soluzione suggestiva, dall’altro è evidente che una simile prospettiva non dispiacerebbe affatto nemmeno al numero uno partenopeo.

De Laurentiis, da sempre abile nel difendere gli interessi del proprio club, difficilmente si muove senza una visione chiara. L’apertura alla FIGC rappresenta quindi un segnale che va letto anche alla luce dei rapporti interni al sistema calcio, dove il nome di Giovanni Malagò resta centrale nelle dinamiche federali. Non è un mistero che il patron del Napoli abbia espresso apprezzamento per un suo possibile approdo alla guida del movimento, così come non è casuale che proprio Conte si sia autocandidato con parole che hanno fatto rumore: «se fossi presidente della FIGC inserirei il mio nome tra i papabili per la panchina della Nazionale».

Tutti elementi che si incastrano in un quadro più ampio, nel quale anche i numeri iniziano a pesare. Il recente bilancio della Filmauro evidenzia infatti un ritorno al rosso, con perdite consolidate che trovano origine soprattutto nella stagione del Napoli, segnata dall’assenza dalla Champions League. Il calo dei ricavi e l’aumento dei costi, legato in gran parte agli investimenti sul mercato e alla crescita del monte ingaggi, raccontano di un club entrato in una nuova fase. Non più soltanto sostenibilità e valorizzazione dei giovani, ma un modello più ambizioso e dispendioso, che inevitabilmente espone a rischi maggiori.

In questo contesto, l’eventuale separazione da Conte potrebbe trasformarsi in una soluzione conveniente sotto più aspetti. Da un lato permetterebbe di alleggerire una struttura di costi in crescita, dall’altro consentirebbe a De Laurentiis di gestire l’uscita del tecnico come un gesto di collaborazione istituzionale. Una narrazione che rafforzerebbe il suo peso politico all’interno del sistema calcio.
Anche per lo stesso allenatore, però, la pista azzurra conserva un certo fascino. La sua carriera parla chiaro: straordinario rendimento nei campionati nazionali, qualche difficoltà in più nelle competizioni europee. Un’etichetta che nel tempo ha inciso sulle valutazioni dei grandi club internazionali, spesso orientati verso profili più adatti al doppio impegno. E allora la Nazionale, con la possibilità di lavorare su un gruppo senza le pressioni del calendario europeo, rappresenterebbe un terreno ideale, soprattutto in una fase di ricostruzione.

Resta tuttavia un ostacolo tutt’altro che secondario, quello economico. L’attuale ingaggio di Conte al Napoli, pari a circa 8 milioni netti annui, è distante dagli standard federali, ben più contenuti negli ultimi anni. Un divario che richiama inevitabilmente quanto accaduto nel 2014, quando l’intervento dello sponsor tecnico rese possibile l’arrivo del tecnico in azzurro.

Il nodo, dunque, è tutto qui: trovare un punto d’incontro tra esigenze diverse, tra chi dovrebbe rinunciare a qualcosa e chi, invece, sarebbe chiamato a uno sforzo ulteriore. Le tempistiche non aiutano e il finale resta ancora tutto da scrivere. Se la trattativa dovesse arenarsi, la Federazione virerebbe su altri profili e il nome di Conte tornerebbe a essere soltanto una suggestione. Ma i segnali, tra dichiarazioni e interessi convergenti, raccontano di una pista tutt’altro che casuale.