Il commento di Enzo Bucchioni

Lo sport italiano è in gran forma, il calcio no

C’è un’Italia che funziona e un’Italia che non funziona, una doppia velocità evidente e proprio per questo è ancora di più insopportabile quello che sta succedendo nel calcio.

Lo sport italiano è in gran forma, il calcio no

di Enzo Bucchioni

In una benedetta domenica di qualche settimana fa, uno dopo l’altro hanno vinto Bezzecchi, Antonelli e Sinner. Un momento di gloria assoluta per tutto il nostro movimento sportivo reduce dal record di medaglie alle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina.

Ma in quegli stessi giorni a spegnere gli entusiasmi è arrivata pure la bruciante sconfitta della Nazionale con la Bosnia e la conseguente terza mancata partecipazione consecutiva ai mondiali di calcio.

Morale?

C’è un’Italia che funziona e un’Italia che non funziona, una doppia velocità evidente e proprio per questo è ancora di più insopportabile quello che sta succedendo nel calcio.

Non è vero, come cercava di giustificare qualcuno, che la crisi è figlia di una società nella quale i giovani non hanno più voglia di sacrificarsi, di allenarsi, hanno smarrito la passione in nome e per conto di una vita facile, magari passata con la testa dentro uno smartphone. Visione parziale e fuorviante.

I Bezzecchi, i Sinner e gli Antonelli, e non solo loro, dimostrano esattamente il contrario. Lo sport italiano da anni è in gran forma, è vivo, sta sfornando campioni in molte discipline e continua a crescere sia nel numero dei praticanti che in quello dei tesserati.

Il motivo è semplice e abbastanza banale: le federazioni vincenti si sono rinnovate e modernizzate, hanno cambiato al loro interno i dirigenti e le idee. Quelli che, invece, negli anni non hanno saputo cambiare, legati a vecchie logiche di potere e dirigenti superati, incapaci di attuare le riforme necessarie, stanno pagando pesantemente.

L’esempio più simile a quello che sta accadendo nel calcio arriva dall’atletica. Fino a una decina di anni fa non vincevamo più, non c’erano più atleti capaci di rinverdire i trionfi di Mennea o della Simeoni e di molti altri. E’ bastato l’arrivo alla presidenza di un ex atleta come Stefano Mei, eletto contro l’apparato di potere interno, a far cambiare le cose. Ha portato nuove idee di lavoro e di gestione, ha sostituito i dinosauri con dirigenti dinamici e quello che è successo lo abbiamo visto alle Olimpiadi di Tokyo piuttosto che in quelle di Parigi. Ma vogliamo parlare di Binaghi? Ha rivoluzionato il tennis. Dietro Sinner c’è un movimento enorme.

Il pallone dovrà fare qualcosa di simile se vuol fermare l’emorragia di tesserati e la crisi di interesse.

Oggi l’idolo dei bambini è Sinner, tutti sognano di emularlo. Cosa offre di altrettanto emozionante il calcio? Niente.

Non ci sono campioni di riferimento, la seria A offre uno spettacolo deprimente. La crisi va oltre la mancata partecipazione ai mondiali, ma quelli del pallone sono talmente miopi che non riescono neppure a vederla.