di Federico Bertone*
L’Inter non è più soltanto una squadra vincente: sta diventando anche un club sostenibile. È questo il dato che emerge dalle stime sul bilancio 2025-26, destinato a chiudersi nuovamente in utile dopo il primo storico risultato positivo registrato nella stagione precedente. Un traguardo che certifica il lavoro portato avanti da Oaktree Capital Management dal momento dell’ingresso alla guida del club nerazzurro: taglio dei costi, crescita dei ricavi e ricerca di equilibrio finanziario senza compromettere la competitività sportiva.
Secondo le ultime proiezioni l’Inter dovrebbe chiudere l’esercizio al 30 giugno 2026 con un utile netto superiore ai 10 milioni di euro e un risultato ante imposte compreso tra 20 e 25 milioni. Numeri inferiori rispetto ai 35 milioni di profitto del 2024-25, ma forse ancora più significativi considerando il contesto. Dodici mesi fa, infatti, il bilancio era stato sostenuto dagli introiti straordinari della finale di Champions League e dalla partecipazione al Mondiale per club. Stavolta, invece, i nerazzurri hanno dovuto fare i conti con una drastica riduzione dei ricavi europei. L’eliminazione ai playoff di Champions ha infatti prodotto un ammanco stimato in circa 115 milioni di euro tra premi UEFA, botteghino e mancata partecipazione alla competizione FIFA. Un colpo pesante, che ha inevitabilmente ridimensionato il fatturato rispetto ai 545 milioni registrati nella passata stagione al netto del player trading.
Lo scudetto conquistato in Serie A compensa solo in minima parte, con un incremento limitato dei premi domestici. Nel complesso, i ricavi da diritti tv dovrebbero attestarsi intorno ai 170 milioni contro i 264 dell’anno precedente. Ma l’Inter è riuscita comunque a mantenere un livello di fatturato molto elevato grazie alla crescita dell’area commerciale. Sponsor, pubblicità e merchandising superano infatti i 150 milioni di euro, mentre gli introiti da stadio restano sopra quota 90 milioni, con una crescita del 15% a parità di partite disputate. Considerando anche gli altri proventi e l’indennizzo straordinario da oltre 20 milioni legato ai diritti esteri IMG, il fatturato complessivo dovrebbe assestarsi attorno ai 470 milioni. Il vero salto di qualità, però, arriva dal controllo dei costi. Il club è riuscito a ridurre il peso della rosa di circa 20-25 milioni tra stipendi, ammortamenti e svalutazioni. Gli addii di giocatori dagli ingaggi pesanti come Pavard, Correa, Taremi e Arnautovic hanno alleggerito il monte salari, così come il cambio di allenatore, visto che Cristian Chivu ha un costo nettamente inferiore rispetto a Simone Inzaghi. Il risultato finale è un’Inter che continua a vincere sul campo ma che, soprattutto, sembra aver finalmente trovato una forte stabilità economica. Ed è probabilmente questo l’aspetto che più soddisfa Oaktree: aver trasformato un club storicamente fragile dal punto di vista finanziario in una società capace di restare competitiva senza dipendere costantemente dalle emergenze di bilancio.