di Enzo Bucchioni
Le nostre Olimpiadi ci stanno regalando diverse medaglie e soddisfazioni; non è ancora tempo di bilanci, ma sia la cerimonia inaugurale che la prima settimana di gare raccontano di un’Italia da applausi. Il cuore ce l’ha portato via Lindsey Vonn, la sua caduta ha fatto trepidare, non sono mancate le lacrime. Il ritorno della Regina non è andato come ci si aspettava: la favola rosa in pochi secondi è diventata una tragedia sportiva dove dentro c’è proprio tutto, l’eroismo, la voglia di andare oltre, l’idea di essere immortali ai quali fanno da contrappeso il destino e la caducità che non risparmiano nessuno. Una trama da film. Abbiamo ancora dentro l’urlo della Vonn uscito dalla televisione: ci ha trafitti come una lancia. Non doveva finire così la storia di una delle più grandi atlete dello sci e dello sport in assoluto. Lindsey Vonn ha vinto come poche altre. Ottantadue gare di coppa del mondo, tanto per dare immediatamente l’idea di una che per anni è stata imbattibile. E poi l’oro olimpico in discesa nel 2010 a Vancouver, quattro coppe del mondo, sedici coppe di specialità, un’infinità di titoli mondiali. Ha cominciato da bambina e a 34 anni, nel 2018, ha vinto il bronzo olimpico: mai nessuna ce l’aveva fatta a quell’età. Nel 2019 s’è ritirata, ha smesso, ma dentro non s’è mai fermata. Mai arresa.
E qui siamo a chiederci cosa scatti, quanto sia grande la molla dentro certi campioni che non vorrebbero mai smettere, che di fatto non smettono mai. E spesso ritornano. La Vonn è tornata, a quarant’anni s’era messa in testa di poter essere ancora protagonista e il 12 dicembre dell’anno scorso a Saint Moritz, di anni ne aveva quarantuno, ha vinto la discesa di coppa. Poi un altro infortunio, un crociato rotto, ma neppure quello l’ha fermata. Al cancelletto di Cortina c’era lo stesso. Pochi metri sono bastati, un po’ di ghiaccio, una scivolata, la gamba che salta, il sogno che sfuma.
E’ finita lì, ma non finirà mai. Il messaggio della Vonn resta, senza retorica, in questo c’è molto dei valori dello sport e della vita, è un esempio per tanti che ogni giorno devono combattere per andare avanti o per un ideale. Un altro urlo simile, quello di Ronaldo il Fenomeno, lo ricordiamo bene. Squarciò lo stadio Olimpico di Roma nell’aprile del 2000, ma anche con le ginocchia a pezzi s’è ripreso. Ha continuato. E come lui tanti altri, l’elenco è lunghissimo. Bode Miller, Nadal, Ibra che a 35 anni, dopo un crociato, ha continuato fino oltre i 40. O Roberto Baggio che dai 18 in poi ha sempre lottato contro le sue ginocchia di burro, ma ha cullato il sogno mondiale fino al 2002, a 35 anni. Supereroi, eroi o gente comune, comunque esempi da seguire.